
(di Gabriele Romagnoli – repubblica.it) – C’è quello che salta la fila poi si gira indietro e offre un ghigno a chi è rimasto al proprio posto. C’è il raccomandato che si prende la poltrona al posto del meritevole, ma gli sbatte in faccia un curriculum ineccepibile (e taroccato). C’è l’evasore fiscale che in tv ripete: “Il problema di questo Paese è l’assenza di senso dello Stato”, poi si rivede negli highlight su internet e ride. C’è il tassista che racconta ai colleghi al posteggio di Termini che una coppia giapponese gli ha chiesto di andare a Pompei, trecento euro e passa la paura, manco tanto, sì ma li ho scaricati a Ostia antica e mi hanno dato pure la mancia. Risate e pacche sulle spalle.
Diceva Nanni Moretti che ce lo meritiamo Alberto Sordi, maschera di quello che con arrendevole condiscendenza viene definito “arci-italiano”. E probabilmente il calcio nazionale e la sua stessa nazionale si meritino Alessandro Bastoni. Che sarebbe un difensore dell’Inter con la faccia da bravo ragazzo, ma da tempo non più ragazzo e neppure più tanto bravo. La sua simulazione durante la partita con la Juventus e la successiva esultanza per l’immeritata l’espulsione dell’avversario ha ridato per la seconda volta in pochi giorni luce a San Siro sui media di tutto il mondo. Un’altra tragicommedia: “da medaglia d’oro del volo planato” ha scritto l’Equipe. Poi, si sa: se lo straniero contesta, con l’elmo di Scipio l’Italia si desta.
Con Bastoni, invece se la sono presa quasi tutti, perfino qualche tifoso della sua squadra, addirittura l’esule Enrico Letta (“non va convocato in nazionale”) e chissà se sarebbe intervenuto anche da segretario del pd, o avrebbe temuto di perdere voti nella Milano nerazzurra. La vicenda sportiva acquista valore simbolico. Ripropone l’eterno protagonista della scena (non solo italiana): il furbetto, detto anche l’impunito, in senso letterale e non. Un danno ambulante, ma anche un capro espiatorio. Una peste e una scorciatoia. Il furbetto è il caporale di Totò, un’onnipresenza che grava sulle nostre esistenze ammorbandole. Lo fa in situazione diverse, con differenti volti, rimandandoci a casa con tristi aneddoti e tutti intorno che scuotono la testa, partecipi (anche quello che il giorno prima si è comportato alla stessa maniera). Troppo facile però accusare soltanto Bastoni e l’archetipo che rappresenta. Ha colpe, ma non tutte. Non può nascondere l’incompetenza dell’arbitro: ma come si arriva a San Siro la sera di gala con quella carica e un’insufficiente preparazione? Non può far trascurare il sistema di controlli che non controlla. La Var è la Consob del calcio, stessa efficacia: poi l’azienda fa il crac annunciato ma non si poteva intervenire perché lo statuto, perché il protocollo, perché l’organo che controlla i controllori, perché si moltiplicano le posizioni, gli stipendi, i posti in sala, le trasferte pagate, per ottenere gli stessi risultati. Non può sopperire alla percezione sociale per cui il furbetto è un nemico pubblico soltanto quando gioca contro e anche allora un po’ d’invidia la provoca (“l’avessimo avuto noi uno che si buttava”, “che ogni tanto ci vuole pure quello”, “per portare a casa il risultato, che puoi mica sempre giocare e basta”). E già s’ode la musica del così fan tutti. Dov’è la riprovazione sociale unanime se l’allenatore, quel perfetto comunicatore di Chivu, se n’esce con la più sciocca delle giustificazioni che nulla giustificano? Se i genitori dell’allievo che ha copiato vanno a menare l’insegnante che l’ha bocciato? Se Gattuso, ct per caso, convocherà Bastoni perché non possiamo indebolirci in vista di due (se va bene) partite decisive? Non abbiamo centrali decenti in questo momento, ma neppure Bastoni lo è, in mezzo alla difesa a tre. Una notazione tecnica che porta all’estrema risorsa dei giusti, l’appello a San Giovanni, che notoriamente non porta inganni. Che altro resta? Sparando sul “politicamente corretto” hanno abbattuto il “corretto” e lasciato in piedi il “politicamente” che sostiene, copre e garantisce impunità. Ragion di Stato, acquiescenza di massa, anestesia morale: tutti assi di briscola, contro un due di Bastoni.
Ma mi faccia il piacere
(Di Marco Travaglio) – Troppe piste. “C’era chi diceva che la pista non si sarebbe mai fatta… oggi, due ORI in mezz’ora. Avanti tutta!” (Matteo Salvini, vicepremier Lega, X, 11.2). Prossima volta fanne cinque, di piste da bob a Cortina. Così di ori ne vinciamo dieci in mezz’ora o cinque in un quarto d’ora.
Nonnismo. “Quando il nonno di Elly Schlein diceva: ‘Inevitabile separare le carriere’” (Dubbio, 12.2). E le prozie, che dicevano le zie?
CoeRenzi. “Meloni non si occupi della scaletta di Sanremo” (Matteo Renzi, leader Iv, Dimartedì, La7, 10.2). Bei tempi quando dalla scaletta di TeleRenzi sparivano Gabanelli, Giannini, Giletti e Porro con la sola forza del pensiero.
Estonia caput mundi. “La Russia non è una superpotenza, la sua economia è a pezzi” (Kaja Kallas, Alto rappresentante Ue per la politica estera, 15.2). Ma infatti: dev’essere per questo che adesso invade l’Europa.
Bestialità. “La testata che ha intervistato Gratteri senza contraddittorio, facendogli dire le note bestialità…” (Ermes Antonucci del Foglio, X, 14.2). Dicesi “intervista con il contraddittorio” quella in cui, oltre all’intervistatore e all’intervistato, è prevista la presenza di Ermes Antonucci. Sempreché qualcuno sappia chi cazzo è.
Dolce stil novo. “La Mellon è una disgrazia, ma ha una genuina intelligenza politica: mettere la fiducia sugli aiuti all’Ucraina ha scombinato l’opposizione con improbabili geografie che mi urtano assai. Quindi i becaccioni ci sono cascati in pieno con il risultato che oggi abbiano schegge di vannnaci sparpagliate un pò dovunque” (Nadia Urbinati, Facebook, 13.2). Dunque: scrive Mellon senza spiegare chi sia, becaccioni con una “c” sola, vannnacci minuscolo con tre “n” e pò con l’accento. Mi sa che questa insegna alla Columbia University.
Gita premio/1. “Da Conte a Schlein: perché gli antifascisti non vanno a Kyiv?” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 11.2). Forse per non incontrare i nazisti del battaglione Azov?
Gita premio/2. “Schlein e Renzi vengano con me a Kyiv’. Intervista a Carlo Calenda” (Foglio, 12.2). Casomai a portare sfiga non bastasse lui.
Cappuccetto nero. “La dissennata difesa del potere dei 50 cacicchi (su 9mila pm)” (Fabrizio Cicchitto, già tessera P2 numero 1836, Riformista, 11.2). I pm sono 2.200, però l’importante è crederci.
Sveglia, striglia, sferza, scuote, sbrana. “Draghi e Letta, la sveglia ai Ventisette”, “Nuova scossa di Draghi all’Europa” (Corriere della sera, 11 e 13.2). “La sveglia di Draghi” (Giornale, 13.2). “Draghi e Letta protagonisti sferzano i 27” (Repubblica, 13.2). “Draghi e Letta: la sferzata” (Stampa, 13.2). “Draghi sbrana l’Europa, nuovo allarme” (Affaritaliani.it, 12.2). Essendo due che in Italia hanno fallito su tutto, cosa potrà mai andare storto in Europa?
Agendine. “L’ora di Draghi e Letta: a Bruxelles piace la ricetta made in Italy” (Repubblica, 12.2). “Se laUe imbocca la strada giusta. Due eventi chiave in 24 ore: i dossier Draghi e Letta tornano in gioco” (Goffredo Buccini, Corriere della sera, 12.2). Se li strappano tutti di mano.
Vannacciov/1. “Innanzitutto mi chiederei chi ha scritto il libro ‘Il mondo al contrario’, il testo che lo ha portato alla ribalta, che ci ha fatto scoprire il generale (Vannacci, ndr). Ogni capitolo ha un mano diversa, uno stile diverso: è un prodotto assemblato anche perché, mi creda, un generale difficilmente ha tempo di scrivere libri. Ho come l’impressione che sia un prodotto dei russi e basterebbe chiedere a un linguista” (Giulio Tremonti, Foglio, 14.2). Ha stato Putin nei suoi numerosi travestimenti.
Vannacciov/2. “I libri di Vannacci. Amendola (Pd): ‘Sento di russi che comprano il suo libro. Mi farei qualche domanda’” (Foglio, 7.2). Prima lo scrivono, poi lo leggono.
Esondazioni. “La procura di Milano esonda sui rider. Glovo sotto controllo giudiziario” (Foglio, 10.2). Non puoi più neppure schiavizzare in pace.
Mario Appendino. “La paura delle ruberie e delle cattedrali nel deserto non può essere un disincentivo a organizzare grandi eventi o realizzare grandi opere. Era la regola dei 5Stelle” (Massimo Giannini, Venerdì, 13.2). Quindi Monti che rinunciò alle Olimpiadi a Roma era grillino e la Appendino che portò gli Atp Finals a Torino era montiana.
Il titolo della settimana/1. “Zelensky dà una lezione sulla democrazia agli italiani che fiancheggiano Putin” (Marco Bentivogli, Riformista, 12.2). Dev’essere stato quando ha abolito gli 11 partiti di opposizione.
Il titolo della settimana/2. “Petrecca è soprattutto colpevole di non avere lo sponsor giusto” (Maurizio Belpietro, Verità, 11.2). Più che altro di avere gli occhiali sbagliati.
Il titolo della settimana/3. “Buttiglione e Formigoni: i cattolici del Sì (giusto) temuti dai signori del No” (Francesco Damato, Libero, 11.2). Ma mai quanto gli Avventisti del Settimo Giorno del Sì.
Il titolo della settimana/4. “Il Pd chiede la testa anche di Cerno” (Libero, 10.2). Testa? Quale testa?
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Visto che c’ è la prova TV . Basterebbe mettere la regola che per simulazioni non viste dalla terna arbitrale ma vista dalle telecamere, si prendono 5 giornate di squalifica. Secondo me la smettono di fare sceneggiate
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“(Di Marco Travaglio) – Troppe piste. “C’era chi diceva che la pista non si sarebbe mai fatta… oggi, due ORI in mezz’ora. Avanti tutta!” (Matteo Salvini, vicepremier Lega, X, 11.2). Prossima volta fanne cinque, di piste da bob a Cortina. Così di ori ne vinciamo dieci in mezz’ora o cinque in un quarto d’ora.”
Sarei curioso di sapere, chi poi può accedere alle piste da bob, slittino ecc…ultimate le olimpiadi e, a che prezzo al “pubblico”…
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La sensazione che ho quando leggo il”Mi faccia il piacere” di Travaglio è quella del “déja vu ” . I personaggi sono sempre gli stessi e ripetono le stesse idiozie . Del resto la logica degli schieramenti non consente battitori liberi .
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