E meno male che la parola d’ordine era “armonia”: l’inaugurazione di giochi di Milano e Cortina è stata una fotografia perfetta delle divisioni e dei conflitti che attraversano il mondo.

(di Francesco Cancellato – fanpage.it) – Ormai da qualche anno ci si potrebbe studiare la Storia, attorno alle cerimonie inaugurali delle olimpiadi. A memoria, quelle di Pechino 2008 in cui il mondo si accorge che superpotenza sia, o si appresti a diventare la Cina. Quella con le mascherine addosso di Tokyo 2021, che segnava la riapertura del mondo dopo la pandemia di Covid-19. O quella di Parigi 2024, piena di polemiche per la presunta ultima cena versione gender, ultimo giro di giostra di un mondo che ancora parlava di diritti e cambiamento climatico, ma che già era devastato dalle guerre in Ucraina e a Gaza e che stava aprendo le porte a Donald Trump e alle sue parole d’ordine.
Quella di Milano-Cortina 2026, di fatto, è stata la cerimonia che più di ogni altra ha rappresentato il mondo nel caos. Nonostante, ironia della sorte, fosse intitolata all’armonia. Non tanto per quel che abbiamo visto al centro dello stadio di San Siro, in cui Marco Balich – bravissimo maestro di cerimonie – ha cercato di celebrare valori di pace e fratellanza e universalità. Quanto piuttosto per quel che, incidentalmente, abbiamo visto attorno a quel prato.
L’assenza dei grandi protagonisti di quel che accade nel mondo, innanzitutto. Sugli spalti di San Siro non c’era Donald Trump, né Xi Jinping, né Vladimir Putin, né Benjamin Netanyahu, e nemmeno Emmanuel Macron, che a quanto si dice ha disertato proprio per non incontrare il vicepresidente americano JD Vance, l’uomo che ha pubblicamente rivendicato gli omicidi, i rapimenti e la repressione dell’ICE a Minneapolis. Ci sembra del tutto normale non ci fossero, ma se queste olimpiadi si fossero tenute anche solo dieci anni fa probabilmente ci sarebbero stati tutti o quasi. Tregua olimpica? No, grazie.
Altrettanto forte è stato il ruolo del pubblico, che con applausi e fischi ha ribadito con forza le divisioni che attraversano il mondo oggi. L’ovazione per Mattarella, i fischi per il vicepresidente americano JD Vance, gli applausi per la delegazione ucraina, i fischi per quella israeliana, in cui sfilavano atleti soldato che hanno combattuto a Gaza. Anche qui, tutto fuorché armonia.
E poi, ancora, l’imbarazzo per un artista come Ghali, la cui performance è stata anestetizzata e censurata a un punto tale che viene da chiedersi perché l’abbiano scelto: prima con una presa di distanza ufficiale del governo – c’è, ma non esprimerà le sue idee perché non le condividiamo, ha detto in sostanza il ministro Abodi -, e poi con la scelta di impedirgli di recitare una poesia di Gianni Rodani sulla pace in arabo, come se per chi parla arabo la pace non debba essere patrimonio, o valore.
E infine, quasi inosservata, quella piccola delegazione di Taiwan, che sfilava anonima sotto la bandiera olimpica, con la denominazione Chinese Taipei, e i telecronisti che spiegavano che questo accade perché “qualche Paese” – spoiler: quasi tuti i Paesi del mondo, Italia compresa – non ne riconoscono la sovranità, per non dispiacere il gigante Cina. Una presenza assenza che oggi è sembrata una nota a margine di quattro ore di show e di caos. Domani, magari, chissà.
E cosa poteva essere… servilismo puro al potere e iteressi solo per gli amici… il tutto frullato in immagini e infilato nel cervello, tramite TV, debole degli italioti che applaudono e votano pure per i fascisti. tentativo andato a vuoto da Tambroni nel 1960 ..ora raggiunto finalmente.
La vendetta è un piatto freddo!
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L’unica “scenetta” che ho apprezzato, è quella del tram guidato da V.Rossi, che accompagnava il “nostro” Presidente allo Stadio di San Siro, la cosidetta “Scala del calcio”, dal breve destino, vista l’ennesima folle decisione di demolirlo.
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