I pm di Milano hanno iscritto sul registro degli indagati il commercialista a seguito della vicenda del documento di 36 pagine, senza firma né data, finito in formato digitale agli atti dell’inchiesta nata dalla denuncia dello stesso Bellavia per furto di dati

(ilfattoquotidiano.it) – Gian Gaetano Bellavia, commercialista, consulente di pm e giudici e della trasmissione Report, è stato iscritto dalla Procura di Milano per un’ipotesi di violazione della legge sulla privacy per il caso dell’archivio con più di un milione di file e del “papello” con un elenco di nomi di imprenditori, attori, politici e finanzieri, che ha sollevato nelle scorse settimane polemiche politiche e interrogazioni parlamentari. Bellavia è stato vittima di un maxi furto di file dal suo studio: l’ex collaboratrice Valentina Varisco, finita a processo con citazione diretta a giudizio della pm Paola Biondolillo, avrebbe copiato e sottratto quasi 1 milione di file ad “altissima sensibilità” su 104 nomi di personalità pubbliche.
I pm Biondolillo ed Eugenio Fusco con il Procuratore di Milano, Marcello Viola, hanno iscritto sul registro degli indagati il 71enne consulente a seguito della vicenda del documento di 36 pagine, senza firma né data, finito in formato digitale agli atti dell’inchiesta nata dalla denuncia dello stesso Bellavia. Nessuno, finora, è stato in grado di spiegare come quel documento sia entrato nel fascicolo digitale dopo la chiusura delle indagini preliminari, a giugno 2025. Bellavia aveva parlato di spezzoni di “mail” riservate inviate al suo primo difensore, Gian Luigi Tizzoni, in cui ipotizzava che il movente della ex collaboratrice, nel frattempo finita a lavorare per alcune agenzie investigative, fosse legato all’elenco di nomi della politica, l’economia, la finanza o personaggi noti di tv e spettacolo che sarebbero estrapolati dalla copiatura dei file.
Il commercialista e consulente di Report potrebbe essere sentito nelle prossime settimane dai magistrati che indagano sulla vicenda e che nelle scorse settimane hanno già visionato i contenuti dell’archivio. Il suo legale, Luca Ricci, ha già fatto sapere alcune settimane fa che quell’elenco di soggetti comparivano nelle “relazioni di consulenza tecnica” affidate negli anni a Bellavia da numerosi pm e che il super-consulente aveva il potere/dovere di conservarle “per 10 anni”. Circostanza che serve ad esempio in caso di testimonianza in un processo, ad anni di distanza dalle indagini, nato dalla propria attività di consulente. Per il legale è un “archivio storico” delle attività. La ex collaboratrice avrebbe sottratto anche carte sottoposte dalla trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci all’esperto, e non viceversa file acquisiti da Bellavia nella propria attività per i magistrati poi forniti al programma di Rai3.
cioè una dipendente infedele,
poi collaboratrice di agenzie investigative (lavorava per Bellavia sotto copertura?),
gli ruba dei dati e lui viene indagato?
l’odore di fogna di spionaggio arriva fino a qui
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La puzza di ignoranza oltre che di idiozia, ma quella è una costante, arriva pure in Svezia.
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Come al solito non hai letto l’articolo e spari cazzate
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Non c’è condanna né prova di reato compiuto da Bellavia; l’iscrizione nel registro indagati serve a permettere agli inquirenti di chiarire i fatti.
Se un collaboratore sottrae dati perché la loro custodia non era sufficientemente protetta, il titolare (qui Bellavia) può essere ritenuto responsabile per negligenza.
Se Bellavia aveva misure di sicurezza adeguate: Password, backup protetti, controlli accessi ecc.; allora è difficile dimostrare anche la sua colpa; il furto sarebbe responsabilità della collaboratrice.
Al massimo, Bellavia rischia una colpa per mancata custodia o negligenza nella protezione dei dati.
Non rischia condanne per il contenuto dei file, né per averli diffusi.
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mi ricorda tantoil caso Genchi.
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