FdI vorrebbe usare il tormentone per i comizi finali. La leader il 12 a Milano: previsti vip e giuristi come Cassese

Meloni arruola Sal Da Vinci: “La tua canzone regalo per il sì”

(di Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – Quando si dice la coincidenza: la destra cercava uno slogan e ha trovato un ritornello. Venerdì scorso, dopo il giro di call internazionali con MacronStarmer e Merz sulla guerra in Iran, Giorgia Meloni ha trovato un attimo per chiamare Sal Da Vinci, all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, fresco trionfatore di Sanremo con la sua “Per sempre sì”. La telefonata, confermano a Repubblica due fonti, è avvenuta poco prima che il cantautore di “ C’era una volta… Scugnizzi” si esibisse allo stadio Maradona per Napoli-Torino. Dalla premier, complimenti per la performance festivaliera. E una battuta. Che poi, come spesso accade in politica, rischia di diventare una linea: «La tua “Per sempre sì” è pure un regalo per il referendum».

E infatti dentro FdI l’idea circola già con una certa serietà: usare il tormentone dell’Ariston come colonna sonora dei comizi. Forse già giovedì, quando la premier è attesa a Milano, al Teatro Parenti, per il primo raduno della sua campagna referendaria. Il ministro Francesco Lollobrigida ha già piazzato la strofa sotto a un post di Instagram. Improbabile che Meloni faccia sul palco il gesto della mano con l’anello. Ma non è escluso che le casse del Parenti sparino il motivetto. La Campania è una delle regioni del Sud dove il No è in testa. E tutto può servire, anche l’aiuto canoro. I Fratelli partenopei poi confidano: Sal lo conosciamo bene. Non ci sarebbero insomma intoppi da copyright. Sarà contenta la leghista Simonetta Matone, che ieri a Un giorno da pecora preconizzava: « È un brano che va bene per quei matrimoni pacchiani del Napoletano, ma aiuta anche per il referendum».

Ritornello pacchiano o no, quello di Meloni a Milano sarà un comizio-show. Quattro ore di maratona, previsti vip e giuristi, come Sabino Cassese. Arianna Meloni chiuderà invece la campagna romana, il 19 al palazzo dei congressi, con Alfredo Mantovano e Antonio Di Pietro. Con la premier indaffarata a gestire la guerra in Medio Oriente e la benzina che sale, è Arianna a tenere il filo della campagna. Con altri big di via della Scrofa, in queste ore sta chiamando sindaci e presidenti di regione, per far passare un messaggio: tocca mobilitarsi per il referendum, come fosse un’elezione politica o regionale. Come dire: nessuno batta la fiacca. Anche perché i sondaggi, che davano il Sì sopra di venti punti fino a qualche mese fa, sono ormai sempre meno benevoli.

In casa Lega, Matteo Salvini punta tutte le fiches sul caso della famiglia del bosco, a cui busserà nelle prossime ore. Forza Italia opta invece per i treni: venerdì e sabato partirà la “freccia per il sì”. Vagoni brandizzati e convogli che il primo giorno, il 13, partiranno da Torino, Venezia e Bologna verso Milano centrale, e il secondo giorno, sabato, da Firenze e Napoli per Roma Tiburtina, dove dovrebbe parlare Antonio Tajani. Anche tra gli azzurri si cercano vip: tra i papabili per l’iniziativa ferroviaria c’è Beppe Signori, che già si sta spendendo. Sperando che i ritardi – come nelle riunioni interne ha fatto notare Fulvio Martusciello – non trasformino l’assist in un autogol. I colonnelli post berlusconiani, come Giorgio Mulè, battono intanto palmo a palmo i piccoli centri. «Chi vota no punta a lasciare tutto com’è, col retaggio dell’ordinamento fascista», la provocazione, ieri, del vicepresidente forzista di Montecitorio. È la volata finale del sì: boschi, treni e pallone. Aspettando il karaoke.