Una rilevazione interna dà il “No” in salita. Eventi con Giorgia il 13 a Milano e il 18 a Napoli. Ma il partito si divide. “Siamo partiti in quarta e adesso scendiamo a patti con la realtà”, dice un dirigente di Fratelli d’Italia in vista della direzione nazionale convocata per oggi, che avrà un punto principale all’ordine del giorno: il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo. La preoccupazione, nel partito, aumenta.[…]

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – […] “Siamo partiti in quarta e adesso scendiamo a patti con la realtà”, dice un dirigente di Fratelli d’Italia in vista della direzione nazionale convocata per oggi, che avrà un punto principale all’ordine del giorno: il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo. La preoccupazione, nel partito, aumenta. Il comitato del “Sì” supervisionato da Palazzo Chigi e guidato da Nicolò Zanon e Alessandro Sallusti non sta funzionando, i sondaggi mostrano una tendenza verso il pareggio tra “Sì” e “No”, la comunicazione non è efficace e ai piani alti del governo si sta iniziando a valutare quali siano gli effetti politici di una possibile sconfitta.
In queste ore sulle scrivanie dei dirigenti di via della Scrofa è arrivato un sondaggio commissionato dal partito che dà il “Sì” in vantaggio, ma più moderato rispetto a due mesi fa: 7-8 punti avanti. Un margine che inizia a far preoccupare i vertici del partito che a fine anno fotografavano un distacco di 20 punti tra il “Sì” e il “No”. Ed è per questo che questa mattina, durante la direzione nazionale, la principale richiesta che arriverà a dirigenti e parlamentari sarà quella di mobilitarsi sul territorio come già scritto dal responsabile organizzazione del partito Giovanni Donzelli in una circolare inviata il 3 febbraio agli iscritti. “Il nostro problema non è che i nostri votino Sì, ma che vadano a votare”, è il senso del ragionamento ai piani alti di FdI ipotizzando una mobilitazione massiccia dopo le Olimpiadi e Sanremo. […]
Questa mattina, invece, non si dovrebbe parlare dell’impegno diretto […] della premier Giorgia Meloni (che non sarà presente perché in missione in Etiopia) negli ultimi giorni della campagna: gli alleati, a partire dal leader di Forza Italia Antonio Tajani, vorrebbero organizzare due comizi comuni del centrodestra, ma il partito è diviso sull’opportunità o meno che la presidente del Consiglio scenda in campo direttamente. A favore sono il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (che lo ha detto due giorni fa al Foglio) e il presidente del Senato Ignazio La Russa, che avrebbe chiesto alla premier di fare un comizio nella sua Milano. Ci sono già due date segnate in rosso: il 13 marzo nel capoluogo lombardo e il 18 in quello campano. Più dubbiosi il ministro della Difesa Guido Crosetto, ma anche i dioscuri di Meloni a Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari (responsabile della comunicazione del governo) e Alfredo Mantovano, che vedrebbero più rischi che benefici dalla politicizzazione del referendum. Ieri intanto è scesa in campo direttamente la sorella della premier, Arianna Meloni, con un’intervista al Corriere.
Parallelamente il comitato del “Sì” non sta funzionando come previsto. Palazzo Chigi non apprezza una comunicazione basata solo sul tentativo di provare a “smontare” le uscite del “No” e ha chiesto un cambio di passo, anche se le parole di Nicola Gratteri hanno dato un po’ di linfa comunicativa al comitato. Eppure l’obiettivo è quello di provare a tentare una comunicazione più aggressiva, oltre alla collaborazione con il profilo social Welcome to Favelas (che brandizza con un grosso “Sì” tutti i post).
Resta però il problema delle iniziative e dei dibattiti. Martedì a Milano il comitato organizzerà un evento dal titolo “Giuristi per il Sì” nell’aula magna del Tribunale di Milano con figure importanti dell’avvocatura milanese tra cui l’ex legale di Silvio Berlusconi, Gaetano Pecorella. L’idea era quella anche di invitare il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma alla fine si è preferito evitare, nonostante il ministro inizierà a breve un tour in giro per l’Italia oltre a moltiplicare la sua presenza in televisione. […]
Più difficile, invece, organizzare dibattiti con esponenti del “No”. In queste ore al comitato del “Sì” si sente il bisogno spasmodico di organizzare confronti pubblici e in tv con i testimonial contrari alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Una condizione che certifica la difficoltà da parte di chi, di solito, è in svantaggio e cerca di recuperare. Il tentativo è stato fatto anche direttamente con alcuni frontman del “No”, tra cui Gratteri, ma senza fortuna.[…]
"Mi piace"Piace a 3 people