Piantedosi non vuole l’opposizione in piazza: “Dà impunità ai violenti”. Camera. Per il Viminale a Torino ci sono state “dinamiche terroristiche” e “pro Pal per Hannoun”. La sponda dei meloniani[…]

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – […] Difendere la polizia, a costo di provocare le opposizioni. E far capire che in questo modo non si potrà più manifestare. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si presenta alla Camera per riferire sulle violenze di Torino da parte di alcuni militanti del centro sociale Askatasuna nei confronti della polizia e alza il livello dello scontro: paragona i fatti di sabato a “dinamiche squadristiche e terroristiche” per compattare “la galassia anarco-antagonista” e attacca chi, tra le opposizioni, era a Torino e “offre prospettive di impunità”. I poliziotti, invece, hanno “svolto un grande lavoro” evitando “danni ben più gravi”. La manifestazione di sabato, continua Piantedosi, era una “resa dei conti con lo Stato” e in piazza c’erano anche i “Pro Pal in solidarietà ad Hannoun”. Attacchi molto forti che sembrano anticipare anche le norme che saranno approvate giovedì nel pacchetto Sicurezza da parte del Consiglio dei ministri. E indicare come e con chi si dovrà manifestare. Parole confermate anche dalla vicecapogruppo di FdI Augusta Montaruli, torinese, che prende la parola in aula dopo Piantedosi: “Coi violenti non si scende a patti – spiega – Se sai che quella manifestazione ha come scopo la violenza allora a quella manifestazione non ci vai: vai a esprimerle in altre piazze con altri organizzatori non chi fa passare avanti chi è armato di martelli per colpire le forze dell’ordine”.
Un primo indizio arriverà già questa mattina al Senato quando Piantedosi farà le comunicazioni a cui seguiranno risoluzioni e un voto. Una richiesta che è arrivata dalla premier Giorgia Meloni e ribadita ieri dal presidente del Senato Ignazio La Russa che fino all’ultimo ha provato a mediare con le opposizioni per arrivare a un sostegno condiviso e all’unanimità in conferenza di capigruppo. Niente da fare, alla fine ognuno voterà la propria risoluzione. Le opposizioni accusano il governo di “strumentalizzare” le violenze e lavorano a una risoluzione unitaria. Elly Schlein accusa il governo anche di non aver voluto il voto dopo l’informativa di Musumeci di questa mattina sul maltempo […]
Nella mozione di maggioranza, anticipata ieri sul sito del Fatto, si individuano tre impegni: oltre alla solidarietà alle forze dell’ordine, si chiede di tutelare gli agenti nelle “azioni svolte nell’esercizio delle loro funzioni” (lo scudo penale), consentire di “effettuare con maggiore efficacia l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni” e infine proseguire “l’azione di sgombero degli immobili pubblici e privati illegalmente occupati secondo i criteri oggettivi di priorità delle Prefetture”.
Proprio sul pacchetto Sicurezza ieri è iniziata una sorta di trattativa con il Quirinale. Il decreto e il disegno di legge sono stati mandati ieri mattina agli uffici giuridici del Colle e, per dare il tempo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di leggere le norme, si è deciso di rinviare di 24 ore il Consiglio dei ministri previsto inizialmente per oggi e che si terrà domani pomeriggio. Per tutta la giornata, ieri, sono andati avanti i contatti tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i collaboratori di Mattarella. Poi in serata a Palazzo Chigi si è tenuta una riunione degli uffici tecnici e legislativi dei ministeri. Nel decreto entrerà sicuramente la stretta sui cosiddetti “maranza” con la limitazione dell’uso dei coltelli per i minorenni. Forse anche lo scudo penale per gli agenti che, come richiesto dal Quirinale, riguarderà tutti i cittadini e non solo i poliziotti per non confliggere con l’articolo 3 della Carta. In queste ore l’articolo è in fase di riscrittura per tipizzare la norma e inserirla nel provvedimento. Questo porterebbe a uno scambio che preveda che la norma sul fermo di 12 ore – quella che convince meno il Quirinale – possa finire nel disegno di legge (quindi con tempi più lunghi) e non nel decreto. Anche su questa il governo tenterà fino all’ultimo di forzare la mano: l’obiettivo è scrivere una misura circoscritta come avviene oggi per gli ultras negli stadi. L’ipotesi è quella di fermare preventivamente solo coloro che hanno precedenti o sono sospettati di compiere atti a offendere le persone. Non ci sarà invece la cauzione per i manifestanti chiesta dalla Lega. Meloni invece vuole dare un segnale subito, anche per iniziare a coprirsi a destra dopo l’uscita di Vannacci dalla Lega.
I reati in qualunque posto del mondo si possono compiere in qualsiasi momento, per cui non è possibile prevenirli,visto che sarebbe inattuabile mettere una sentinella a guardia di ognuno, col risultato che poi rimarrebbe perpetuamente scoperto il ruolo di chi dovrebbe controllare il controllore. Quindi i reati avverranno sempre e l’unico modo razionale per limitarli è creare le condizioni migliori per non farli verificare, come riconoscere e garantire il pieno sviluppo della persona umana a tutti. È però vero che si possono almeno reprimere, ma per reprimere un reato, questo deve prima accadere mentre non si può criminalizzare a priori la futura condotta di chicchessia, sulla base di fatti commessi in passato, soprattutto in assenza di sentenze passate in giudicato, dove, per esempio un Tizio o un Berlusconi, può essere dichiarato delinquente abituale, perdere i diritti politici di voto attivo e passivo e scontare una pena. Anche in questo caso, un Caio o sempre un Berlusconi, può essere riabilitato da un tribunale, dopo aver scontato la pena e dimostrato evidenti segni di ravvedimento, rimanendo comunque a tutti gli effetti un pregiudicato. La partecipazione alla visione di un evento sportivo, non è propriamente un diritto costituzionale, quindi se a un esagitato ultras può essere negato il suo accesso a uno stadio o a un palazzetto, non c’è niente di inviolabile che venga toccato se non la passione sportiva, che pare non sia assimilabile a un libero diritto di professare una religione. Se invece a un cittadino, magari caratterizzato da una condotta paragonabile a quella di un ultras, senza alcuna restrizione particolare predisposta dalla magistratura, si vieta di partecipare a una pubblica manifestazione del pensiero, gli si nega un diritto inviolabile, come quello del voto, che non casualmente viene riconosciuto anche a cittadini detenuti (tranne quelli che abbiamo commesso reati molto gravi) in carcere. Se invece si può mutilare un diritto inviolabile a Caio perché ha una denuncia o segnalazione o una condanna non definitiva sul proprio capo perché non si dovrebbe mettere un daspo ai politici che si vengano a trovare nelle stesse condizioni? Siamo ancora tutti uomini, anzi cittadini o qualcuno è caporale?
"Mi piace""Mi piace"