
(Stefano Rossi) – Un caso vero.
Bisognerebbe uscire dal recinto della politica e votare secondo la materia, non secondo lo schieramento di partito.
Sono tanti gli argomenti scelti solo in base al credo politico senza alcuna considerazione del merito: sicurezza e immigrazione in testa.
Così è, per molti, al prossimo Referendum, considerando che pochi sono i dibattiti in televisione.
Il ministro degli Esteri Tajani, e il ministro della Giustizia Nordio, hanno svelato ciò che potrebbe accadere una volta terminato il Referendum con una vittoria dei “sì”.
Il primo ha detto che si dovrà iniziare a discutere se sia giusto mantenere le polizie giudiziarie (quelli che fanno le indagini) sotto il controllo della magistratura (i sostituti procuratori e procuratori che sovraintendono le indagini e, al processo, rappresentano l’accusa). Il secondo, ha spiegato che la magistratura dovrà essere controllata dalla politica (https://www.facebook.com/reel/1427621689065200).
Vediamo cosa può accadere quando la polizia giudiziaria subisce “il canto delle sirene” della politica con un caso concreto.
A Firenze, il vice questore Francesco Nannucci, era capocentro della DIA; indagava sui rapporti tra mafia, Dell’Utri e Berlusconi.
Le indagini iniziarono per capire la provenienza di 70 miliardi, di dubbia origine, giunti in favore di una società; si arenarono e poi ricominciarono dopo il testamento di Berlusconi, in favore di Dell’Utri (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), con la cifra monstre di 30 milioni. Ci sarebbero da aggiungere altri milioni, prestiti infruttiferi, donazioni, compravendite immobiliari, transazioni, vitalizio, etc., sempre in favore di Dell’Utri. Non ai figli, ma ad un “amico”.
Tutto finito con il trasferimento del dott. Nannucci.
I ruoli della DIA sono interforze, ci sono poliziotti, carabinieri e finanzieri. Quindi, per non offendere nessuno, ci sono termini di scadenza per l’avvicendamento.
Al termine della scadenza di Nannucci, il ministero dell’Interno decise di sostituire il vice questore con un colonnello dei carabinieri.
Avvicendamento naturale, secondo prassi, quindi, tutto regolare.
Molti sostituti procuratori della DDA fiorentina espressero disappunto per aver mandato via un valido funzionario che doveva finire delicatissime indagini.
Fin qui, poteva andare, nonostante tutto.
L’avvicendamento, tra varie forze dell’ordine, è pacifico.
Ma ecco il fattaccio.
Il dott. Francesco Nannucci fu mandato a fare il vicario alla questura di Lucca.
E lì ha terminato la carriera senza diventare dirigente superiore e senza aver ricoperto un ruolo come dirigente. È andato in pensione il febbraio scorso.
Questo può succedere se sei stato colpito da un provvedimento disciplinare, succede se non hai mai ricoperto ruoli di rilievo; succede a chi ha deciso di non fare carriera e rimanere sempre defilato. A un capocentro Dia di una città importante non dovrebbe succedere.
È palese che la sua carriera è stata fermata il giorno che ha lasciato Firenze e non è più ripartita. Chi ricopre la carica di vicario di un questore, poi, avrà incarichi di primo ruolo, come dirigente in qualche ispettorato o direzione al ministero o andare a fare il questore.
Lui, no, si è fermato lì.
E non ci sono fatti negativi che giustifichino una scelta del genere.
È stata una certa politica che ha permesso tutto questo.
Perché?
Perché i funzionari di polizia, come del resto gli ufficiali dei carabinieri e della finanza, dipendono direttamente dai rispettivi ministeri, i cui vertici, possono trasferirli, promuoverli, metterli in aspettativa, a proprio piacimento.
I magistrati, tutti, inquirenti e giudicanti, hanno una carriera automatica, salvo casi rarissimi come una grave nota disciplinare. Il ministro della giustizia non può intervenire e stroncare una brillante carriera ad un magistrato che indaga su un partito o un politico.
Vedo che c’è gente che auspica tutto questo, come una sorta di rivalsa verso persone che gestiscono, spesso ma non sempre, un potere. Potere che, tal volta, genera invidia, soprattutto verso i frustrati e invidiosi.
Gente che non si rende conto che, avere magistrati indipendenti, deve essere un vanto per tutta una Nazione intera, invece, sembra sia diventato un problema.
Può bastare la dichiarazione di una persona per innescare una sorta di domino a cascata: tutti si allineano a quel pensiero, anche se del tutto sbagliato e pericoloso.
L’indipendenza della magistratura è una conquista che abbiamo raggiunto negli anni Quaranta andando a vedere le migliori costituzioni e legislazioni occidentali. Concludo spiegando che anche i servizi della polizia giudiziaria, quelli che lavorano dentro le procure, godono di riflesso di una certa autonomia.
Se un sostituto procuratore comandasse un brigadiere di indagare su un fatto delicatissimo, quel militare lo deve fare, è obbligato, non si può rifiutare.
Se dovesse accadere che i sostituti procuratori perderanno questa autonomia, ancor peggio, la perderebbero chi materialmente farà le indagini.
E tutti noi perderemmo più diritti e libertà.