A Washington cresce il timore di una sconfitta al referendum e il tycoon manda un segnale politico forte: l’endorsement che parte dalla Casa Bianca e arriva fino al Colle

(Marco Antonellis – lespresso.it ) – A Washington osservano con attenzione quello che sta accadendo a Roma. E soprattutto guardano con una certa inquietudine al referendum sulla Giustizia che potrebbe trasformarsi in una trappola politica per il governo guidato da Giorgia Meloni. Secondo gli ultimi sondaggi circolati nei palazzi romani e resi pubblici nei giorni scorsi, infatti, il rischio di una sconfitta del governo non è affatto remoto. Uno scenario che potrebbe aprire nuove tensioni nella maggioranza e rimettere in movimento la macchina delle manovre politiche in vista del 2027.
Ed è proprio per questo che Donald Trump ha deciso di muoversi con largo anticipo. L’endorsement del presidente americano alla premier italiana non è arrivato con il classico post incendiario su Truth o con un comizio. Questa volta il segnale è stato molto più raffinato e diplomatico. Trump ha scelto infatti il Corriere della Sera, il quotidiano più influente del sistema mediatico italiano, per far arrivare il suo messaggio politico.
Le parole del tycoon: “Meloni è una leader fantastica”
Nel virgolettato pubblicato dal quotidiano milanese, il tycoon ha speso parole molto chiare per la premier italiana. Trump ha definito Meloni “una leader fantastica” e “una persona molto forte”, aggiungendo che “sta facendo un lavoro eccellente per l’Italia”. Un elogio pubblico che a prima vista potrebbe sembrare solo una dichiarazione di stima personale. Ma nei palazzi della politica romana viene letto in modo molto diverso. Perché quando un presidente degli Stati Uniti decide di mandare un messaggio attraverso il principale quotidiano italiano, difficilmente è solo diplomazia.
Il precedente che tutti ricordano: “Giuseppi” Conte
Il film, per molti osservatori, ricorda da vicino quanto accadde nell’estate del 2019. In piena crisi politica, mentre la maggioranza giallo-verde stava implodendo, Trump decise di sostenere pubblicamente l’allora premier Giuseppe Conte con un tweet rimasto famoso. Nel messaggio il presidente americano lo chiamò “Giuseppi”, definendolo un leader molto apprezzato negli Stati Uniti. Pochi giorni dopo quel tweet arrivò il ribaltone parlamentare che portò alla nascita del Conte bis, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.
Il messaggio implicito al Quirinale
Oggi il contesto è molto diverso. Meloni è alla guida di un governo eletto e sostenuto da una solida maggioranza parlamentare. Ma una eventuale sconfitta al referendum potrebbe comunque aprire una fase di turbolenza politica. Ed è proprio per questo che l’endorsement di Trump contiene anche un messaggio implicito al Quirinale guidato da Sergio Mattarella. La linea americana sarebbe semplice: la stabilità dell’Italia è considerata strategica dagli Stati Uniti in un momento in cui la scena internazionale è dominata dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni globali. Per la Casa Bianca, dunque, la permanenza di Meloni a Palazzo Chigi viene vista come un elemento di continuità fondamentale nei rapporti tra Roma e Washington.
Perché Meloni è diventata centrale per Washington
Negli ultimi mesi la leader di Fratelli d’Italia si è ritagliata un ruolo sempre più rilevante nel quadro europeo. Roma, Parigi e Berlino stanno cercando di coordinarsi sulla crisi mediorientale, mentre la Nato continua a essere il principale perno strategico per gli Stati Uniti. In questo scenario, agli occhi della Casa Bianca, Meloni rappresenta oggi uno degli interlocutori europei più affidabili. Ed è anche per questo che l’endorsement arrivato attraverso il Corriere viene letto nei palazzi romani come un segnale politico molto preciso. Un messaggio che, tradotto dal linguaggio diplomatico, suona più o meno così: anche se il referendum dovesse andare male, Giorgia deve restare a Palazzo Chigi. Nessuno pensi a soluzioni alternative.
Fosse controproducente…
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quanta nostaglia dell’espresso quando ancora era l’espresso in cui lavoravano dei giornalisti
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“Trump ha scelto infatti il Corriere della Sera, il quotidiano più influente del sistema mediatico italiano..”
Oltre che quantitativa, è una considerazione anche qualitativa?
“La linea americana sarebbe semplice: la stabilità dell’Italia è considerata strategica dagli Stati Uniti..”
Gli interessi statunitensi coincidono con gli interessi Italiani?
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Certo noi stupidi non lo avevamo capito che il governo italiano senza la sponda USA non sta in piedi…vedi Conte Via della Seta e rigetto di Guaidoʻ!
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Una serva sciocca può sempre servire
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”In questo scenario, agli occhi della Casa Bianca, Meloni rappresenta oggi uno degli interlocutori europei più affidabili. ” pensa te come stanno messi alla Casa Bianca, poi ci si domanda come siano possibili le scene di esorcismo collettivo nello studio Ovale…..tutto si tiene!
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Se glie’ voleva far perdere il referendum me sa’ che c’ è riuscito🤔
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La portinaia del palazzo dove vive mia madre ha molti più pettegolezzi succosi di questo imbrattacarte
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Secondo me l’articolista si è pappato una buona dose di peyote.
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Questo qua si è bevuto vino adulterato. Altroché peyote che è un fungo troppo sacro.
Quindi Trump sostenne pubblicamente l’allora premier Giuseppe Conte con un tweet rimasto famoso… (2019) Forse perché Conte era pdc dei giallo verdi. Forse perché sperava che rimanesse giallo verde…vallo a capire. Dopo quel tweet arrivò il ribaltone parlamentare che portò alla nascita del Conte bis, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.
Io ricordo questo di quel periodo lì:
La firma del memorandum sulla Via della Seta (Belt and Road Initiative) tra l’Italia di Giuseppe Conte e la Cina nel 2019 avvenne nonostante le forti pressioni dell’amministrazione Trump.
Il premier Giuseppe Conte chiamò il presidente americano per chiedere aiuto sul fronte della crisi libica e Trump rispose dando ogni sorta di assicurazioni. Ma chiedendo anche all’Italia di riconoscere la legittimità di Guaidó. Fonti diplomatiche sia a Roma che a Washington, ricostruirono la telefonata fra Conte e Trump, indicando una sovrapposizione di fatto fra le due crisi: Libia e Venezuela. La Casa Bianca infatti non aveva gradito la scelta del governo gialloverde di smarcarsi da Ue e Nato nel non sostenere Guaidó e dunque ciuffo arancione colse l’occasione per far presente a Conte che essere «alleati» sulla Libia implica scelte consensuali anche sul Venezuela
=Trump portasfiga come promoter?
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PER QUELLI CHE INSISTONO A DIRE CHE “PERO’ CONTE E LA PANDEMIA…” O CHE “PERO’ TRUMP LO CHIAMAVA GIUSEPPI”
Prima di tutto i tempi della pandemia dimostrano che essa fu gestita da altri e Conte non fu solo il primo colpito ma la gestì solo per pochi mesi? Poi lo vogliamo ricordare che dopo quel tweet arrivò il ribaltone parlamentare che portò alla nascita del Conte bis, sostenuto da M5S Stelle e dal Pd?
Lo vogliamo ricordare che La Via della Seta nacque voluta da Conte ma contro il volere di Trump?
Lo vogliamo ricordare che Conte rifiutò di riconoscere la legittimità di Guaidó nel tentato colpo di stato al Venezuela?
E che i due non concordarono sulla Libia?
E che oggi Conte è uno dei pochi capi mondiali che, come Sanchez, condanna l’attacco all’Iran e il genocidio di Gaza?
E anche che il suo appoggio a Draghi fu in osservanza al referendum farlocco inventato da Grillo per ingannare i suoi iscritti nel modo peggiore che ci fosse?
Perché un conto è la realtà, un altro la faziosità.
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Poteva mandargli un virgolettato anche quando ha deciso di attaccare l’Iran. Però è vero che la sostiene …come la corda sostiene l’impiccato.
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Pensavo peggio…..: credevo in un primissimo momento che forse ci saremmo ritrovati l’ ICE davanti ai seggi…..meno male…..!!! delle parole di Trump francamente non me ne puo’ fregar di meno….non saranno certamente quelle a farci cambiare idea….perche’ noi convintamente…voteremo….NO…..!!!
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In Italia nessuno sopporta Trump e Nazinyau. Fanno solo perdere voti.
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