Mai sottovalutare i tesori che si possono incontrare scavando dove non guarda nessuno

(Gianluca Nicoletti – lastampa.it) – Ancora un indomito combattente della dura e sanguinosa guerra al politicamente corretto. Il comico Andrea Pucci si è guadagnato il sostegno delle massime cariche dello Stato, in quanto vittima (auto immolata) del pensiero unico, dell’egemonia culturale, di quella parte della popolazione che oramai viene definita con un termine onnicomprensivo “la sinistra” o “i sinistri” o, per i più strutturati con nostalgie ottocentesche, “i progressisti”. Non è il primo dei comici che si conquista il plauso delle destre, in quanto espressione di una vox populi liberata dal giogo ideologico del dovere fare attenzione al linguaggio, ai diritti delle minoranze, al rispetto per chi fa scelte affettive e sessuali fuori dai canoni più comuni. Angelo Duro si era già felicemente prodotto nel medesimo rischiosissimo esercizio, che poi sarebbe quello di aver intuito da che parte tiri il vento in questo frangente storico e di seguire l’onda. Ancora prima ci fu il caso di Pio e Amedeo, che rappresentavano due rozzissimi uomini pugliesi, chissà perché a un certo punto pure loro si sono dovuti arruolare nella crociata del politicamente scorretto, attribuendo un valore “politico” a una divertente parodia della pugliesità burina. Naturalmente a dare esistenza e spessore ideologico a signori sono in primo luogo le critiche degli scandalizzati. Per ogni richiesta di scomunica, un comico mediocre diventa un eroe del libero pensiero da tutelare. Riflettiamo piuttosto sul fatto che esista una vastissima fetta di popolazione a cui fanno ridere ancora le battute razziste, sui gay, sulle anomalie fisiche, sulla femminilità descritta per stereotipi.
Chi non ride non lo fa per infezione di politicamente corretto, pensa solo che non siano più attuali atteggiamenti di insulto a categorie umane in condizioni di fragilità. Non siamo diventati più buoni, pensiamo piuttosto che sia vecchiume stantio il libero bullizzare chi ha meno difese. Per amore di leggerezza preferiamo evitare ad altri afflizioni, imbarazzi, sensi di vergogna. Essere civilizzati non significa censurare parole, per usarne altre edulcorate; a volte significa conservare memoria del passato. Ci fu un’epoca in cui ci si abituò a definire “parassiti” dei nostri concittadini, ci si abituò talmente che quando furono deportati per essere sterminati la maggior parte di noi fece finta di nulla.
Pucci non è nemmeno un comico, ma un intrattenitore da spiaggia che riesce solo a suscitare grasse risate. Rinunciando al Festival ha fatto però una magra figura, raggiungendo così l’apice della sua carriera e facendo venire alla luce i suoi migliori estimatori.
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Non so, con quella faccia da Ivan il terribile o Jack lo squartatore, come lo si possa definire un comico. A meno che diverta assai l’espressione truce di un tizio che ti sta per strangolare o tagliare la gola.
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Mi chiedo tutta sta’ pubblicità aggratisse quando gli sarebbe costata al signor Pucci🤔
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