Servizi non firmati nei tg da oggi contro le mancate dimissioni del direttore di RaiSport. E salta fuori il caso delle sue spese pazze

(di Giovanna Vitale – repubblica.it) – Si chiama sciopero bianco, e non per via della neve che tante gioie sta regalando agli atleti azzurri. È la forma di protesta decisa dall’UsigRai per spingere l’azienda a prendere provvedimenti contro Paolo Petrecca, il direttore meloniano di RaiSport artefice dell’imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi invernali, sbertucciata dai giornali di mezzo mondo. Per i vertici Rai un motivo non sufficiente per prendere in considerazione la richiesta di dimissioni invocata da più parti.
Per tutta la giornata di oggi i giornalisti della Rai produrranno servizi e dirette senza firma. Un modo per garantire la copertura informativa su tg e web, come già da lunedì scorso fanno gli inviati della redazione sportiva, ma senza metterci la faccia. Inoltre, al termine di ogni edizione, verrà data lettura non di uno bensì di due comunicati per spiegare le ragioni del dissenso. Ché nella tv di Stato accade anche questo: la guerra delle note sindacali. La prima redatta dall’organizzazione più rappresentativa che ha proclamato lo sciopero; l’altra da UniRai, il piccolo sindacato di destra che lo ha subito.
Asciutto, di merito, per denunciare l’inerzia dei vertici dopo la figuraccia di Petrecca, il comunicato UsigRai: «Nonostante l’immagine di RaiSport e della Rai siano state danneggiate, nulla è avvenuto. Continueremo a difendere l’autorevolezza dell’informazione Rai per garantire a voi cittadini un servizio pubblico di qualità». Fluviale e pomposo per proteggere chi comanda, il secondo. Basta scorrere l’incipit: «UniRai crede nel servizio pubblico. Crede in una Rai capace di unire il Paese, di rappresentare l’Italia nel mondo». Nessun riferimento alle gaffe del direttore. Solo la rivendicazione degli ottimi ascolti delle Olimpiadi. Non a caso i piani alti di Viale Mazzini hanno rinunciato alla replica: basta quella degli “amici” del sindacato giallo. Epilogo della battaglia che ha infuriato nelle redazioni e spaccato il Tg1, dove il Cdr a trazione FdI ha resistito a lungo prima di essere costretto — dalle forti pressioni interne — a esprimere solidarietà ai colleghi dello sport. Tant’è che oggi in tanti temono il sabotaggio della guida suprema, Gian Marco Chiocci, pronto ad affidare i servizi ai fedelissimi disposti a firmare.
Intanto però i guai di Petrecca non sembrano finiti. Il 3 febbraio, durante una riunione con il capo del personale, sono state segnalate le spese pazze del direttore di RaiSport. Non solo la valanga di assunzioni, promozioni e gratifiche distribuite come mai prima. Ma pure il budget lievitato a dismisura: dacché si è insediato Petrecca avrebbe in fatti autorizzato consulenze esterne per 640mila euro in più rispetto all’anno precedente. Nel 2024, il budget delle rubriche — dalla Domenica sportiva a Dribbling, passando per Il 90° del sabato e Il processo in onda lunedì sera — ammontava a 1,7 milioni. Nel 2025 (da marzo imputabile all’attuale gestione) è schizzato a 2,34 milioni. Tutti a spese dei contribuenti.
Er Patacca, medaglia d’oro alle Olimpiadi del melonismo in Rai
Imprese da record. Non c’è solo la telecronaca che l’ha reso il giornalista più famoso al mondo. A Rai News (dov’è più volte sfiduciato) nella notte elettorale francese manda in onda il festival di Pomezia con la gentil consorte Alma Manera

(di Pino Corrias – ilfattoquotidiano.it) – Per dire come siamo messi: in questo preciso istante quel signore laggiù, gonfio di zazzera, prepotenza e autostima – in arte Paolo Petrecca – è il giornalista italiano più famoso al mondo. “Er mejo”, direbbe lui. In una manciata di giorni l’hanno citato i giornali e le tv del pianeta Terra, dalle Piramidi al New York Times, dal Manzanarre all’Asahi Shimbun, per la sua stratosferica telecronaca d’apertura delle Olimpiadi 2026, tre ore di scempiaggini e sfondoni, sbagliando lo stadio, gli atleti, la cantante, le squadre, l’attrice, per non dire della prosa, del tono, della pertinenza. E conquistando la prima meritatissima medaglia d’oro di conio italiano, quella intitolata alla farsa nazionale che – in sede storica – va da Roberto Farinacci ad Alvaro Vitali, passando per il Nando Mericoni di Alberto Sordi e i saluti romani di Colle Oppio.
Non lo sapevate prima, ma il nostro Petrecca, rinominato a furor di popolo Patacca, da un annetto è direttore della benemerita Rai Sport, direttamente in quota Giorgia Meloni. E prima ancora è stato direttore di Rai News 24, direttamente in quota Giorgia Meloni. Sempre vantandosi di mangiare, respirare e spalare in quota Giorgia Meloni. Marciando in suo onore ogni volta che è sveglio, presentandole il libro Io sono Giorgia nella bella aula comunale di Civitavecchia, mandando in onda i suoi comizi in versione integrale: “Mbè? Nun ce vedo nulla de strano! È ’na notizia, no?”. Ignorando con una alzata di spalle i malumori e le sfiducie che a intervalli regolari le sue redazioni “a eggemonia zecche rosse” votano a maggioranza in coda ai suoi disastri. Come quando a Rai News 24, proibì di mettere in rete la notizia che Fabio Fazio stava lasciando la Rai dopo 39 anni di massimi ascolti e altrettanti tormenti. Era il 14 maggio 2023 e mentre tutti i siti battevano la notizia, Petrecca avvertì via mail i suoi “pennivendoli”: “Per me Fazio che va via dalla Rai non è nemmeno una notizia. Non vi azzardate a mettere pezzi sull’argomento senza informarmi. Perché prendo provvedimenti”. E quando hanno provato a spiegargli che tutte le agenzie strillavano la notizia, ha fatto scattare il serramanico del suo me-ne-frego.
Altro disastro quando lanciò il titolone: “Assolto il sottosegretario Del Mastro” processato per avere spifferato documenti coperti dal segreto sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito, credendo che la richiesta dei pm fosse un anticipo della sentenza. E a chi gli consigliava prudenza, rispondeva: “Fidatevi ce vedo lungo io!”. Così lungo che la sentenza arrivò capovolta dopo poche ore, in forma di condanna per il sottosegretario e di figuraccia per il direttore. Che non contento, la sera delle elezioni in Francia, 8 luglio 2024, invece dello spoglio elettorale, che je frega de’ Macronne, manda in prima serata il Festival di Pomezia dove si esibisce Alma Manera, la “poliedrica artista” che è soprano, attrice, conduttrice, performer, giornalista. Ma soprattutto è la fidanzata (oggi sposa) der Petrecca che la applaude seduto e inquadrato in prima fila. Daje! Dopo l’ennesima sfiducia votata dall’85% della redazione di Rai News, il suo sponsor aziendale, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi – anche lui in quota Meloni, ci mancherebbe, nella nuova Rai conta solo il merito – lo manda a sbattere in cima a Rai Sport. Dove la redazione, nonostante d’abitudine navighi a destra, alza il sopracciglio e si mette in vigilante attesa, vista la fama del nostro Erostrato. L’approccio è una premessa: spostamenti, improvvise promozioni, amichettismo in purezza e nuovi collaboratori esterni scelti senza troppe spiegazioni. Anzi una sola: “Voi siete antichi, io so’ visionario!”. Talmente visionario che quando mette ai voti il suo primo piano editoriale, la redazione gli passa sopra con le ruote: 57 contrari 33 favorevoli. Riuscendo a fare pure peggio al secondo giro, un mese più tardi, quando i giornalisti respingono il nuovo piano editoriale, stavolta con i cingoli: contrari 70 voti, favorevoli 24.
Sembra spacciato. Invece no, lo protegge la rete dei camerati che hanno più di tutti a cuore il Servizio pubblico, da Maurizio Gasparri fino a Ignazio La Russa, e naturalmente a Giampaolo Rossi che fa il pesce in barile perché all’orizzonte ci sono le Olimpiadi che non vanno intralciate, meno che mai gli investimenti in cemento, gli incassi politici e quelli in pubblicità.
Passano le sue nomine, i suoi capricci, il suo contestatissimo ingaggio di Beatrice Pedrocchi, la nuova conduttrice di Il sabato al Novantesimo. Vengono autorizzati i contratti dei collaboratori anche quando si scopre che rispetto al 2024 le spese sono aumentate di 640 mila euro, non proprio noccioline, dopo i 2,5 milioni di tagli aziendali. Embè? “Io so’ l’direttore, voi no!”.
Paolo Petrecca, romano de Roma, 25 febbraio 1964, bazzica a destra da quando respira. È laziale militante. Da ragazzo si butta nelle tv locali, cominciando da Gbr. Prova a fare il radiocronista a Rtl 102.5. Nel 2001 entra in Rai, redattore al Tg2 in quota Alleanza nazionale. Scala qualche promozione per una ventina d’anni. Galleggia. Fino a quando – per equilibrare a destra le nomine – diventa direttore di Rai News, anno 2021, pescato da Carlo Fuortes, amministratore delegato Rai a sua volta uscito dalla famosa Agenda Draghi e oggi felicemente finito a dirigere il Maggio musicale a Firenze.
Petrecca battezza la propria nomina, 7 gennaio 2022, con un editoriale sul tricolore. Un capolavoro in prosa che ancora garrisce al vento digitale: “Siamo parte di un tutto, siamo parte di una sola Patria, riunita sotto un’unica Bandiera, il Tricolore. Viva la Bandiera, viva l’Italia!”.
A marzo 2025 lo issano allo Sport. E a chi gli chiede come mai tanta fortuna, risponde: “Ho le spalle coperte”. Tanto coperte che quando salta il telecronista ufficiale delle Olimpiadi, Petrecca agguanta l’occasione della vita. Dice: “Ce penzo io!”. Provano a dissuaderlo, ma niente. Lo muove la vanteria di chi non sapendo nulla, crede sia tutto facile: che ci vuole? Non conosce le facce, le bandiere, i nomi delle delegazioni. Scambia Kirsty Coventry, la presidentessa del Comitato olimpico per la figlia di Mattarella; la squadra brasiliana per quella bulgara. E siccome non gli piace il rapper Ghali, proprio come non gli piaceva Fazio, neanche lo nomina. La figuraccia è mondiale. La redazione toglie le firme dai servizi e annuncia lo sciopero appena finiranno le Olimpiadi. L’azienda fa il mea culpa in sordina, mentre l’ad Rossi se ne sta prudentemente sotto le coperte. Dicono che la Rai abbia fatto fatica a convincere Er Patacca a rinunciare alla prossima telecronaca di chiusura. Ora che è famoso, devono avergli promesso la Cnn.
si sciopera per un collega meno dotato e non per Mediaset che ti ruba il lavoro?
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Fanno lo sciopero hahahahha… per la qualità della Rai no?…. hahaha… guardano la luna e non vedono il dito.
In vigilanza c’è solo il presidente…il resto è m3rdaset al completo!
La Rai è stata con la legge Mammì…sewmpre di B. ed è rimasta sempre di sforzaitalia con la meloni anche di più.
Pensate paghiamo il canone per aiutare m3rdaset.
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lombroso santo subito
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