
(Tommaso Merlo) – Lo hanno ammesso loro stessi, questa riforma della giustizia è il sogno di Berlusconi. Un premier che umiliò il parlamento per anni trasformandolo nel suo studio legale allo scopo di sfuggire dai processi e dalla galera. Una delle pagine più buie della nostra Repubblica, con la politica che depenalizzò i crimini di Berlusconi e manomise le procedure processuali per far finire tutto in prescrizione invece di occuparsi del paese. Col risultato che mentre il grande capo fuggiva e si arricchiva, il paese arrivò sull’orlo del baratro e fu costretto a dimettersi al terzo giro di giostra. Berlusconi non ha mai ammesso nulla e ha sempre dato la colpa dei suoi guai giudiziari a giudici politicizzati che lo perseguitavano. E il suo sogno era quindi questa riforma e cioè sottomettere la giustizia al potere politico in modo che dei giudici amici, lo lasciassero in pace. Un sogno infranto per lui, ma realizzato per Trump che piazzando anche lui i suoi avvocati e i suoi tirapiedi nei ruoli strategici, ha ridotto il Ministero della Giustizia e l’FBI in bracci armati con cui perseguita nemici politici ed insabbia scandali scomodi a partire da quello Epstein. E quei pochi passi indietro che è stato costretto a fare, si devono alle corti che non è ancora riuscito a corrompere con qualche giudice amico. Un uso politico della giustizia senza precedenti che sta facendo tremare quella già malconcia democrazia. Con oligarchi pedofili nemmeno indagati e poveri cristi prelevati violentemente da casa loro e spediti in campi di concentramento anche se innocenti. Davvero spaventoso. Anche perchè Trump è l’idolo di una internazionale nera di cui il nostro governo fa parte. Un filone ideologico che ha in comune il fastidio verso qualunque potere indipendente dal ducetto di turno. C’è quindi davvero poco da fidarsi anche perché han detto che questa riforma è solo il primo passo, già, e in una direzione sbagliatissima. La nostra Costituzione è figlia di certi tragici errori ed è ad essa che ci dobbiamo affidare. L’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario è un pilastro portante della nostra democrazia. Se viene intaccato i cittadini non sono più uguali davanti alla legge e si rischia di venire perseguitati dai potenti di turno. La Giustizia va piuttosto resa ancora più altra superando correntismi e rapporti incestuosi, altro che sottometterla. Per ammissione degli stessi promotori, la Giustizia italiana ha un sacco di problemi e questa riforma non ne risolve nessuno. Dall’infestazione burocratica e la disorganizzazione che la paralizza, agli scarsi mezzi che la azzoppano. Una giustizia che sovente fa cilecca e si rileva troppo debole coi delinquenti altolocati mentre le carceri scoppiano di poveracci. Non certo un caso. In un paese tradizionalmente farcito di criminali in giacca e cravatta e tailleur come l’Italia, la politica ha sempre preteso il privilegio non solo di non rispondere dei risultati raggiunti, ma anche dei crimini commessi. Ma in un paese civile, la Giustizia è un patrimonio di tutti e non va riformata a colpi di maggioranza. E se il parlamento non è in grado di farlo cooperando, che perlomeno la lasci stare e non faccia danni. Un mega No dunque, per una riforma sbagliata e nel momento sbagliato. Prima di ficcare il naso nella Giustizia, questo governo avrebbe un sacco di cose da fare. L’Italia sta letteralmente sparendo mentre i superstiti precipitano in una vita sempre più indecente e questo governo non muove un dito. Invece di occuparsi dei problemi dei cittadini, si occupa di se stesso, del proprio potere, di beghe di palazzo che peggiorano la democrazia invece di migliorarla. Davvero un mega No per l’indecente riforma e per chi la propone. La speranza è che gli italiani politicizzino il referendum e diano una sonora lezione ad uno dei governi più infimi della storia repubblicana. Un governo inetto e muto che quando si degna di aprire la bocca non dice nulla, un governo inconsistente che quando si schiera lo fa puntualmente dalla parte sbagliata della storia. Il governo più a destra dal ventennio che certifica il regime del pensiero unico neoliberista in cui ci troviamo. L’unica differenza tra gli schieramenti sono i rigurgiti ideologici da cui pescano per far finta di essere diversi e raccattare gli elettori superstiti, poi una volta nei palazzi si omologano. Un governo insulso che capita in un momento storico drammatico come a ricordarci che la politica è una cosa seria e sarebbe ora di tornare a farla seriamente rimboccandosi le maniche per un cambiamento radicale.