Tra le migliaia di email non c’è nessun riferimento al filosofo – autore di saggi contro il potere – quale beneficiario delle prestazioni sessuali, ma emergono viaggi e soggiorni pagati dal pedofilo. Chi ha letto i libri e seguito il contributo al dibattito pubblico offerto negli anni da Noam Chomsky, linguista del MIT e punto di riferimento della sinistra radicale prima che un ictus lo colpisse nel 2023 a 95 anni, da giorni si chiede attonito cosa avesse da spartire un pensatore come lui col […]

(di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] Chi ha letto i libri e seguito il contributo al dibattito pubblico offerto negli anni da Noam Chomsky, linguista del MIT e punto di riferimento della sinistra radicale prima che un ictus lo colpisse nel 2023 a 95 anni, da giorni si chiede attonito cosa avesse da spartire un pensatore come lui col criminale Jeffrey Epstein, come emerge dai documenti che il Dipartimento di Giustizia Usa ha reso pubblici […]
La moglie di Chomsky, Valeria, ha voluto chiarire che la relazione con Epstein riguardava solo incontri di carattere culturale, essendosi costui presentato come una specie di mecenate e filantropo perseguitato dai media. “Noam”, scrive Valeria Chomsky, “gli ha parlato delle sue personali controversie politiche coi media. Epstein ha creato una narrazione manipolativa sul suo caso, a cui Noam, in buona fede, ha creduto. Ormai è chiaro che è stato tutto orchestrato, essendo almeno una delle intenzioni di Epstein quella di cercare di ripulirsi la reputazione associando il suo nome a uno come Noam”.
Possiamo prendere per buona questa versione? In effetti, tra le migliaia di mail con Chomsky, o con sua moglie, o coi suoi collaboratori in merito agli spostamenti dei Chomsky, non compare nemmeno un riferimento al filosofo quale beneficiario delle prestazioni sessuali che Epstein forniva ai suoi amici famosi. Tuttavia è quasi più incredibile, per chi conosce il rigore morale del linguista dalle sue opere, immaginare tra i due un rapporto alla pari basato sullo scambio intellettuale […] Com’è possibile che un pensatore lucido come Chomsky ci abbia messo tanto, dal 2015, quando conobbe Epstein, al 2019, quando questi venne arrestato per traffico di minorenni, ad accorgersi del livello della persona con cui aveva a che fare? E se ne è davvero allontanato, o sua moglie ha aspettato che il caso esplodesse per prendere le distanze dall’amico? È di qualche rilevanza che a fine febbraio 2019 Epstein riferì a un suo collaboratore di aver ricevuto consigli da Chomsky su come affrontare “l’orribile modo in cui viene trattato dalla stampa e dal pubblico”: “Il modo migliore per procedere è ignorarlo”, gli avrebbe detto Chomsky, visto che “l’isteria che si è sviluppata riguardo agli abusi sulle donne” “ha raggiunto il punto in cui mettere in discussione un’accusa è un crimine peggiore dell’omicidio”. Sei mesi dopo, Epstein si suicidò mentre era in custodia federale per le accuse di traffico sessuale.
[…] Abbiamo compulsato tra gli Epstein files per capire meglio la natura della loro relazione. Emergono centinaia di mail su eventi, viaggi, soggiorni e biglietti a spese di Epstein per i coniugi Chomsky. In una mail del luglio 2015 Epstein, che ha fatto studi di matematica senza laurearsi, dopo aver spiegato a Chomsky il suo punto di vista sulla differenza tra matematica e fisica, scrive che Valeria Chomsky è ancora “qui” e “non è stata capace di ripartire” dalla sua residenza di lusso, la stessa nella quale venivano compiuti crimini orribili su bambine e ragazze. Chomsky risponde con piaggeria che loro due, cioè Valeria e Epstein, sono “come Plutone con la sua luna”; al che Epstein replica: “Chi è Plutone?”, intendendo chi tra i due fosse più affascinato dall’altro. In un’altra mail, Chomsky chiede a Epstein consigli finanziari in merito a dissidi coi figli avuti dal primo matrimonio. In un altro scambio, Chomsky inoltra a Epstein una mail di una giornalista di BuzzFeed che gli chiedeva un parere in merito alle denunce di molestie, nell’ambito del MeToo, contro Lawrence Krauss, astrofisico e imprenditore, a cui Epstein aveva donato 250 mila dollari. In essa si rammarica: “In genere, quando vengono fatte denunce di questo tipo, devono investigare… Io e Valeria conosciamo molto bene Lawrence da anni e quel che dicono non è coerente con quanto sappiamo circa la sua vita e il suo carattere”. Epstein risponde: “Grazie Noam. Sono davvero dei viscidi… Hanno ripescato false accuse da Internet e ne hanno distorte altre… È molto deprimente”.
Chomsky ha dedicato un’infinità di saggi e articoli alla lotta contro il potere. Tutta la sua vita è stata improntata alla critica del modello americano, basato sulla competizione e il neoliberismo che dappertutto in Occidente ha applicato il principio esiziale per cui il denaro deve “sgocciolare” dai ricchi ai poveri. Ha sempre criticato la protervia degli Usa nel voler “esportare la democrazia” con le guerre, nonché il loro sostegno alle politiche di apartheid e pulizia etnica contro i palestinesi a Gaza e Cisgiordania.
Come poteva avere rapporti con Epstein, che finanziava l’Idf e fece da tramite tra il premier israeliano Netanyahu e la banca JP Morgan? Come è possibile che ancora nel 2019, ancorché 91enne, Chomsky non avesse avuto sentore dei veri traffici di Epstein? Possibile che i favori lussuosi che costui elargiva ai suoi ospiti – vacanze, cene, fatuità: il contrario della faticosa attività del pensare e del produrre valori che non coincidano col denaro – bastassero alla coppia per mantenere rapporti con lui?
[…] Nel dicembre 2018 Chomsky si lamenta con Epstein della censura e della cancel culture, senza rendersi conto che la “cultura del boicottaggio” non c’entrava nulla col caso Epstein e che anzi la sua critica era usata come cavallo di Troia dalla peggiore élite affaristica e pedofila: “Purtroppo le culture possono essere travolte dalla follia. Il nazismo, per esempio… Siamo in una di quelle fasi. È come cercare di discutere razionalmente con dei fanatici religiosi”. Epstein risponde che sta pensando di mandare al Washington Post un articolo che lo assolve dalle accuse per “favori sessuali su commissione”. Vi si legge: “Alcune delle donne da lui pagate avevano meno di 18 anni”, ma a sua discolpa cita “la testimonianza giurata di molte di loro che avevano mentito dicendo di avere 18 anni per essere ammesse a casa di Mr. Epstein”. Chomsky è dalla sua parte, e risponde con riflessioni sulla “coscienza” e la “vita mentale”. Ciò che emerge, è la totale impermeabilità del pensatore alla vita vera e al dolore delle vittime, dopo una vita spesa per dar loro voce. Credeva veramente che Epstein fosse una vittima del moralismo dei media e della giustizia americana.
Forse ciò che teneva Chomsky avvinto a Epstein era non il sesso, ma una forma imperdonabile di vanità. Certo questa commistione è emblematica della sudditanza che un certo ceto intellettuale, liberal, iper-colto, in teoria vicino ai deboli e agli sfruttati della terra, nutre per l’oligarchia dei miliardari in bitcoin e moneta sonante, capaci di costruire una rete di potere e influenza ai piani alti della società, tale da garantire impunità e pervertire il pensiero. Aveva ancora una volta ragione Marx: “Il denaro costringe le cose contrarie a baciarsi”.
Aiuto.
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Ah ok, quindi dato che Chomsky per qualche tempo, inconsapevole o meno, ha frequentato uno stupratore allora tutta la sua opera politica, intellettuale, scientifica e’ da buttare nel cesso perché con questo si e’ rovinato la reputazione per sempre ? Che Chomsky fosse edotto e accondiscendente che Epstein avesse abituali relazioni con minorenni, come la Ranieri vuol farci credere, io non lo penso. Se invece Epstein frequentava prostitute maggiorenni (come forse raccontava a Chomsky) quello era un eventuale problema suo con la legge dello stato. D’altronde ai tempi il Metoo diede origine a processi mediatici che coinvolsero diversi attori, giornalisti etc. (Kevin Spacey, Paul Haggis, Ronaldo). In questo clima di caccia al molestatore alcuni persero il lavoro sulla base di una sola accusa anonima, e in alcuni casi non seguirono né indagini né azioni legali. Per quanto ne so nel caso del movimento Metoo l’abuso si basava principalmente su un atteggiamento ricattatorio, nel caso delle minorenni abusate da Epstein invece realmente di ragazze che volontariamente si presentavano a casa sua per prostituirsi consapevolmente (vedi il docufilm di Netflix). Non capisco perché in questo articolo fastidiosamente moralista e integralista si dia per scontato che Chomsky dovesse avere sentore di tutta la m&rda in cui sguazzava Epstein. In ogni caso credo che il valore del free speech conti non solo per la mia libertà di espressione, ma anche per la libertà di parlare con chi più mi aggrada. E questo non significa sudditanza, ma al contrario magari semplicemente farmi una vacanza di qualche giorno al mare a casa di un ammiratore che mi stima e a a cui devo la compiacenza di una conversazione o di una corrispondenza occasionale.
Che poi Epstein fosse un agente del Mossad, questa è ancora un’ipotesi non del tutto dimostrata. Quindi non capisco perché invece il povero Chomsky dovesse, ai tempi, saperne di più di quanto ne sappiamo noi oggi.
Come dice la moglie: “Epstein ha creato una narrazione manipolativa sul suo caso, a cui Noam, in buona fede, ha creduto. Ormai è chiaro che è stato tutto orchestrato, essendo almeno una delle intenzioni di Epstein quella di cercare di ripulirsi la reputazione associando il suo nome a uno come Noam”.
Si chiede la Ranieri: “Possiamo prendere per buona questa versione?”. Chiedo io: “Perchè non dovremmo ?”
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vedo poi che qui Zhok la stessa cosa la dice un po’ meglio di me
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Si ha timore di dirlo, tanta è la pressione sull’uso della parola.
Ma quello che accumuna Epstein e Chomsky è l’origine culturale, sono tutti e due di famiglie ebraiche aschenazite
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Chiaro il senso dell’articolo; Chomsky è la negazione del sillogismo tipico del caso Epstein.
Normalmente sarebbe: Epstein è un criminale, Tizio lo frequenta quindi Tizio è colpevole.
Qui invece si tenta di costruire preventivamente una narrativa opposta, sostenendo( si fa per dire) che Chomsky, intellettuale rigoroso, critico nei confronti di un modello di potere, possa avere qualche responsabilità o qualche colpa morale per aver interagito con Epstein.
Chomsky allo stato delle conoscenze non è né colpevole, né innocente sul piano morale; quello giudiziario è un altro piano.
Resta il fatto che i due si frequentavano e che l’articolo, per come è sviluppato merita un solo aggettivo: patetico, perché ignora la natura dei rapporti tra i protagonisti.
Forse ciò che teneva Chomsky avvinto a Epstein era non il sesso, ma una forma imperdonabile di vanità.
Esprimi un giudizio, costruisci pure un articolo e scrivi FORSE?
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Beh in un certo senso Epstein “mecenate” lo è.
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