
(Stefano Rossi) – Oggi prevale l’elogio dell’ignoranza. A nulla valgono dotti discorsi a confutare questo principio: è tempo perso.
Non si aspetta, non si studia, non si approfondisce, è tempo sprecato.
Prevalgono i discorsi semplici, brevi, del tutto falsi e scollegati dalla realtà, ma piacevoli da sperare che siano veri.
La scienza dice una cosa? Ecco che si materializzano frotte di persone pronte a criticare e negare l’evidenza.
Oggi sono le leggi, la democrazia, i limiti imposti dalle società evolute ad essere viste come intralci ad una politica affaristica e populista.
La Corte Suprema boccia i dazi imposti da Trump? E lui applica, come ritorsione, dazi globali al 10-15%.
Non conta più la disciplina, conta la risposta simultanea, il reagire d’impeto, possibilmente con violenza. E la folla applaude.
Un po’ come quello che riceve la multa per aver parcheggiato sulle strisce pedonali, ma vuole aver ragione e se la prende con i vigili.
Ora, a pochi giorni dal Referendum, ecco che si annida un’immane frottola.
I giudici sbagliano? Devono pagare come l’idraulico, il medico, il commerciante.
E la folla si eccita.
Si dimentica di spiegare, però, che il lavoro di un magistrato non può essere paragonato a quello di un artigiano. Egli lavora con le sua mani, il suo laboratorio; il risultato è frutto del diretto impegno che ci ha messo.
Il magistrato, spesso, opera e decide in base a risultati che sono estranei al suo operato diretto.
Certo che devono pagare quando sbagliano, e sono il primo a dire che spesso non hanno pagato, ma allora, bastava una riforma limitata ad un regolamento più dettagliato su come prevedere punizioni e reprimende.
E, comunque la si voglia pensare, se varrà il principio esposto, che chi sbagli paga, frutto del più becero populismo, nessun giudice condannerà e nessun sostituto procuratore chiederà di arrestare un sospettato.
Ma questa elementare conseguenza non può essere nemmeno prospettata a chi ha sete di vendette dettate più da frustrazioni personali che da una lucida visione della realtà.
PS.
Il meme messo sopra è una delle tante prove di come si butta in pasto alla folla feroce la voglia di “far pagare alla casta”.
Oggi è così.