Il Paese e il governo sono in panne: così ora si parla di Pucci. Nel paese sottosopra che è l’Italia, in un momento storico devastante, il presidente del Consiglio pensa bene di parlare e riparlare di tal Pucci, uno dei comici più deboli e scontati di questo paese (che proprio in quanto debole e scontato gode da anni di un discreto successo). Giorgia Meloni non parla mai di Gaza; non dice nulla sulle atrocità dell’Ice del suo amico Trump; si nasconde puntualmente tutte le volte […]

(di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] Nel paese sottosopra che è […] l’Italia, in un momento storico devastante, il presidente del Consiglio pensa bene di parlare e riparlare di tal Pucci, uno dei comici più deboli e scontati di questo paese (che proprio in quanto debole e scontato gode da anni di un discreto successo). Giorgia Meloni non parla mai di Gaza; non dice nulla sulle atrocità dell’Ice del suo amico Trump; si nasconde puntualmente tutte le volte che le chiedono dei disastri del suo governo su migrazione, sicurezza, lavoro, trasporti eccetera; ha impiegato giorni per profferire anche solo mezza parola sulle calamità in Sicilia. Poi però, non appena scopre che Pucci non andrà a Sanremo, scatta sull’attenti e blatera sproloqui a uso e consumo della sua claque più verbalmente violenta. Tale reazione, ovviamente, viene ricalcata anche dai giornali di destra, pronti a tratteggiare Pucci come martire della libertà di pensiero e vittima della dittatura del politically correct (ciao core). Deliri e disonestà intellettuali a raffica, di cui il primo a godere sarà proprio Pucci, pronto a riempire ancora di più i palazzetti, sfruttando quello stesso “effetto Vannacci” che portò il generale a stravendere il suo libro d’esordio. La litania del “povero martire di destra” è stata salmodiata anche da Salvini, incidentalmente vicepresidente del Consiglio e ministro; Tajani (idem come sopra); e La Russa, addirittura presidente del Senato e seconda carica dello stato, che ha trovato pure il tempo per telefonare a Pucci esortandolo a cambiare idea (per fortuna non l’ha cambiata). […]
Ora: restare seri in questo paese, dove tutto diventa farsa a partire dalla tragedia, risulta sempre più complicato. Però proviamoci. Prima di tutto, essendo stato tra i primi a criticare (artisticamente) la scelta di Carlo Conti di affidarsi a Pucci come uno dei co-conduttori sanremesi, ribadisco che su quel palco ce lo avrei voluto e non ho mai chiesto la sua censura. Quella la chiedono gli idoli di Pucci. Lui doveva andare eccome a Sanremo: è un comico debolissimo (vale se va bene un centesimo di Giorgio Montanini) e ha fatto body shaming spinto e battute da trivio su Schlein, Bindi, eccetera, ma se lo ha scelto il direttore artistico, lui a Sanremo ci va. Fine. Se poi ha ricevuto insulti e minacce, ha la mia solidarietà (quella solidarietà che Pucci mai ha dedicato alle sue vittime). Ciò detto e ribadito, l’idea che questa Italia con le pezze al culo (ops) perda tempo a parlare di Pucci, dà la misura di quanto siamo ridotti male. E qui la colpa è tutta di Meloni e derivati. La Meloni […] che adesso frigna per Pucci, è la stessa che due anni fa attaccava la sinistra perché “in un’Italia piena di problemi” parlava del monologo sul 25 aprile di Scurati? È la stessa che vuole la libertà per i comici, ma ha chiesto al satirico Daniele Fabbri 20 mila euro per danni psicologici con una querela temeraria? O è la stessa che, quando era all’opposizione, non voleva che Rula Jebreal facesse “un monologo senza contraddittorio” a Sanremo “a spese dei contribuenti”? Meloni parla ora – seriamente! – della cacciata di Pucci come prova di una “spaventosa deriva illiberale della sinistra” (e sì che il suo governo, di derive illiberali, pare intendersene parecchio). Lo fa per tre motivi, tutti banali e puerili come lei. Il primo è che Meloni soffre da morire il fatto che, negli ultimi ottant’anni, la destra non ha partorito culturalmente quasi nulla (infatti gli tocca celebrare un pesce piccolissimo come Pucci). E questo la manda proprio via di testa (da qui il suo continuo blaterare di “egemonia culturale di sinistra”). Il secondo motivo è che Meloni è una delle più grandi frignone del mondo e adora rifugiarsi nel vittimismo. Il terzo è che tutto (le) serve come arma di distrazione di massa. Tutto. Persino Pucci. L’importante è spostare l’attenzione dal sistematico e smisurato fallimento del suo governo. Che pena. […]