L’incubo nucleare ci accompagna da quattro anni ma forse ci ha evitato uno scontro diretto con Mosca

(Domenico Quirico – lastampa.it) – E se dopo quattro anni di Ucraina noi europei dovessimo ringraziare per esser ancora vivi, per non essere diventati un gigantesco campo di battaglia continentale, per avere ancora le città intatte, dovessimo ringraziare proprio lei, la Bomba? Meglio le Bombe: quelle che contano, made in Stati Uniti e made in Russia, anzi correttamente ancora made in Urss, le due antiche potenze insormontabili. Cinquemila di qua e cinquemila di là, forse di più; a cui aggiungere, un po’ in anticipo, le mille in svelta costruzione nel pianeta di Xi. Raccontare l’anniversario della Guerra ripercorrendola con il grandangolo del pericolo atomico, del fantasma atomico. Fantasma, perché fantasma? Basta metafore: procedo all’elogio esplicito, soddisfatto e riconoscente, delle Bombe atomiche. Senza di loro non saremmo qui a origliare, in realtà cercando di zittirne l’eco, soltanto lo scalpitio dei cavalli dell’Apocalisse. Se un precoce disarmo nucleare, da fine della Storia, le avesse cancellate dagli arsenali dei due Grandi perfino le nostre rovine europee oggi rovinerebbero e sarebbero ricoperte dal silenzio dei secoli e dei deserti. Invece noi, i Ventisette, dopo quattro anni di lutti altrui non siamo nel vero inferno ma soltanto nell’antiporta. Molto confortevole. Nell’inferno, quello vero, ci sono gli ucraini e i russi che stanno nelle trincee come carne da mitraglia. È grazie alle Bombe che possiamo invasarci di esser ascesi epicamente da un europeismo pedestre a un europeismo guerrafondaio. Ma, per carità, senza rischi. Non c’è dunque ragione per benedirle? Ma per favore evitiamo di asciugare i calamai di Bruxelles con il compiacimento per la “nostra resistenza”.
Gli anniversari li fabbrichiamo per avere dediche altisonanti e retoriche e giustificare la sorda, interessata opacità delle nostre coscienze individuali. La guerra intanto infracidisce. Dopo quattro anni, è tutto così miserevolmente vuoto. Da questa parte del fronte panegiristi del riarmo di poco senno si rincorano per pingui salari e (future) trasmutazioni di potenza, quando faranno a meno di Trump; intanto la calata del Barbaro è rinviata, ancora uno sforzo minuscolo, ancora qualche miliardo da cavare di saccoccia, qualche sanzione in più e la vittoria sulla Russia è lì con le sue ali dorate. Dall’altra parte, in steppe ormai asiatiche, lui, Putin racconterà oggi che l’Operazione Speciale avanza secondo i piani, la coalizione dei peccatori d’occidente non ha spezzato la santa Russia, si proceda con missili e droni e tutto finirà in gloria per un anniversario sulla Piazza Rossa. Tutti mentono. Nessuno è vicino a niente, solo ad un altro anno eguale a quelli precedenti, i nomi di città e paesucoli al centro di battaglie mai risolutive saranno snocciolate dalle labbra dei commentatori come lunghissime litanie, e con i numeri dei morti e dei mutilati sempre corretti, ma non mai perché diminuiscano bensì perché sempre crescono.
Allora dico grazie alla Bomba atomica se questa guerra del Donbass non è diventata uno scenario peggiore, se il destino dell’uomo in tutta Europa non si è trasformato nella ubriacatura di un conflitto generale. La linea di confine, non andare oltre nell’automatismo della guerra che tende ad assorbire e coinvolgere secondo il modello del 1914, purtroppo è merito non della politica o della diplomazia ma della scienza convertita al suo contrario ovvero non alla pienezza dell’uomo ma alla sua eliminazione. I credenti direbbero: un miracolo, il bene che converte il male ai suoi fini. Nelle cancellerie di Bruxelles Parigi Londra Washington Mosca Berlino la Bomba in questi quattro anni è sempre stata presente, inaggirabile, concreta, ingombrante e senza rimedio, a stiepidire i bollori di stregoni che sbavavano per annunciare “decisioni irrevocabili”, per marciare alla guerra grossa, alla sicura vittoria. Un giorno, forse tra anni, sapremo quante volte siamo andati vicini, quante volte la tentazione di concorrenti smargiassi, a Bruxelles e a Mosca, ha rifiatato a un passo dal baratro. Già: c’erano le Bombe.
La grande guerra europea con soldati francesi o britannici apertamente sul terreno non è scoppiata perché c’erano le cinquemila atomiche di Putin e le cinquemila atomiche di Biden e poi di Trump. La deterrenza estrema, per fortuna salvata dal naufragio del mondo di ieri, quello della saggia Guerra fredda, ha fermato le follie di mediocri élite che non hanno imparato nulla dalla Storia il cui tirocinio degli errori sembra purtroppo solo all’inizio. E ora? Si affidano le garanzie alla più generale delle idee, la giustizia, si esige la pace della giustizia. Ma basta la giustizia? Potrebbe essere la causa di gravi irrimediabili delusioni. Con la complicità degli interessi e delle intenzioni che dissimula che può anche stimolare, la Giustizia è l’idea litigiosa per eccellenza. Ognuno la vuole per sé il torto il diritto accidenti! È la prefazione di battaglie più grandi piuttosto che la conclusione. Se ci sono germi di conflitti più grandi, senza fine li trovate proprio lì.
Quello che ci salverà dalla guerra generale in Europa è qualcosa di più semplice un fattore più vivo che mette paura in tutte le capitali, meno incapace di metter una diga agli appetiti e alle passioni anche dei più immischiati energumeni: la paura, la paura delle atomiche l’unica da cui possiamo aspettarci qualcosa di concreto. Oggi tutti sanno che non potrebbero, come fecero per festeggiare “il successo” gli scienziati di Los Alamos quando Little Boy distrusse Hiroshima, prenotare il ristorante.
Putin che ne possiede molte, nelle sue oscure velleità di delinquenza, forse è tentato di usarle perché non ha tempo di veder consumata la resistenza ucraina. Ma sa che ci sono le altre, quelle di Trump, che non potrebbe esser in quel caso con lui così moscio e paziente. I Volenterosi, null’altro che gran fabbricatori di chimere, vorrebbero tanto marciare su Mosca con quadrate legioni per sembrare quello che non sono, ovvero potenti, ma hanno paura di quelle di Putin.
Arrivederci al quinto anniversario, dunque.
L’unico paese che l’ha usata sono stati gli IUESEI.
Se l’URSS non l’avesse avuta, sarebbe stata sottomessa.
Ricordo bene che McArthur voleva lanciare l’atomica sulla Korea/Cina durante la guerra, è stato fatto dimettere da Eisenhower, conscio che ci sarebbe stata la ritorsione sovietica.
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e in Giappone …stanno ancora ringraziando!
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Quirico ha scoperto la deterrenza con settant’anni di ritardo : evviva ! Peccato che la bomba non ci salverà anche da Quirico .
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Israele ha costruito l’atomica e il nuclerare in gran segreto forse è l’unico paese che potrebbe adoperarla in funzione anti Iran…altro che Russia..motivo di più per impedire all’Iran di preparare il nucleare per difendersi.-.. e USA a guardare…tanto il cubo ce lo mettono gli altri!
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Dufficile leggere qualcosa tanto bislacca oltre che banale.
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L’atomica funziona da deterrente, ecco perchè ci dobbiamo attivare a incoraggiare l’IRAN ad averla, con l’IRAN armato di nucleare Israele non attaccherebbe tutti i paesi confinanti tutti i santi giorni. Anche l’EU dovrebbe averne, tante e di più, bisogna evitare che qualche presidente svitato ci minacci o ci ricatti con dazi e min@iate varie.
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Eccolo è lui!!! E’ a favore del riarmo! Prendetelo!
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L’idea di proporre di fornire un’arma atomica a Zelenski mi sembra solo una provocazione per indurre i Russi a tirarne subito una su Kiev (o su Parigi, Berlino, ..) e sancire definitivamente un’inimicizia secolare fra Europa e Russia e completare lo scopo primario del disegno della Nuland.
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