Trump, il finto pacifista: come è passato da «prima l'America» a «prima la guerra»

(di Milena Gabanelli e Francesco Tortora – corriere.it) – «Non inizierò guerre, le fermerò», dichiara Donald Trump il giorno della sua elezione nel discorso di vittoria al Palm Beach Convention Center. È passato poco più di un anno dall’inizio del secondo mandato, vediamo come ha mantenuto la solenne promessa. 

Somalia – 1 Febbraio 2025: Tornato alla Casa Bianca da appena due settimane Trump ordina un attacco militare contro una base Isis in Somalia, nella zona montuosa di Al Miskad, usata come nascondiglio dai militanti: «Questa mattina ho ordinato attacchi aerei militari di precisione contro un comandante di Isis in Somalia – scrive Trump sul social Truth –. Questi assassini, che abbiamo trovato nascosti nelle caverne, hanno minacciato gli Stati Uniti e i nostri alleati». Nel corso dell’anno gli attacchi in Somalia contro Isis e al-Shabaab, gruppo jihadista affiliato ad al-Qaeda, saranno 168, cifra che supera il totale delle incursioni durante le amministrazioni di George W. Bush, Barack Obama e Joe Biden messe insieme (Qui).

Iraq – 13 Marzo 2025: Nei primi giorni di marzo il timore di una possibile recessione causata dai dazi di Trump fa crollare le borse. I media parlano di Trumprecession. Il 10 marzo è un lunedì neroil Nasdaq brucia 1.000 miliardi e chiude la giornata con un calo del 5 per cento, la perdita maggiore in due anni e mezzo. Il 13 marzo Trump ordina l’uccisione di Abdallah Makki Muslih al-Rifai, un comandante di alto profilo dell’Isis in un attacco nella provincia irachena di al-Anbar: «La sua miserabile vita è stata interrotta, insieme a quella di un altro membro dell’Isis, in coordinamento con il governo iracheno e il governo regionale curdo», scrive Trump in un post sui social media. 

Yemen – Marzo-Maggio 2025: Il 15 marzo partono i raid contro gli Houthi. Per settimane il Pentagono colpisce con decine di azioni navali e aeree le installazioni degli Houthi filoiraniani nello Yemen, distruggendo infrastrutture e uccidendo decine di civili. Lo scopo è fermare gli attacchi alle navi nel Mar RossoA maggio, grazie alla mediazione dell’Oman, le incursioni cessano. A giugno Human Rights Watch segnala che un attacco statunitense al porto di Ras Isa a Al-Ḥudayda ad aprile ha ucciso più di 80 civili e dovrebbe essere indagato come crimini di guerra (Qui).

Iran – 22 Giugno 2025: Mentre negli Usa sono in corso manifestazioni in oltre 1.500 città contro la deriva autoritaria del presidente, ed esplodono movimenti come il «No Kings Movement» , il 22 giugno Trump lancia «Midnight Hammer» (Martello di mezzanotte), l’operazione militare di aeronautica e marina contro i siti nucleari in Iran. Bombardieri B-2 e sottomarini carichi di missili Tomahawk prendono di mira l’impianto di arricchimento dell’uranio di Fordow, l’impianto nucleare di Natanz e il centro di tecnologia nucleare di Esfahan. Trump dichiara all’Aia al summit Nato: «Siti nucleari iraniani annientati, credo sia un annientamento totale»(Qui). È il primo attacco diretto degli Stati Uniti sul territorio iraniano dal 1988.

Mar dei Caraibi – 2 Settembre 2025. Due settimane dopo l’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska e le polemiche nate attorno alla strategia proposta per chiudere la guerra in Ucraina (praticamente una resa per Kiev), gli Stati Uniti avviano offensive mirate contro il traffico di droga venezuelano. Il 2 settembre Trump ordina l’affondamento della prima imbarcazione nel Mar dei Caraibi, muoiono 11 uomini (Qui), definiti dal presidente Usa «narcoterroristi»(Qui). Nel corso dei mesi successivi seguono altri attacchi e sale la pressione sul Venezuela di Nicolás Maduro, accusato di essere complice del contrabbando di droga.

Siria – 19 dicembre 2025. In seguito a un attacco in cui muoiono due soldati statunitensi e un traduttore nella città di Palmyra, Trump ordina un blitz contro lo Stato islamico. Centcom, il Comando centrale americano, annuncia di aver colpito oltre 70 obiettivi. Trump sui social conferma che gli Stati Uniti stanno «infliggendo una ritorsione molto seria, come promesso, ai terroristi assassini».

Nigeria – 25 dicembre 2025. Nel giorno di Natale Trump lancia attacchi aerei contro basi dell’Isis nello stato di Sokoto, Nigeria. Il presidente giustifica l’operazione come vendetta per le uccisioni di cristiani: «Sotto la mia guida, il nostro Paese non permetterà al terrorismo islamico radicale di prosperare. Che Dio benedica il nostro esercito e BUON NATALE a tutti, compresi i terroristi morti, che saranno molti di più se il loro massacro di cristiani continuerà».

Venezuela – 2 gennaio 2026. Il nuovo annoinizia con «Absolute Resolve»: 150 aerei delle forze armate Usa bombardano il nord del Paese, assicurando copertura agli agenti della Cia. Dopo il blitz, in cui muoiono 80 persone tra militari e civili venezuelani e cubani, il presidente venezuelano Nicolas Maduro viene catturato e trasferito nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, a New York. Dall’Air Force One Trump commenta: «Siamo noi ad avere il controllo in Venezuela». E poi minaccia Colombia, Messico e Cuba, evocando la possibilità di future operazioni militari nella regione.

Iran 28 febbraio 2026 – Una settimana dopo la sentenza della Corte Suprema contro i dazi, per la quale il presidente non aveva l’autorità legale di imporli senza l’approvazione del Congresso (Qui), e infuria il caso Epstein che lambisce sempre di più Trump (Qui), gli Stati Uniti lanciano un imponente attacco preventivo, congiunto con Israele, contro l’Iran. In un videomessaggio trasmesso alle 2:30 del mattino, poco dopo l’inizio dei bombardamenti, Trump afferma che l’Iran rappresenta una «minaccia imminente» e chiede il rovesciamento del governo. L’Operazione «Furia epica» porta all’uccisione dell’ayatollah Khamenei e 7 suoi alti funzionari. Nei bombardamenti è rasa al suolo la scuola primaria Shajaba Tayyiba. Dentro c’erano 180 bambine. Ad oggi le vittime civili sono centinaia, e tutto il Medio Oriente si è infiammato.
Nessuna operazione di questo lungo elenco è passata dall’autorizzazione del Congresso degli Stati Uniti, nonostante la Costituzione attribuisca proprio al Congresso – e non al presidente – il potere dell’uso della forza contro un altro Stato sovrano.

Il falso mediatore

Durante il suo primo anno di mandato, Donald Trump si è vantato di aver fermato otto guerre e di meritare il Premio Nobel per la Pace. Falso: è già stato documentalmente smentito (vedi dataroom del 29 settembre 2025). L’unico accordo che ha in effetti contribuitoa concludere è stato quello per fermare i bombardamenti israeliani su Gaza. Dove però l’esercito israeliano continua quotidianamente a sparare sulla popolazione palestinese.

dataroom@corriere.it