
(Tommaso Merlo) – Il rischio è che qualcuno escogiti un nuovo 11 settembre per distruggere l’Iran e regalare il Medioriente ai sionisti su un piatto d’argento. Per riuscire a cambiare il regime a Teheran infatti, devono arrivare marines in carne ed ossa e non solo bombe dal cielo su scuole, ospedali e palazzi governativi vuoti. Ma per invadere via terra un paese vasto ed aspro come l’Iran, serve una enorme mobilitazione e quindi risorse, tempo, consenso politico ed alleati che gli americani non hanno al momento. Un attacco terroristico attribuito all’Iran permetterebbe di rilanciare la solita volenterosa buffonata, l’ennesima crociata contro il terrorismo islamico che minaccia l’umanità. Già, la guerra lampo era una panzana che la lobby sionista è riuscita a far bere al vecchio Trump, gli hanno garantito che assassinando l’Ayatollah e lanciando missili dal cielo, il popolo iraniano sarebbe sceso in strada sventolando le bandiere americane. Ed invece sono scesi con quelle iraniane e nel giro di qualche giorno hanno di fatto cacciato gli americani dal Golfo, colpito le basi statunitensi della regione, bloccato lo Stretto di Hormuz e ricominciato a martellare Israele sulle gengive. Checché ne dica la propaganda mainstream, non sta andando come speravano né militarmente né politicamente. Servirebbe una svolta bellica ma i cittadini americani non vogliono più fare guerre a vanvera, vogliono che la politica si occupi piuttosto dei loro problemi reali. America first, il motto con cui Trump ha vinto le elezioni salvo poi mettersi a bombardare il Creato fino al punto da trascinare il suo paese in un pantano che rischia di finire molto peggio di quello iracheno. Perché sono cambiati i tempi e con essi le tecnologie e quei cervelloni dei persiani hanno speso gli ultimi vent’anni di embargo e minacce a bucare le montagne come gruviera e farcirle di ordigni per salvarsi dall’aggressione più preannunciata della storia. Sapevano di essere sul menu sionista da tempo, dopo la Siria toccava a loro mentre alla Turchia pare spetti fare da dessert. Ma la storia insegna che non serve decapitare oppositori e sterminare civili dal cielo. Gaza è rasa al suolo ma Hamas è ancora lì come del resto gli Hezbollah in Libano che i sionisti si apprestano infatti ad invadere per la centesima volta. E se in Siria sono riusciti a piazzare un ex tagliatore di teste, è perché qualcuno si è degnato di arrivare a Damasco di persona. E l’Iran non fa eccezione. Il problema è che non è una passeggiata e i sondaggi di Trump sono terrificanti, lo schifano anche i piccioni di stanza a Washington e se cominciano a tornare bare avvolte nelle bandiere rischia davvero una insurrezione popolare. Un quadro aggravato dalla salute. Ormai che sia sano di mente non lo crede nemmeno lui e la geopolitica per lui era peggio della fisica quantistica quando era lucido, figuriamoci oggi tra stigmate e neuroni andati a male. Un “commander in chief” che ormai ha solo il potere di scegliere le patacche placate d’oro con cui decorare il nuovo salone da ballo mentre attorno a lui spadroneggiano gli incapaci che ha nominato per spiccare e l’inossidabile lobby sionista. L’Epstein world. Sono andati a trattare con l’Iran il genero e l’amico immobiliarista entrambi ebrei sionisti sfegatati, è come se a quel tavolo si fosse seduto quel demonio genocida di Netanyahu in persona pretendendo l’assurdo e rispondendo ai ni dando l’ordine di assassinare l’Ayatollah che era l’unico ostacolo alla bomba atomica iraniana. Un paio di giorni ed è stato nominato il figlio che magari decide di passare al modello Kim Jong-un che non lasciano in pace perché democratico liberale ma perché ha una collezione nucleare rinomata. Già, decenni a decapitare oppositori e sterminare civili dal cielo con l’unico risultato di moltiplicare esponenzialmente nemici, devastazione e disprezzo planetario. Con Gerusalemme che invece di essere la capitale della fratellanza umana, è l’epicentro di un odioso caos di cui non si intravede la via di uscita. L’altra volta dopo 12 giorni di grandine missilistica, i sionisti hanno supplicato il compianto Ayatollah di placarsi. Adesso però gli iraniani sembrano determinati a sbarazzarsi dalla morsa e potrebbero sedersi al tavolo solo seriamente. Discutendo del diritto di esistere, di difendersi e perfino di esseri liberi che la superiore civiltà occidentale concede solo ai suoi amici. La buona notizia è che gli americani sono ormai abituati alle disfatte e il vecchio Trump è il mago della coda tra le gambe. Vedremo se a Washington prevarranno i piccioni oppure i falchi. Certo, se manda in frantumi il sogno sionista, Trump rischia di ritornare dal Padreterno in anticipo e che JD Vance faccia le sue feci. Ma il cambio di regime richiede l’invasione di terra e quindi una enorme mobilitazione. Uomini e risorse ma a che tempo e consenso politico ed alleati che lancino la solita volenterosa buffonata. E dato che non li hanno, il rischio è che qualcuno escogiti un nuovo 11 settembre per distruggere l’Iran e regalare il Medioriente ai sionisti su un piatto d’argento.
un nuovo 11 settembre mi pare un pò arzigogolato c’è solo da aspettare e il duo tornerà a casa meglio all’inferno con la coda fra le gambe ma non se preoccupe Tajani chi ha il berrettino MAGA
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😅
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Il bello di Merlo è che riesce sempre a vedere un film diverso…
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un film ispirato a fatti realmente accaduti
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Negli Stati Uniti sta diventando virale l’hashtag #SendBarron, con cui gli utenti su X stanno chiedendo al presidente Donald Trump di mandare il figlio più giovane, Barron Trump, a combattere nel conflitto in Medio Oriente dopo gli attacchi lanciati dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran.
La tendenza nasce nella cornice dell’escalation di tensioni e crescenti preoccupazioni per le ripercussioni della campagna militare, (con morti tra i militari statunitensi) , attraverso una efficace mobilitazione online che usa l’ironia e la satira per criticare la guerra e la gestione politica della crisi.
Un sito satirico denominato https://www.draftbarrontrump.com/ ha contribuito a diffondere l’idea, divenuta subito virale, con frasi, meme, immagini, parodie, mentre il dibattito sempre più acceso sull’impegno yankee nella regione continua ad animare i social.(Agata Iacono)
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Il sito è dedicato a onorare le voci più forti e coraggiose in guerra. Quando il potere viene proiettato all’estero, è giusto che la forza esista anche in patria. Se cercate geni comprovati, coraggio ereditato e una determinazione incrollabile, non cercate oltre: la famiglia Trump è la risposta. La leadership inizia da qualche parte.
Testimonianze Donald J. Trump
“La gente viene da me con le lacrime agli occhi e mi dice: ‘Signore, lei è il più forte. Mandi Barron in guerra’. Sono sempre stato forte. Molto forte. Più forte di quanto chiunque si aspettasse. Alcuni dicono il più forte di sempre. E la forza conta.Credimi”
“Questo momento è dedicato a Barron, okay? Lo è sempre stato. Rappresenta la forza, il coraggio e il servizio. Onorerò quel sacrificio a modo mio, principalmente parlandone da una distanza di sicurezza.”
Eric Trump.
“La gente dice sempre che sono stupido, il che è totalmente ingiusto, perché di pancake ne capisco molto. I pancake sono complessi. Ci sono l’impasto, il calore, i tempi. Se li fai di fretta, rovini tutto. Penso molto ai pancake. Soprattutto ai pancake.”
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