(Raffaele Pengue) – Guardia Sanframondi è a un bivio. Non è retorica, non è allarmismo: è la cruda realtà di un paese che sta scivolando nell’irrilevanza. Esclusa dalla lista sui Comuni Montani in Campania, relegata al ruolo di Paese marginale, ecc… Mentre discutiamo, mentre rimandiamo, mentre ci culliamo nelle solite dinamiche clientelari, Guardia muore. Un abitante alla volta, un servizio alla volta, un’opportunità alla volta.

Guardia, però, ha una ricchezza straordinaria: i Riti Settennali. Una tradizione unica che richiama migliaia di persone e dimostra che questo paese, quando vuole, sa essere vivo. Ma è vita che nasce dal basso, dalla fede popolare, non da una visione amministrativa. I Riti esistono non grazie alla politica locale, ma nonostante essa. Per il resto del settennato resta il silenzio. Quello vero. Non resta che sperare nel Museo, da realizzare (forse) grazie al PNRR.

Già, il PNRR. Un’occasione storica per i piccoli comuni come Guardia: risorse, strumenti, possibilità di invertire la rotta. Altrove sono nate cabine di regia, progetti strutturali, collaborazioni con tecnici e università. A Guardia, invece, ancora oggi, al termine del mandato, regna l’opacità. Quali progetti sono stati finanziati? A che punto sono? Con quali tempi? Nessuno lo sa. Forse nemmeno chi governa.

Il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Quasi mille residenti persi in vent’anni. Non sono numeri su un foglio di carta: sono famiglie che hanno scelto di costruire altrove il loro futuro perché qui non ne vedevano più uno. Sono giovani che non tornano. Sono case che si chiudono. Sono negozi che abbassano la saracinesca per sempre. E mentre la popolazione cala, i servizi collassano. Le scuole arrancano. La sanità è un miraggio: per un’emergenza preghi di arrivare in tempo. Il degrado urbano avanza: strade dissestate, spazi pubblici abbandonati, un centro storico che marcisce nell’indifferenza.

L’amministrazione Di Lonardo c’è stata, certo. Sui social, soprattutto. Foto, post, slogan. Cinque anni fa lo slogan era “EsserCi”. E bisogna riconoscerlo: ci sono stati quando il liceo scientifico chiudeva, quando la scuola ha perso l’autonomia ed è stata accorpata a Cerreto Sannita e il Liceo scientifico chiudeva per mancanza di studenti. Ci sono stati mentre il centro storico continuava a crollare. Ci sono stati mentre i giovani facevano le valigie. C’erano, sì. Ma a guardare da un’altra parte.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: cinque anni di immobilismo per un paese che ogni anno perde un pezzo di futuro. Passeggiare in quel che resta del centro storico di Guardia è come visitare Pompei. Solo che non c’è stata la lava: c’è stata l’incuria. Sporcizia, erbacce, case che crollano, edifici vandalizzati, chiese abbandonate: pezzi di identità lasciati andare. Il castello resiste più per inerzia che per una vera politica di tutela. Poi arriva lo scatto al tramonto, l’hashtag #GuardiaBella, e l’illusione è servita. Almeno online.

Ma il paradosso si è consumato quando, qualche settimana fa, durante un dibattito pubblico, il sindaco ha parlato come un osservatore esterno, preoccupato per il futuro del paese. Dopo cinque anni di amministrazione. È come se il capitano del Titanic, dopo l’iceberg, commentasse: “Che disastro, questa nave, qualcuno dovrebbe fare qualcosa”. Già. Qualcuno. Ma il capitano eri tu.

Questo è il bilancio di una classe politica che ha governato per troppo tempo, troppo male, troppo in funzione di sé stessa. Una politica autoreferenziale che ha scambiato il bene comune con la gestione del consenso, l’amministrazione con la distribuzione di favori, la visione strategica con la sopravvivenza elettorale.

Le prossime elezioni non possono essere l’ennesima partita a carte tra le solite famiglie politiche, l’ennesimo rimpasto di nomi già visti, l’ennesimo giro di valzer tra chi porta voti per meriti che nulla hanno a che fare con la competenza. Guardia ha bisogno di una rottura netta con il passato. Non servono pacchetti di voti, servono cervelli. Ha bisogno di mandare finalmente a casa chi ha prodotto questo disastro. Non per vendetta, ma per necessità. Non per rabbia, ma per sopravvivenza. E soprattutto, Guardia ha bisogno di un approccio completamente nuovo alla politica locale. Basta con la logica “mi candido perché ho un pacchetto di voti”. Basta con la ricerca ossessiva del consenso a ogni costo. Basta con le liste composte per equilibri interni, appartenenze familiari, promesse sussurrate nei bar. Servono competenze. Servono idee. Serve visione. Serve una vera Rinascita Guardiese.

Questo è un appello diretto a chi ha davvero a cuore Guardia, senza mediazioni: se hai competenze professionali, se hai studiato, se hai esperienze fuori da questo paese, se hai idee su come invertire la rotta, questo è il momento di fare un passo avanti.

Rinascita Guardiese c’è e ci sarà. Guardia Sanframondi non è condannata al declino. Ma il tempo per invertire la rotta si sta esaurendo. Ogni anno che passa con la stessa logica politica, con gli stessi metodi, con le stesse facce, è un anno perso. E non possiamo più permettercelo. Chi ha a cuore questo paese non può più restare a guardare. Non può più delegare. Non può più dire “tanto non cambia nulla”. Perché se non cambia nulla, Guardia semplicemente scomparirà. Non con un evento drammatico, ma con il silenzio progressivo di un paese che smette di esistere.

Le prossime elezioni sono l’ultima occasione per dimostrare che Guardia vuole vivere. Che i guardiesi non sono disposti a essere gli spettatori della propria estinzione. Che questo paese merita di più di una politica che lo ha tradito. Mettetevi in gioco. Non per ambizione personale, ma per responsabilità collettiva. Non perché avete voti da offrire, ma perché avete competenze da mettere al servizio della comunità.

Chi è pronto a mettersi in gioco, si faccia avanti. Adesso.