La guerra in Iran presenta il conto. E per non irritare Trump, Meloni torna a praticare lo sport in cui riesce meglio: la fuga dalla realtà

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Chi sperava che dopo l’ennesimo terremoto finanziario causato dalla crisi mediorientale la premier Meloni, che solo domenica affermava di non avere “oggettivamente gli elementi necessari” per condannare né per condividere l’attacco illegale di Usa e Israele contro l’Iran, potesse finalmente dire da che parte sta l’Italia sarà certamente rimasto deluso.
La presunta pontiera con gli Stati Uniti, del resto, continua a fare l’equilibrista. Sorvolando sulle conseguenze della folle iniziativa di Trump (a quattro mani con Netanyahu) per non irritare l’alleato-padrone. Segno dell’imbarazzo con cui a Palazzo Chigi si sta vivendo una delle fasi più delicate dall’insediamento del governo (sedicente) sovranista, acuito dalle ultime uscite del presidente Usa che ha definito la premier italiana “un’ottima leader e una mia amica”, ma soprattutto una partner che “cerca sempre di aiutare”. Gli Stati Uniti, ovviamente, mica l’Italia.
Per effetto dello shock energetico causato dalla chiusura dello Stretto di Hormutz, sarà proprio l’Italia a pagare infatti il conto più salato con un’inflazione complessiva che, secondo le stime di Oxford Economics riportate dal Financial Times, aumenterà più del previsto. Senza contare le ricadute sulle stime del governo sul deficit e sul Pil, praticamente da rifare. Insomma, un disastro. Di fronte al quale Meloni è tornata a praticare lo sport in cui riesce meglio: la fuga dalla realtà. Con l’ennesimo video senza contraddittorio sul referendum, condito dalle solite accuse strampalate alla magistratura. In mancanza di argomenti, del resto, meglio parlare d’altro.
Meglio afona
(Di Marco Travaglio) – Quando Mario Giordano le ha chiesto se fosse afona o, in caso contrario, condannasse o approvasse la guerra di Usa e Israele all’Iran, abbiamo sperato che la Meloni scrivesse su un foglietto: “Afona”. Invece la sventurata rispose: “Non ho gli elementi necessari per prendere posizione. Al netto del premier spagnolo, nessun altro in Europa ha condannato l’iniziativa (sic, ndr)”. Cioè, siccome gli altri leader tranne Sánchez sono dei servi paraculi, dev’esserlo anche lei. Che però non è una passante: è una premier pagata per procurarsi gli elementi necessari (dalla tv, dai giornali, dai Servizi, cose così) e prendere posizione. Su una cosa avrebbe fatto un figurone rispondendo “non ho gli elementi necessari”: la schiforma che porta il suo nome e quello di Nordio, anche se si vede a occhio nudo che non l’ha scritta, né letta, né capita. Invece lì ha preso posizione: “Sono convinta che la riforma interviene anche su immigrazione e sicurezza”. Purtroppo non sfiora né la sicurezza né l’immigrazione. “Per le devastazioni dei centri sociali a Roma e Torino non c’è stato nessun seguito giudiziario e i giudici hanno annullato il Daspo agli antagonisti”. Per le devastazioni dei centri sociali ci sono state indagini e arresti e, se alcuni Daspo sono illegali, tocca ai giudici – in base ai suoi dl Sicurezza – annullarli. Il che continuerebbe a succedere anche se vincesse il Sì.
“Non devo ricordare le interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare l’immigrazione”. I magistrati non devono far governare i governi, ma far rispettare le leggi. Chi non condivide le loro decisioni le impugna, ma se siano forzate o meno lo decidono le Corti d’appello e la Cassazione, non il premier: in ogni caso con la “riforma” nulla cambia. “I giudici non hanno convalidato il trattenimento in Albania di uno stupratore di minore, un pedofilo condannato: io non lo posso trattenere né rimpatriare e rischio perfino che i giudici comprensivi coi criminali stranieri gli diano la protezione internazionale”. Se l’immigrato pedofilo è un condannato, è stato a opera dei giudici, per nulla comprensivi. Se il governo vuole rimpatriarlo, non deve portarlo in Albania (da dove non può esser espulso senza tornare in Italia con mega-costi di viaggio), ma nel suo Paese, dopo avere stretto accordi e respinto eventuali istanze di protezione internazionale. Se non lo fa è perché è un branco di incapaci, infatti espelle meno irregolari dei governi Renzi e Conte: nessun giudice può bloccare una legittima espulsione. “Sulla famiglia nel bosco Nordio sta inviando un’ispezione”. Quindi la “riforma” non c’entra nulla, infatti gli ispettori partono prima che sia approvata o respinta al referendum. Era meglio se la Meloni diceva di essere afona.
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La verità è che Maria Antonietta appare sempre più inadeguata a ricoprire il ruolo di PdC, e lo sa bene. Dopo appena trent’anni di politica a fare la figurina di serie b, ora si trova sulla ribalta della scena, e capisce che non è proprio capace. Sta solo cercando a tirare a campare, provando ora a fare la finta morta, ora sparendo per qualche pellegrinaggio istituzionale (anche alla sagra della porchetta di Ariccia) perché quando apre bocca lei e i suoi ignoranti nostalgici pagliacci dal braccio sempreteso fanno danni. È solo tenuta viva dal circo mediatico amico e del malaffare italiota. Dalle mie parti si dice che è scetti unu priogu arresuscitau.
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