(Gioacchino Musumeci) – No, la Rai non è stata sempre così e no, non si può dire che siccome la censura esisteva anche prima, oggi col Governo Meloni le cose non sono peggiorate perché in fondo la premier fa come gli altri.

In fondo, sostiene più di qualcuno, le norme rovina Rai sono state scritte da Berlusconi e peggiorate da Renzi. Vero, ma se non erro norme immondizia si possono sostituire con leggi decenti nell’interesse dei cittadini, o in alternativa fingere interesse per i cittadini, scrivere millemila decreti sicurezza utili per reprimere il dissenso e nel frattempo, se è possibile peggiorare l’informazione pubblica pagata col canone.

Faccio altresì notare che la politica non dovrebbe interferire con la programmazione Rai, ma dato che il monopolio politico è universalmente accettato quale efficace strumento di controllo, sarebbe sempre possibile lottizzare senza ridurre le reti pubbliche a cortile di incompetenti propagandisti quali per esempio Petrecca o Boccia per nominare il meno peggio del pollaio. Sicuramente non sto là a creare casi politici su personaggi di nullo spessore ma non ho mai visto la Rai così disastrata.

Se ieri il piccolo schermo era in qualche modo sopportabile, è innegabile che la Tv megafono del governo esprima una drammatica deriva verso la postura illiberale ben rappresentata nel governo Meloni. Ma perché parlare della Rai? Perché è un indicatore dell’ideologia di chi occupa poltrone strapagate dai cittadini.

Nel bel paese di oggi siamo al paradosso democratico eppure si fa fatica ad accorgersene: l’unica opinione legittima è quella del governo, tra l’altro disposto e papagallare Washington che pappagalla Israele. Tutti gli altri sbagliano perché il principio della verità assoluta è nelle mani del governo capziosamente identificato nello Stato.

Il cittadino ligio dunque pensa come dispone il governo, annuisce davanti ai suoi vertici, e mette la sua intelligenza al servizio del potere, che significa mercificare la propria libertà . Chi non si allinea a questo modus vivendi avvilente non è solo nemico del governo o critico del potere, è nemico dello Stato e dei suoi cittadini. Ne discendono delegittimazione condanna di chiunque critichi l’operato del governo strumentalmente identificato nello Stato.

Confondere governo con Stato, consente ad un leader eletto dal popolo di sentirsi “legibus solutus”, cioè svincolato dalla legge. Non é così che funziona uno Stato di diritto. In caso contrario, un magistrato non avrebbe il diritto di processare un politico o un giornalista non potrebbe criticare il governo perché privi di consenso popolare. Esattamente ciò che accade oggi in Italia: “ Il governo eletto dagli italiani “ è la frase magica per legittimare ogni nefandezza possibile.

L’elemento trasversale nelle destre mondiali è proprio l’identificazione strumentale del governo nello Stato oltre la propaganda della grandezza dello Stato contrapposta alla crisi conclamata e la crociata forsennata contro il libero pensiero: in Israele chi critica il governo Netanyahu e ne sottolinea la linea genocida è nemico dello Stato di Israele e degli Ebrei. E questa regola del “Con me o contro di me”, è stata adottata da chi in Italia propone norme punitive contro chi osa ventilare che l’esistenza dello Stato di Israele non sia qualcosa su cui farsi domande al di là del diritto inalienabile all’autodeterminazione di ogni popolo purché non sia Palestinese. Altrettanto Chi critica Trump è nemico dell’America e degli americani; chi critica il governo Meloni è contro l’Italia, gli italiani, i suoi valori fondativi e un sacco di altre puttanate. Da qui la guerra forsennata contro l’informazione non allineata, e naturalmente il potere giudiziario, ultimi baluardi democratici rimasti in piedi prima che il potere esecutivo non sia in grado di imporre i propri diktat anche a questi.