Macron, Merz e von der Leyen non intervengono per fermare Washington. La reazione dei pasdaran fa temere attacchi alle sinagoghe. Alzati i livelli di sicurezza

La riunione a Palazzo Chigi sull'attacco all'Iran

(Claudio Tito – repubblica.it) – BRUXELLES – L’Europa questa volta non prende le distanze da Donald TrumpL’attacco coordinato con Israele all’Iran preoccupa l’Ue e la Gran Bretagna per le possibili conseguenze ma nessuno muove un dito in difesa di Teheran e di Khamenei.

Del resto gli alleati, ma non la premier italiana Giorgia Meloni e il governo italiano come confermato dal vicepremier Matteo Salvini, erano stati avvertiti da Washington. Non in tutti i dettagli, ma i governi di Londra, Parigi e Berlino — insieme a Bruxelles — sapevano che l’ora X sarebbe scattata. E non hanno tentato di bloccare le lancette. Per una constatazione molto semplice: se non ci sono riusciti i “mediatori” dell’Oman e del Qatar, non avrebbe potuto nemmeno il Vecchio Continente. Nell’operazione, però, non c’è stata alcuna partecipazione attiva. Neanche le basi britanniche sono state coinvolte se non in un secondo momento per garantire la difesa aerea degli alleati nel Golfo persico.

Basta leggere le dichiarazioni ufficiali per capire che stavolta Trump (ad eccezione della Spagna) non deve fare i conti con le critiche europee. «Condanniamo con la massima fermezza gli attacchi iraniani contro i paesi della regione — è la nota del gruppo E3 di cui fanno parte Francia, Germania e Gran Bretagna ma non l’Italia — . L’Iran deve astenersi da attacchi militari indiscriminati». Le tre Capitali sottolineano di «non aver partecipato a questi raid, ma siamo in contatto stretto con i nostri partner internazionali, tra cui Stati Uniti, Israele e partner della regione». Anche il portavoce del Cancelliere Merz ha confermato che «il governo tedesco è stato informato in anticipo». Il presidente francese Macron solo in serata smentisce di essere stato preavvertito ma sembra solo un gioco delle parti.

Anche i vertici delle Istituzioni europee, Ursula von der Leyen e Antonio Costa, evitano di bacchettare la Casa Bianca e puntano l’indice contro Teheran per i bombardamenti sugli Emirati Arabi Uniti: «Gli sviluppi in Iran sono estremamente preoccupanti. Riaffermiamo il nostro fermo impegno a salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale». A loro giudizio, è indispensabile «garantire la sicurezza nucleare» e per questo «l’Unione Europea ha adottato ampie sanzioni in risposta alle azioni del regime omicida iraniano e delle Guardie Rivoluzionarie e ha costantemente promosso gli sforzi diplomatici volti ad affrontare i programmi nucleari e balistici attraverso una soluzione negoziata». L’Iran, sintetizza l’Alto Rappresentante per la Politica estera Ue, Kaja Kallas, «rappresenta una seria minaccia per la sicurezza globale».

Nello stesso tempo i leader del Vecchio Continente non nascondono l’allarme per le possibili conseguenze dell’attacco e invocano una soluzione diplomatica per aprire la strada ad una de-escalation. E sono due i punti che allarmano in particolare i leader europei. Il primo è il terrorismo: la chiamata alle armi dei pasdaran fa temere attacchi alle sinagoghe europee e alle ambasciate israeliane. I servizi italiani, francesi e tedeschi hanno alzato il livello di allerta su questi obiettivi specifici.

Il secondo nodo si stringe intorno alle intenzioni di Trump e Netanyahu che nelle informazioni fornite alle Cancellerie appaiono divergenti in una scelta fondamentale: il regime-change. Su questo gli Usa sono più cauti perché temono le ripercussioni di eventuali momenti di ingovernabilità della regione. A partire dal fatto che per stabilizzare l’area dovrebbero partecipare attivamente al controllo del Paese.

Soprattutto non c’è un’alternativa pronta. Per l’Unione europea, dunque, se la vera finalità della Casa Bianca è quella di dare una lezione al regime, allora, non potrà che essere condivisa. In caso contrario si aprirebbero per l’Europa alcune questioni fondamentali: la sicurezza Ue e il destino dell’Ucraina. Perché gli States impegnati massicciamente in Iran comporterebbe il disimpegno definitivo nella difesa di Kiev.

Per analizzare tutti questi dati oggi si riuniranno in videoconferenza i ministri degli Esteri dell’Unione, preceduti da un incontro del Coreper, il comitato che riunisce i 27 ambasciatori presso l’Ue. E per domani von der Leyen ha convocato la Commissione in via straordinaria.