(Giancarlo Selmi) – L’operazione di Vannacci ricorda moltissimo quella che la destra fece in occasione della formazione del governo Draghi. Fratelli d’Italia si collocò all’opposizione, mentre la lega, accontentando l’ala più governista di quel partito rappresentata da Giorgetti, insieme a Forza Italia appoggiarono quel governo. L’intento era chiaro: prendere da tutte le parti e riuscì perfettamente. Meloni continuò con il suo populismo antisistema che tanto piaceva e che consentì al suo partito di diventare il primo partito d’Italia.

Vinsero le successive elezioni tutti uniti appassionatamente, governisti e oppositori, per poi formare un governo, guidato da chi si opponeva a Draghi, ma in piena continuità, sia nella politica economica che in quella estera, con il governo precedente. Meloni dimenticò la sua opposizione precedente, le parole che aveva detto, le promesse fatte, gli slogan gridati, per diventare, di fatto, Draghi due la vendetta, solo con chioma bionda e un poco di ritocchini al viso. Giorgetti continuò a fare ciò che aveva fatto con Draghi.

A qualche elettore più di destra, soprattutto a quelli affezionati al concetto di destra sociale, a qualcun altro più avveduto, il trasformismo della Meloni non è piaciuto affatto e, si è visto nelle ultime elezioni regionali, si è astenuto. Sono elettori che vanno recuperati senza modificare la linea del governo soprattutto nei temi economici e del riarmo. E quindi via sui temi identitari, i cui provvedimenti a tutela non costano nulla e poi Vannacci. A prescindere dalle dichiarazioni di comodo, dai presunti tradimenti e altre castronerie simili, l’operazione Vannacci è tutta interna e organica alla destra che governa.

Il giochetto si ripete, tenere dentro tutto, maggioranze e presunte opposizioni per poi raccogliere tutto. Vannacci dirà cose differenti sul riarmo, sugli aiuti all’Ucraina, invisi agli elettori di destra più radicali. Dirà cose differenti sui temi economici, ma rimarrà fermamente ancorato alla compagine di governo. Lo vedremo nel 2027 e già FdI ha fatto sapere che un’alleanza con Vannacci è possibile. L’esigenza è quella di recuperare i delusi e ci riusciranno. D’altra parte il moderatismo di Meloni è molto di facciata, Vannacci la pensa esattamente come lei.

Unica cosa positiva: Salvini è destinato all’estinzione. Scavalcato a destra, al centro, a sinistra, sopra e sotto. È un bene per il Paese. Comunque, il NO al referendum renderà più difficili queste operazioni. Meloni dice che non cambierà nulla, non è così. La vittoria del NO cambierà tutto. Per quello occorre andare a votare e votare NO. Ultima cosa: non sarà il vecchio fascismo, sarà una nuova versione ma di fascismo si tratta. La costruzione dell’emergenza alla quale hanno lavorato dopo i fatti di Torino, è la prima fase. Dobbiamo mandarli a casa. Votiamo NO