Se fosse capace di correggere i propri errori, l’opposizione di sinistra dovrebbe leggere con attenzione l’articolo di un avversario come Marcello Veneziani (“La Verità” dell’11 febbraio scorso), là dove l’autorevole firma di destra scrive che “la principale fonte di consenso per Giorgia Meloni e il suo governo è la sinistra, ciò che dice, ciò che fa, ciò che odia, ciò […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Se fosse capace di correggere i propri errori, l’opposizione di sinistra dovrebbe leggere con attenzione l’articolo di un avversario come Marcello Veneziani (“La Verità” dell’11 febbraio scorso), là dove l’autorevole firma di destra scrive che “la principale fonte di consenso per Giorgia Meloni e il suo governo è la sinistra, ciò che dice, ciò che fa, ciò che odia, ciò che disprezza”. Tanto più quando il “vittimismo” diventa “un’arma politica che la Meloni e i suoi usano con disinvolta frequenza, pure come distrazione dai fatti reali e dai problemi incombenti”. Un “uso spregiudicato e furbo del vittimismo che tuttavia risale a fatti e opinioni realmente […] espressi dalla parte avversa”. Siamo invece meno d’accordo quando Veneziani scrive che “TeleMeloni la fanno Floris, la Gruber e compagni”, poiché si tratta di trasmissioni dove la voce della destra è sempre garantita (e se risulta poco efficace non è colpa dei conduttori, vedi la recente figuraccia di Matteo Salvini a “Otto e mezzo”). Ma, soprattutto, perché quei format si rivolgono a un pubblico vasto e consolidato generalmente ostile all’attuale governo e senza avere la pretesa di convincere i fan della destra ad abbracciare l’opposizione. Così come, al contrario, sul fronte della destra televisiva, Rete 4 si rivolge a un pubblico favorevole alle posizioni di FdI, Lega e Forza Italia pur ospitando politici e commentatori che così non la pensano.

[…] Insomma, a ciascuno il suo programma, anche se a una quarantina di giorni dal referendum sulla giustizia sarebbe più interessante capire in che modo sia il Sì che il No, quasi appaiati nei sondaggi, siano in grado di convincere quel 20 per cento circa di indecisi, assolutamente decisivi. Di cui, probabilmente, Veneziani coglie il disagio astensionista quando si dice disgustato dalla visione “di quella caricatura di guerra civile, agguati e vittimismi, più tanta fuffa e muffa”. Una “giostra cinica, umiliante, feroce”, sulla quale sono in tanti coloro che non vogliono salire. Si tratterebbe di spiegare ai cittadini, soprattutto a quelli in bilico, il merito del referendum anche se il tema della separazione delle carriere appare ai più distante, se non addirittura incomprensibile. Ovvio che con la tecnica del partito preso non si fa altro, a destra come a sinistra, che convincere chi è già convinto, le cosiddette tifoserie. A meno che, nei giorni che mancano, il quesito non venga ulteriormente “politicizzato”, da entrambe le parti. Sarà allora che la battaglia divamperà tra chi, attraverso il Sì, intende surclassare Pd, M5S e Avs, oltre a sottomettere la magistratura. E l’esercito del No che con una vittoria darebbe una spallata al governo Meloni dalle conseguenze imprevedibili. È probabile che andrà a finire così, ragion per cui alla potenza di fuoco del Sì pronto a manipolare perfino i sospiri, il No dovrebbe evitare di fornire munizioni polemiche e di cadere nelle trappole mediatiche. In ogni caso, prepariamoci a mettere i materassi alle finestre. […]