
(Flavia Perina – lastampa.it) – ) – Lo chiameremo auto-editto, che è l’editto bulgaro – cacciatelo! – di chi si caccia da solo, incassa martirio e solidarietà, poi forse torna – già piovono gli appelli – con l’aureola di vittima del pensiero unico riabilitata dalla storia. L’auto-editto di Andrea Pucci col gran rifiuto di Sanremo («troppi insulti e minacce, lascio») mostra quanto il mondo meloniano superi in astuzia il vecchio mondo berlusconiano e persino il trumpismo che i comici li fa licenziare, o li querela per miliardi, o (manca poco) gli manda l’Ice a casa. Quel tipo di interventismo pronuncia anatemi e chiude trasmissioni trasformando gli avversari in eroi della libera informazione, della libera satira, del libero discorso democratico. La destra italiana è assai più astuta, occupa tutte le parti in commedia: è l’ente illuminato che assume Pucci (la Rai), è il licenziato (Pucci), è il licenziatore di se stesso (sempre Pucci), è l’indignato per il licenziamento (gli opinionisti amici di Pucci), è il paladino della libertà che chiede il reintegro (i politici amici di Pucci), e infine sarà, potrà essere, il generoso sovrano che recupera Pucci e gli restituisce Sanremo (la Rai, e il cerchio si chiude).
A quelli di sinistra resta il ruolo dei cattivi liberticidi ammazza-satira, anche se hanno fatto assai poco per meritarlo, qualche lamentela sui social, qualche valutazione di opportunità sulla foto a sedere nudo con cui Pucci ha annunciato il suo ingaggio a Sanremo, e si vorrebbe dire: in fondo è il minimo sindacale per un comico che li chiama abitualmente zecche e che si è fatto un seguito digitale (anche) bullizzando l’aspetto fisico di Elly Schlein e Rosy Bindi. Chissà cosa avevano in mente. Forse di preparare il trampolino per l’ondata critica al Festival della Canzone, che in mancanza di meglio è da un pezzo la fatale parata dell’identità italiana, l’evento che mette in mostra chi ha l’egemonia e chi la subisce. E tuttavia se Pucci ri-assumerà se stesso come spalla comica di Carlo Conti, a questo punto, potrà fare quel che vuole: chiamare al sì referendario, inneggiare alla remigrazione, tirarsi giù i pantaloni come ha già fatto su Facebook. Ogni critica sarà «spaventosa deriva illiberale della sinistra», e amen.
Si vorrebbe suggerire all’opposizione: rinunciateci, sono troppo spregiudicati per voi. In cinque minuti il caso Pucci ha silenziato il processo al direttore di RaiSport Paolo Petrecca per la squinternata telecronaca dello show d’apertura delle Olimpiadi, e a render conto ora non ci sono i vertici Rai ma i loro critici e oppositori: violenti, censori, intolleranti! Che poi, a pensarci bene, il prevedibile monologo sanremese del comico su mogli rompiscatole e cani sodomizzati al parco sarebbe valso altre cretinate della stessa risma, il Pensati Libera di Chiara Ferragni o il bacio gay di suo marito, fuffa acchiappa-clic che dura una settimana. Forse sarebbe meglio recuperare il sano radicalscicchismo di una volta, quello che per tanti anni ha accomunato pezzi di destra e di sinistra nella frase «Sanremo? Non ne so niente, non lo guardo».
NON MI INTERESSA IL FESTIVAL DI SANREMO…..!!!! Mi lasciato basito le “astuzie del mondo meloniano”….e poi chi è questo Signor Pucci….???? P.S. mi scuso per l’ uso del “maiuscolo”….!!!
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Ma se Pucci ri-assumerà se stesso come spalla comica di Carlo Conti, e’ prevista una retata all’ alba, con fermo preventivo, per quelli che non ridono?
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sto tizio è un senzapalle utile al solito doppiopesista piagnisteo vittimista de sti scappati de casa al governo, crozza ebbe stesse polemiche, sali sul palco e si prese gli insulti e gli articoli infamanti dei berluscones fregandosene
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Tra olimpiadi e Sanremo sarà dura sopravvivere fino a primavera.
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