(Gioacchino Musumeci) – Tra le bufale sulla riforma c’è quella secondo cui servirebbe ai cittadini per due ragioni: giustizia più veloce e “parità delle armi” tra accusa e difesa.

A sentire la maggioranza di governo quindi la giustizia sarebbe sbilanciata a favore dell’accusa e non sarebbe garantista. “ Il plotone d’esecuzione” indicato dalla geniale Bartolozzi protetta da Nordio.

Eppure Daniela Santanché, tanto per fare un esempio, nonostante bilanci d’azienda falsificati, truffe ai danni dell’INPS contestate, dipendenti non pagati e soci gabbati, occupa il posto di ministra. Quindi non sembra che questo plotone sia così pericoloso.

E poi, secondo il governo, i magistrati sono troppo lenti per via di una singolare relazione secondo cui la velocità dei processi non dipende dal numero di sentenze pronunciate in un giorno ma dal numero di magistrati che cambiano carriera nello stesso arco di tempo.

Intanto non esiste un articolo della riforma che riguardi la tempistica dei processi. Ma il dato sembra irrilevante per Meloni & Co.

Ammettiamo quindi che io sia un sostenitore del Si critico e voglia verificare se davvero questa riforma porterà la celerità desiderata nelle cancellerie.

Quanto sarà veloce la giustizia dopo la separazione delle carriere? Facile calcolarlo. Prendiamo i dati pubblicati dal Csm.

In 18 anni i passaggi sono stati in media 45 l’anno: lo 0,53% delle toghe. Otto giudici su 6.665, lo 0,12%, diventati pm. Ventisei pm su 2.186, l’1,19%, diventati giudici. Tanti sono i magistrati che nel 2023 hanno “traslocato” dalla funzione giudicante a quella requirente o viceversa: in totale 34 toghe su 8.851, lo 0,38%. Inoltre Il 23 luglio 2024, in un’audizione durante l’esame della riforma sulla separazione delle carriere alla Camera, la prima Presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano ha detto (min. 1:48:05) che “in seguito alle modifiche del 2022, di fatto la strada del pubblico ministero e quella del giudice si sono allontanate professionalmente”, tanto che, “negli ultimi cinque anni è pari allo 0,83 per cento la percentuale di pubblici ministeri che sono passati a funzioni giudicanti e allo 0,21 per cento la percentuale dei giudici che sono passati a funzioni requirenti”.

Cosa significa? Che secondo la maggioranza la separazione delle carriere porta equità e velocità ma di fatto con queste percentuali cosa succede nella sezione di un tribunale dove effettivamente il cittadino pesa la giustizia: che per esempio su 10 magistrati lo 0,83% cioè nemmeno uno, secondo Meloni, Nordio e i sostenitori del “Si”, dovrebbe garantire giustizia più veloce e più equa. Il che è smentito completamente dai numeri.

Essenzialmente cosa dicono i sostenitori del “Si” che se corriamo una maratona in 200, basta cambiare le scarpe allo 0,83% dei maratoneti perché tutti siano più veloci e la probabilità di vittoria sia equamente distribuita. E’ perfettamente logico.

L’altra super bufala è contenuta nei Csm meno influenzati dalla politica. Falso: Prima della riforma il parlamento eleggeva 10 membri laici nell’unico Csm. Con la riforma avremo due Csm. Il parlamento compilerà le liste dei laici che entreranno nei due Csm. I laici sono tutti nominati, esattamente come prima. L’estrazione dunque maschera, si fa per dire, nomine politiche, e dato che i Csm sono 2 la politica ha raddoppiato la propria influenza. Matematica elementare è sufficiente per demolire una riforma epocale.