Fino a quando Schlein è disposta a tollerare le continue raffiche di fuoco (teoricamente) amico dei riformisti Pd senza reagire?

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Non vorremmo essere nei panni degli elettori del Pd alla vigilia di una sfida cruciale come quella del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Un appuntamento al quale il Partito democratico si sta avvicinando – come spesso gli capita – diviso e pieno di contraddizioni.
Se Elly Schlein si sta spendendo in prima persona per tentare la spallata al governo, approfittando della consultazione del 22-23 marzo, con la legittima ambizione di battere Meloni alle prossime politiche, non si può certo dire che tra i dem tutti stiano remando nella stessa direzione. Ieri, per dire, poche ore prima che la segretaria del Pd arrivasse a Pescara per spiegare le ragioni del No alla riforma Nordio che demolisce il Csm, spaccandolo in due ed espropriandolo dei giudizi disciplinari sui magistrati, la vice presidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, sparava a zero contro “la linea comunicativa del Partito democratico che assimila al fascismo chi voterà Sì” al referendum, definendola “insultante e svilente”.
Il riferimento è al post – “Casapound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e 23 marzo vota no” – lanciato sui canali social del Pd (con tanto di video di una adunata del movimento di estrema destra) per promuovere il No al referendum. Picierno non ha gradito: “Io voterò Sì e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto”. Insomma, un partito talmente democratico – nomen omen – in cui una volta stabilita la linea ognuno fa un po’ come gli pare.
Ma è solo l’ultimo dei continui distinguo di cui l’area riformista, alla quale appartiene anche Picerno, si rende protagonista con un reiterato bombardamento mediatico contro la segreteria. Anche oltre i limiti, come in questo caso, di un normale (e democratico) dibattito interno. Resta da capire fino a quando Schlein sia disposta a tollerare le continue raffiche di fuoco (teoricamente) amico senza reagire. E, soprattutto, quanto siano disposti a farlo gli elettori del Pd.
Quelli del Sì per il No
(Di Marco Travaglio) – Quando questo governo scadrà o cadrà, non avremo ancora risolto il dilemma che ci attanaglia da quando è nato: ma ci sono o ci fanno? È raro trovare, nel mondo reale, un così alto concentrato di imbecillità e autolesionismo. Devono convincere gli italiani a votare Sì per separare le carriere ed evitare che i giudici diano sempre ragione ai pm in quanto colleghi. Poi però s’incazzano appena un giudice dà torto a un collega pm. Garlasco è uno spot al No, quindi dovrebbero sperare che la gente se lo scordi: invece ce lo ricordano ogni giorno. Così chiunque abbia un grano di sale in zucca si domanda: ma se Stasi è stato indagato da un pm, arrestato da un gip, assolto da un gup e da tre giudici d’appello, poi la sentenza è stata annullata da 5 giudici di Cassazione e trasformata in condanna da altri 3 giudici d’appello e 5 di Cassazione, ora altri pm indagano su Sempio e sul pm precedente per ribaltare la sentenza irrevocabile, che senso ha separare le carriere e i Csm triplicando costi e posti?
Ora i giureconsulti di FdI fanno il bis con una card sull’agente picchiato al corteo di Askatasuna: “Il governo pensa alla sicurezza degli italiani, le forze dell’ordine sbattono dentro i delinquenti e certa magistratura li libera. Sì, cambiamola subito. Sì per fermare questo scempio”. Parlano della gip di Torino che ha disposto gli arresti domiciliari per un manifestante e l’obbligo di firma in caserma per altri due. Nessuno dei tre è l’aggressore col martello, ancora da identificare. E, come sempre ci ricordano lorsignori quando un indagato è del loro giro, sono presunti innocenti e non vanno arrestati fino a condanna definitiva. Eppure i pm avevano chiesto il carcere per tutti e tre: la Procura torinese sugli scontri di piazza sposa da sempre la linea durissima, con retate di No Tav (arrestati persino per avere spostato un lacrimogeno), attivisti “Aska” e Pro Pal (anche ragazzi minorenni) e accuse di associazione sovversiva sempre bocciate dai giudici. Il tutto a carriere unite. Chi vuole separarle dovrebbe stare alla larga dal caso, per non darsi la zappa sui piedi. Invece ecco gli intellettuali del gruppo, tipo Salvini: “Già a piede libero. Vergogna. Votare Sì al referendum sulla giustizia è un dovere morale”. E Gasparri: “La magistratura scarcera subito i già troppo pochi arrestati. Vergogna! Poi dicono che non si deve votare Sì alla riforma della giustizia”. Ma se separano le carriere affinché i giudici diano torto ai pm ancor più di oggi, la prossima volta il gip non trasformerà più tre richieste di manette in domiciliari e obblighi di firma, ma in tre cause di beatificazione. Poi si meravigliano se nei sondaggi il No ha raggiunto il Sì. Per forza, è una partita ad armi ìmpari: la campagna per il No la fanno anche quelli del Sì.
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per forza hanno dei problemi a spiegare perchè SI e perchè NO,
la ragione è che l’obiettivo della loro SCHIf0rma è controllare i PM e decidere loro chi e cosa perseguire.
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ancora una scissione a destra? cos’è una epidemia?
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Ne ho lette di tutti i colori in questi ultimi anni sulle “qualità” degli astensionisti. Sul prossimo referendum io ritengo ragionevole credere che una quota X di elettori sia disposta a votare o a tornare a votare semplicemente perché desiderano esprimersi contro il governo attuale. Ecco, adesso bisognerebbe mettersi nei panni di questi soggetti animati da buona volontà per cercare di capire quali stimoli ricevono nel vedere che nella compagine che aspira (????) a scalzare il governo attuale ci sono dei separati in casa che remano a favore delle destre in tutte le gare importanti.
Per l’ennesima volta preferisco fermarmi qui 🤐.
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