(ANSA) – MILANO, 06 FEB – Fabrizio Corona ha messo in piedi un “agguato mediatico”, un “ecosistema persecutorio”, “aggredendo i due azionisti di controllo (per il tramite di Fininvest) del gruppo Mfe”, ossia Marina e Pier Silvio Berlusconi, “con le rispettive famiglie, oltre all’autrice e conduttrice più importante delle reti Mediaset, e altri volti noti”. Lo si legge negli atti della maxi causa civile da 160 milioni di euro intentata, con i legali Giulia Bongiorno, Andrea Di Porto e Salvatore Pino, contro l’ex agente fotografico.

E quegli “odiosi attacchi basati sul nulla” hanno anche “una reale capacità distruttiva di valore” per un gruppo come Mfe. Tanto che nella denuncia in Procura, poi, i legali di Mediaset segnalano a carico di Corona anche profili “tipici di un aggiotaggio finanziario rilevante”.

Nelle pagine in cui spiegano le ragioni della domanda di risarcimento civile, richiesto anche da noti conduttori come Gerry Scotti e Maria De Filippi, gli avvocati fanno riferimento ad un “sconcertante profluvio di insinuazioni, accuse infamanti impagliate in un vero e proprio delirio di onnipotenza della voce narrante” – ossia Corona nel format Falsissimo e nei contenuti che rilanciava sui social – “che costruisce le proprie trame diffamatorie con l’unico intento, perseguito con la massima determinazione, di trarre profitto dalla lesione della dignità altrui”.

Il suo è “uno spregiudicato e freddo calcolo economico: monetizzare l’odio, la violenza verbale, gli insulti, il disprezzo, fino ad arrivare ai presunti orientamenti sessuali delle persone, al body shaming”.    Corona, si legge ancora, “‘crea il torbido’ e poi ci pesca dentro” e la “messinscena serve a trasformare l’utente in un seguace devoto”. Così “l’agguato mediatico viene percepito dalla community come un atto eroico, rendendo la condanna morale delle vittime ancora più rapida e virale”. Non si limita a diffamare, spiegano, ma “‘sequestra’ l’immagine pubblica dei suoi bersagli”.

Lo fa sui social ma anche con “le apparizioni dal vivo nelle discoteche”. Non ci sono “direttori responsabili, controlli legali, né un’etica professionale” e “la distruzione della persona diventa il prodotto da vendere e la minaccia di ulteriori rivelazioni il mezzo per mantenere il pubblico in uno stato di eccitazione morbosa”.   

In più, la sua “narrazione che dipinge i vertici aziendali come soggetti ‘ricattabili’ o coinvolti in ‘sistemi’ opachi e disdicevoli, così come mettere in discussione i criteri di selezione dei programmi di punta, riconducendo il tutto ad una caratteristica endemica interna al Gruppo” ha anche “una reale capacità distruttiva di valore”.

Da qui il calcolo dei danni riportato nel dettaglio negli atti.    Poi, sul fronte della denuncia penale non solo vengono indicate ipotesi di diffamazione aggravata, stalking digitale, molestia e minaccia, ma anche l’aggiotaggio finanziario. Perché Corona “mira proprio a danneggiare anche economicamente l’azienda”, “la credibilità dell’impresa agli occhi degli inserzionisti pubblicitari di tali programmi, dei clienti e dei fornitori, nonché soprattutto degli investitori”.