(Alberto Bradanini – lafionda.org) – Nemmeno i roditori di Manhattan hanno mai digerito la leggenda infantile che la dottrina Monroe – un’insulsa sintesi ideologica dell’allora nascente colonialismo americano, datata 1823 – debba considerarsi l’undicesimo comandamento della religione imperialista. Persino i frequentatori di quelle vie fognarie sono al corrente che si tratta di un’impudente stampella che tenta di giustificare l’ingiustificabile. Vediamo: il 2 dicembre 1823, in un messaggio al Congresso l’allora inquilino della Casa Bianca, James Monroe, consegnò alla storia quanto segue: “I continenti americani, nella condizione libera e indipendente che hanno assunto e mantengono, non devono più essere considerati soggetti, d’ora innanzi, a future colonizzazioni da parte di potenze europee”, aggiungendo che gli Stati Uniti “non avrebbero interferito negli affari europei“, ma avrebbero considerato atto ostile ogni tentativo di interferenza europea “nei paesi americani indipendenti” (vi erano allora molte colonie).

Da allora gli europei non hanno più interferito nell’Emisfero Occidentale – con l’eccezione della vicenda cubana (1962), momento critico della guerra fredda tra due Grandi Potenze – non tanto per discernimento, quanto per declino strutturale e diverse priorità. Gli Stati Uniti hanno invece disatteso quella promessa, ingombrando pervasivamente l’Europa (e il mondo intero), con minacce, sanzioni, conflitti, corruzione e uso della forza.

Da allora, l’infantile ermeneutica della dottrina Monroe contribuisce a silenziare una spudorata violazione del diritto internazionale e della sovranità/libertà di altri popoli, per nutrire la gloria e le tasche della sola nazione indispensabile al mondo (M. Albright e B. Clinton).

Del resto, il buongiorno si vede al mattino. Sin dagli albori, l’ideologia di una nazione modellatasi nello sterminio degli indigeni americani nutriva le istituzioni con l’orrore disumano della schiavitù: i padri fondatori di cotanta democrazia – George Washington, Thomas Jefferson, James Madison, William Harrison, John Tyler e via dicendo – erano tutti grandi proprietari di schiavi.

Nei secoli successivi l’egemonia Usa si imporrà attraverso la legge della giungla: colpi di stato, invasioni, guerre occulte o dichiarate, rapimenti di presidenti, torture, violenze, corruzione e via dicendo. Prendere coscienza di ciò è duro. Molti occidentali, in primis i cittadini di quella nazione, preferiscono dunque lasciarsi sedurre dal sole che tramonta sul Grand Canyon e poi farsi un bourbon, invece di opporsi al dominio delle corporazioni private, un sistema che in America Latina tutti capiscono perché inciso sulla loro pelle: nemmeno le foglie sono libere di cadere senza il placet dei predoni di Washington.

Quanto sopra premesso, giunge ora voce che, con il ritorno alla Casa Nera, quel gentleman ottuagenario dai modi fini, la chioma al vento e le idee luminose, che ha nome D. Trump – lo stesso che ha accumulato una meritata fortuna costruendo alloggi popolari per i senzatetto di New York – intenderebbe aggiornare il senso della citata dottrina Monroe ribattezzandola dottrina Mondroe. Dalla coerenza che ne deriverebbe in termini di chiarezza trarrebbero giovamento sia i destinatari di tale strategia umanitaria (il cui senso è così sintetizzabile: se non obbedisci, ti spacco il fondoschiena!) sia i media mainstream, non più costretti a un trapianto di cellule cerebrali prima di descrivere quanto accade al mondo.

Sappiamo che in ossequio alla tradizionale dottrina Monroe, il Venezuela deve farsi rapire il presidente, Cuba deve tornare a essere un bordello di Las Vegas, Panama svendere il Canale ai marines e tutti i governi sudamericani misurare parole e amicizie, obbedendo a tale Rubio Marco, segretario di stato Usa, di professione figlio di fuoruscito cubano (sebbene prima della rivoluzione castrista). Nel rispetto della più recente dottrina Mondroe, invece, l’Iran – un paese che sulla mappa il 99 % dei cittadini americani colloca sotto l’Australia – deve suicidarsi: a) rinunciare alla tecnologia dell’atomo per scopi civili, elettricità e altro (consentita dal Trattato di Non Proliferazione, a cui diversamente da Israele ha aderito); b) smantellare la sola deterrenza di cui dispone, i missili balistici e ipersonici, accettando francescanamente di farsi bombardare da ordini americano-sionisti, notoriamente messaggeri di democrazia e diritti umani, senza nemmeno chiedere perché (di grazia) non lo faccia anche Israele, magari dopo aver distrutto, con l’occasione, le centinaia di testate nucleari in suo possesso; c) astenersi da ogni relazione con Hamas (tradizionalmente finanziata, oltre che dalla stessa Israele, soprattutto dalle monarchie del golfo alleate degli Usa) e Hezbollah (il Partito di Dio al governo in Libano, dove è accreditato anche l’Ambasciatore americano a Beirut), che difende l’indipendenza del suo paese e, come può, la sopravvivenza dei palestinesi davanti alla ferocia dell’esercito israeliano.

La dottrina Mondroe prevede altresì che la Cina torni povera e dipendente dal capitalismo occidentale, che la provincia di Taiwan diventi indipendente, che la Russia perda la guerra e si lascia depredare dalle benefiche corporazioni di Wall Street, che la Groenlandia diventi il 51.mo stato degli Stati Uniti, perché loro ne hanno bisogno), che i palestinesi spariscano dalla faccia della terra, cosicché Israele possa espandersi – come afferma un libro scritto qualche migliaio di anni fa – dall’Eufrate al Mediterraneo (altrimenti le sue lobby si arrabbiano e l’impero trema).

Nel frattempo, dopo la ferita ancora aperta in Venezuela, la libera stampa di mainstream – cumulando introspezione storica e acume geopolitico – si domanda candidamente se sarà Donald Trump a far cadere Cuba, ovvero se, dopo 67 anni di resistenza alle amorevoli scudisciate yankee, Cuba cadrà da sola, magari dopo aver inciampato uscendo di casa. La medesima stampa – che per individui normali, a parte i sonnambuli, è solo un megafono stonato della plutocrazia euroatlantica – ci rivela che la meditata decisione del Sovrano del Sistema Solare e aspirante Nobel per la Pace 2026 di bloccare tutte le petroliere dirette verso l’isola ribelle costituisce un colpo durissimo a un’economia già in ginocchio. Poiché i media non osano farlo, prendiamo noi la libertà di suggerire che la ragione di ciò potrebbe forse rinvenirsi nel criminale embargo che dal 1959 gli Usa impongono contro chiunque commerci con Cuba. Resta misterioso dove si nascondano le voci di governi democratici, parlamenti, giornali, accademici e intellettuali sensibili alla decenza, al diritto, alla vita e alla sovranità di un popolo in sofferenza, colpevole solo di non piegarsi a novanta gradi al passaggio del bullo del quartiere, il principale stato canaglia del pianeta-terra, gli Stati Uniti d’America[1].

Passerebbe alla storia del sistema solare se i governi europei – ma qui entriamo nella fantascienza – invitassero le truppe imperiali ad invadere, invece di Cuba, le Isole Vergini, Trinidad e Tobago, le Isole Cayman, Bermuda, Anguilla, Saint Lucia, Grenada, Belize e altri paesini della regione, noti forse per la loro bellezza ma soprattutto per proteggere i capitali in fuga dal fisco. Tale sussulto di moralità risuonerebbe nei secoli dei secoli. La plutocrazia Usa prende invece di mira un’isola martoriata che non nasconde ricchezze o eserciti invasori, ma vive la dolorosa consapevolezza che il paradiso dei ricchi è fatto dell’inferno dei poveri.

Nel silenzio dei maggiordomi europei, quell’anziano signore col tupè, che dispone tuttavia di immensi poteri, viola ogni giorno etica e buon senso, dopo aver elevato a imperativo categorico il suo instabile giudizio, orgoglioso però di utilizzare la Carta delle Nazioni Unite e in generale il diritto internazionale al posto della carta igienica.

Alla stampa dominante, nel menzionare il Venezuela, non punge vaghezza di ricordare, come si trattasse di un evento occorso nell’Alto Medioevo, e non un mese fa, che il suo legittimo (sì legittimo!) Presidente è stato rapito da un gruppo di banditi (i soldati Usa), agli ordini di generali altrettanto banditi – nelle nazioni evolute, infatti, questi devono disobbedire quando gli ordini contraddicono il diritto penale – e del Segretario alla Difesa (che si fa ora chiamare Segretario alla Guerra, affinché non si abbiano dubbi in proposito), sotto la sorveglianza del citato autocrate, lo stesso che Caronte dagli occhi roventi attende ansioso alla soglia dell’Ade, per accoglierlo tra piaceri della cayenna.

A proposito di degrado biologico, gli Epstein files rivelano l’abisso etico dei massimi detentori di potere e ricchezze nel pianeta. Secondo quanto emerso, al netto della ripulitura di tali fascicoli (1,5 milioni di questi sono tuttora secretati), il nome del citato Sovrano appare un milione di volte, non cento o mille volte, ma proprio un milione di volte! Per ricostruire gli scambi di piaceri, in ogni demoniaco senso, non basterebbe un esercito d’investigatori. Non è forse un caso se negli ultimi mesi lo sguardo presidenziale si è incupito. La pace in Ucraina (e altrove), promessa entro 24 ore ai suoi candidi elettori, viene sempre rinviata tra un paio di mesi, mentre ormai anche i pinguini dell’Antartide hanno compreso che la sua esistenza – tra scheletri, frequentazioni indecenti e comportamenti bizzarri – somiglia poco a quella del poverello d’Assisi.

Nel vuoto politico dei governi europei e in quello di pensiero dei burocrati di Bruxelles – destinati tutti a finire nella spazzatura della storia – è l’intera classe dominante euroatlantica che si rotola nella melma, evidenza conclusiva che l’impero è marcio. Prima di commemorarne i fasti, tuttavia, la storia potrebbe presentare il conto. Nessun pranzo è gratis. Il nostro auspicio è che la sopravvivenza del mondo abbia un costo sopportabile per il genere umano.

Non è l’infima qualità dei detentori del potere che qui rileva. Da lì, come affermava Confucio, provengono quasi sempre gli uomini peggiori. La storia è del resto stipata di individui che insieme al potere hanno accumulato demenza e depravazione. Ciò che colpisce è invero il drammatico deficit di pesi e contrappesi, Leggi, Costituzione, parlamenti/congressi, opposizioni politiche, libera stampa, intellettuali (ombre di ombre) e via dicendo, e ancor prima una popolazione vigile, che appare invece persa nelle nebbie della paura, del consumo di beni inutili, dell’emarginazione etica, dell’alienazione, démoni tutti che frantumano il valore dell’esistenza.

Non v’è molto da aspettarsi da politici, ricchi aziendalisti, direttori di prestigio, facoltosi e celebrità, case reali e miliardari, larga parte dei quali abitatori di edonismi narcisistici e insaziabile cupidigia. La classe dominante non concede nulla senza qualcosa in cambio. Chi vi si avvicina, ne diventa schiavo. Essi sono i nemici da combattere, sempre.

In un suo tweet, Elon Musk afferma: chi afferma che il denaro non fa la felicità sa di cosa parla, aggiungendo una faccina triste. Sorprende non poco che tale rapinatore di ricchezze altrui non sia nemmeno capace di utilizzarle per mitigare la sua disumana inquietudine. Di tutta evidenza, una civiltà che consente a un esiguo gruppo di dissennati di alimentare la guerra e avvelenare il pianeta, non ha davanti a sé una lunga vita. Nemesi, la dea della giustizia compensatrice, non consente loro di farla franca, condannandoli a straziarsi l’anima davanti a cumulo di ricchezze che potrebbe sfamare per secoli miliardi di persone.

La felicità – non sappiamo bene come chiamarla, ma insomma, quella cosa lì – è il premio meritato di una vita spesa bene. Per gente come lui, l’assenza di appagamento nasconde un mostro, il desiderio sadico di dominare altri uomini, ultima depravazione di un essere perduto.

Si racconta[2] che Joseph Heller, autore del romanzo Catch-22, venne interrogato da un amico a casa di un miliardario: “Joseph, come ti fa sentire sapere che chi ci ospita guadagna in un giorno più di quanto tu abbia guadagnato in anni dedicati a scrivere il tuo libro di maggior successo?” E Joseph: “mi fa sentire tranquillo. Io possiedo qualcosa che lui non potrà mai avere.”: “e che diavolo potrebbe mai essere?” E Joseph: “La consapevolezza di possedere abbastanza.” … Caro Joeseph, riposa in pace!


[1] Lindsay O’ Rourke, Covert Regime Change: America’s Secret Cold War, Ed. Cornell Un. Press, 2018

[2] https://mail.yahoo.com/d/folders/1/messages/AAFZdhXVpyz0ElS32i5NUKpMAFp