Si insinua il sospetto che al governo non interessi nulla un controllo efficiente e razionale dell’ordine pubblico, e sia piuttosto attratto dalla mano forte trumpiana. Così come il governo americano ha alzato la tensione al massimo livello nella speranza di avere reazioni violente e invocare la sicurezza nazionale per mettere in quarantena i diritti civili, la gestione (solo fallimentare?) del ministro dell’Interno sembra mirare allo stesso scopo, seppure in sedicesimo

(Piero Ignazi – editorialedomani.it) – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si rivela una volta di più inadeguato, per usare un eufemismo un tempo in uso. Siede al Viminale per interposta persona, in quanto Giorgia Meloni proprio non sopportava una concorrenza su questo tema da un peso massimo della coalizione come Matteo Salvini. E così il leader della Lega ha messo il suo cappello su quella poltrona.
Piantedosi, che pure aveva curriculum apprezzato come prefetto, da subito ha adottato un profilo da estremista del law and order. Ha iniziato con il ridicolo decreto sui rave party, un drammatico problema messo dai cittadini in cima alle emergenze, per poi discendere sempre più lungo la strada lastricata di pessime intenzioni in merito alla libertà civili.
Tra i suoi primi obiettivi il boicottaggio delle ong che salvano i migranti dall’annegamento – oggi una tragedia rimossa, mentre chissà quanti sono quelli travolti dall’uragano Harry mentre attraversavano il Mediterraneo. Un’offensiva che ha avuto il suo apice con il naufragio sulle coste calabresi di Cutro, a inizio 2023, quando il ministro si è scagliato contro i genitori dei migranti minori annegati che fanno partire i loro figli, invece di fare ammenda del mancato salvataggio.

I decreti Sicurezza
Poi sono venuti i decreti Sicurezza. Il primo introduce, tra l’altro, dodici nuovi reati per chi protesta, anche pacificamente. Ad esempio i sit-in diventano punibili con pene detentive, così come gli scioperi della fame dei carcerati.
Il secondo, che sta per essere varato adesso, aumenta la dose fino a prevedere il fermo preventivo per dodici ore senza comunicazione al magistrato. La libertà individuale cardine della nostra costituzione diviene à la carte. È a discrezione di qualche rappresentante della pubblica sicurezza che vede un pericolo in qualche ragazzo con il cappuccio della felpa calato in testa.
Tutto questo con il plauso dei forzisti e di quella area politico-culturale che vantava il proprio garantismo. A dimostrazione ulteriore di quanto sia fragile il pensiero liberale in questo paese, declinato sempre sui toni del moderatismo spaventato dal popolo: plebi da tenere sotto controllo e, alla bisogna, sotto chiave.

Deriva trumpiana
Ma c’è ancora di peggio. Si insinua il sospetto che al governo non interessi nulla un controllo efficiente e razionale dell’ordine pubblico, e sia piuttosto attratto dalla mano forte trumpiana, visti gli imbarazzi di fronte agli omicidi a sangue freddo dell’Ice a Minneapolis.
Così come il governo americano ha alzato la tensione al massimo livello nella speranza di avere reazioni violente e invocare la sicurezza nazionale per mettere in quarantena i diritti civili, la gestione (solo fallimentare?) del ministro dell’Interno sembra mirare allo stesso scopo, seppure in sedicesimo.
Ricordiamo l’episodio, troppo presto archiviato, di quanto successo a Bologna, due mesi fa, a latere di una partita di pallacanestro tra la squadra locale e una israeliana. Mentre il comitato dell’ordine pubblico, unanime, aveva proposto di spostare l’incontro dallo storico palazzetto dello sport in pieno centro a uno in periferia per contenere meglio i manifestanti proPal, Piantedosi si è imposto affinché si svolgesse proprio in centro. Con la conseguenza della solita guerriglia per alcune ore a beneficio di telecamere.
A Torino la gestione del corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna è stata (volutamente?) disastrosa. Mentre almeno ventimila persone sfilavano pacificamente, le forze dell’ordine si sono lasciate “sorprendere” dal piccolo gruppo di violenti. A tal punto sorprese e impreparate, da aver manganellato selvaggiamente un pacifico manifestante sessantaduenne, Claudio Francavilla, la cui maschera di sangue è stata pubblicata dalla Stampa.
Ovviamente a lui non sono arrivate scuse o solidarietà dai rappresentanti del governo. Questo non stupisce, ma comunque inquieta. È un piccolo, insignificante episodio a margine di una giornata caotica, o il segno della libertà d’azione senza freni della polizia?
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finalmente qualcuno comincia ad usare la logica e lo scrive, ci sono voluti 4 giorni ma coltre di menzogne comincia a diradarsi.
Qui su info in molti l’avevano compreso ben prima.
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