Un riferimento forse già oggi nella risoluzione in Parlamento. Droni in volo da Sigonella. Sostegno a Iraq, Emirati e Kuwait

Iran, pronto l’invio di armi e il sì agli Usa per le basi se usate per la logistica

(di Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – C’è almeno un punto fermo, al termine di una giornata drammatica che si chiude con l’incontro tra Sergio Mattarella e Giorgia Meloni. Ed è questo: l’Italia è pronta a concedere l’utilizzo delle basi americane nella penisola, se la richiesta degli Stati Uniti dovesse limitarsi al supporto logistico. Un’opzione, così almeno sostengono fonti di governo, che trarrebbe forza dall’accordo bilaterale del 1954 tra i due Paesi. Altro discorso, invece, se l’obiettivo della Casa Bianca fosse quello di far partire da Sigonella e Aviano raid contro l’Iran: in quel caso, difficilmente arriverebbe il semaforo verde di Roma. Troppo scivoloso, rispetto a un’opinione pubblica ostile al tycoon e alla sua guerra.

Quando sulla capitale cala il buio, Guido Crosetto lascia il Colle dopo il colloquio con Mattarella (nel quale, secondo fonti di maggioranza, ci sarebbe stato anche un passaggio dedicato al viaggio a Dubai). Il ministro ha in mano la bozza definitiva della risoluzione che porterà oggi in Parlamento. Il richiamo all’accordo del 1954 entra ed esce dal testo, perché è materia incandescente su cui l’opposizione potrebbe infiammarsi. Eppure, è proprio questa la leva su cui Palazzo Chigi intende appoggiarsi per non deludere le aspettative di Trump: esiste quel patto, è la linea, complesso sottrarsi. È ormai chiaro, d’altra parte, che gli americani domanderanno presto di poter sfruttare le basi nell’ambito della crisi con l’Iran. E lo faranno rivolgendosi anche ad altre capitali Ue, tra cui il Portogallo, con cui Roma intende coordinarsi.

L’utilizzo sarebbe limitato all’aspetto logistico, si diceva. Cosa significa? Appoggiarsi a Sigonella e Aviano come scali tecnici, ma soprattutto per la manutenzione della flotta impiegata in Medio Oriente. È infatti troppo rischioso, in questa fase, sottoporla a revisione nei Paesi del Golfo, risucchiati dal conflitto. La distinzione non è banale. Secondo quanto si apprende, sarebbe stata accennata ieri durante la riunione del Copasir dal direttore dell’Aise Giovanni Caravelli. Gli domandano delle basi, il capo dei servizi esterni risponde premettendo che si tratta di una decisione politica, salvo poi aggiungere: in linea di principio, una richiesta Nato dovrebbe essere accolta, mentre una statunitense sarebbe oggetto di valutazione. E potrebbe avere un peso, nella scelta, la natura prevalentemente offensiva o difensiva dell’azione. Semplificando: un conto è contrastare una minaccia o garantire la logistica, altro pianificare un raid.

A dire il vero, non è neanche così certo che le basi non siano state in qualche modo già reclamate informalmente, né addirittura utilizzate con discrezione. L’esecutivo, infatti, si è limitato a negare che gli Stati Uniti abbiano inoltrato formale domanda. E d’altra parte, Aviano e Sigonella sono avamposti cruciali nel Mediterraneo. La struttura militare in Sicilia è considerata un hub fondamentale per la guerra dei droni. Uno, il Triton – utilizzato per azioni di ricognizione – sarebbe partito ieri mattina proprio da Sigonella con una rotta che puntava sul Golfo, secondo quanto riferiscono su X alcuni analisti. E il caso non sarebbe isolato.

Al Colle, Meloni e Mattarella – e poco prima il ministro della Difesa – discutono anche degli aiuti che l’esecutivo intende fornire ai Paesi esposti alle ritorsioni iraniane. C’è l’opzione di una fregata con sistemi anti-drone da posizionare di fronte alle coste di Cipro. E c’è l’idea di assicurare difesa anti-aerea agli alleati del Golfo. Sono progetti di cui il presidente non era stato messo a conoscenza nel dettaglio, o comunque non a sufficienza. L’obiettivo del governo è destinare un Samp-T a uno dei partner dell’area. Agli Emirati arabi (non a caso ieri la premier ha ricevuto il ministro degli Esteri emiratino a Palazzo Chigi), oppure a Kuwait e Iraq. Roma deve decidere a chi dare priorità, visto che proprio in questi ultimi due Paesi si trovano basi con diverse centinaia di soldati italiani. La strategia è dunque quella di promettere, oltre ai Samp-T, supporto antiaereo, in particolare quello contro i droni.