
(Domenico Quirico – lastampa.it) – Per alcuni decenni abbiamo visto il mondo, e il nostro posto in esso, attraverso le lenti della guerra fredda e soprattutto della paura atomica. Alcune generazioni di americani, russi, europei sono arrivati alla età matura messi davanti a crisi incessanti e alla minaccia dell’annientamento istantaneo come condizione normale della vita di ogni giorno.
Per quanti sono nati nella guerra fredda e per quanti sono stati cacciati in essa da una Storia implacabile questa era la realtà centrale del loro tempo. L’Apocalisse, per follia, per scelta deliberata, per un errore tecnico, era diventata un elemento permanente del loro frasario mentale, limitando gli orizzonti esistenziali a problemi di sopravvivenza, sul sottile discrimine tra saviezza e demenza.
Per lungo tempo vi sono stati fondati motivi per temere che la guerra fredda potesse agglutinarsi in catastrofe, con il ricorso a quelle armi estreme che incombevano, sempre pronte, nelle loro guaine di cemento. Tuttavia i due giganti atomici, Urss e Stati Uniti, timorosi dell’enormità dei loro stessi poteri di distruzione, si sono sempre ritratti prima che il confronto portasse a un conflitto aperto.
Riuscirono a mantenere la pace perché sapevano che uno scontro nell’età nucleare era intollerabile. Provocazioni che in un periodo precedente avrebbero portato a dichiarazioni di guerra vennero attenuate e camuffate come accade in occasione della crisi dei missili a cuba nel 1962.
Avevano entrambe una salutare paura di non sopravvivere. La Bomba, ponendo la minaccia della distruzione totale, ha contribuito a mantenere una pace scomoda. La sicurezza era la gagliarda figlia del terrore e la sopravvivenza la sorella gemella dell’annientamento.
Un processo di sublime ironia con sotterranei spasimi di autodistruzione. Il disarmo, faticoso, parziale, fu il modesto riverbero di quella angoscia. Iniziò nel 1972 con la firma del primo trattato per il controllo degli armamenti atomici. Immagini scolorite, sorrisi di fantasmi: Nixon scialbo, con l’ombra dei meandri foschi del Watergate e Breznev, ancora gioviale ed esuberante sotto le sue cespugliose ciglia.
Da domani, se non ci saranno colpi di scena all’ultimo minuto per qualcosa che gli faccia vece, dovremo riscoprire quei datati spaventi. Perché scade il “New Start”, l’ultimo trattato per la limitazione degli armamenti strategici sottoscritto nel 2010 da Obama e Dmitri Medvedev. Allora faceva “l’americano” e occupava, per finta, la carica di presidente per consentire a Putin di scavalcare i limiti costituzionali dei mandati. Lo Start fissò limiti numerici ai missili balistici intercontinentali montati su rampe, bombardieri e sommergibili. Erano previste anche ispezioni per verificare il rispetto degli accordi e lo scambio di informazioni tra le parti. Era poco? Era molto? Era qualcosa che ora sembra paradisiaca preistoria. Su cui è calata come una mannaia l’era dei torbidi, il dopo attacco russo all’Ucraina. Il trattato ha già perso alcuni pezzi, Mosca si è rifiutata di accogliere una ispezione americana e ha sperimentato armi micidiali che non rientrano nel trattato, come nuovi tipi di missili ipersonici e da crociera. Anche se propone di continuare, di fatto, a osservare le regole estinte. Trump che punta alle sue guerre stellari con la creazione del sistema anti missile Golden Dome che dovrebbe garantire all’America la invulnerabilità, ha sorvolato con una frasetta lapalissiana, vagamente beffarda: “Se il trattato scade, scade. Ne faremo uno migliore”. Fine.
Mentre il secolo già affonda la fine del disarmo non interessa le masse. Di più, infastidisce le luminarie del palcoscenico. Disturba ricordare che senza trattati il dubbio atomico si ispessisce. L’importanza delle armi nucleari nell’equilibrio del potere mondiale durante la prima guerra fredda era stato via via declinante.
Le atomiche non avevano alcun valore nella risoluzione dei contrasti politici tra i due grandi. La Bomba aiutava a mantenere la pace e a congelare lo status quo politico. Semmai li ha costretti a scendere a livello dei piccoli e a combattere con le armi convenzionali. Dovevano battersi in vietnam o in Afghanistan sul terreno scelto dai guerriglieri. Disponevano di una potenza senza precedenti nella Storia ma non riuscivano a imporre la loro volontà a società tecnologicamente arretrate di pochi milioni di abitanti. Non servivano nemmeno ad essere brandite come un “bluff” contro l’altra potenza atomica perché nessuno crede a un bluff che comporta la minaccia di un suicidio.
Ma oggi è ancora così? La guerra fredda è stata una lotta per il potere mondiale ma ancor più è stata una lotta tra ideologie; la lotta, credevano i contendenti, per l’anima del genere umano. Nell’età della Forza pura, tra oltranze titaniche e spossatezze morali, esiste ancora questo limite e le atomiche non sono forse diventate armi come le altre? Siete sicuri che siano chiacchiere pessimiste? e come fate a esser così sicuri? Mentre l’irrompere della Cina che presto potrebbe disporre a sua volta di mille ordigni complica i giochi pericolosi.
Ecco che il riarmo, un abbecedario di imbecilli che, a cavallo di una palla di cannone, novelli Munchausen, viaggiano il globo a rotta di collo, si estenderà, secondo un rassegnato automatismo, anche agli arsenali della apocalisse. Torneremo agli anni Cinquanta, alla celluloide di Stranamore ai rifugi antiatomici che abbelliscono le proposte immobiliari al saccheggio dei supermercati cercando sullo scaffale miracoli antiradiazioni.
La fine del mondo diventa di nuovo un problema pubblico che riguarda gli uomini e le loro azioni e non palingenesi assai future legate a un infelicissimo dio o a forze cosmiche. Come le anime di Dante ci prepariamo a condannarci alla abolizione del futuro, ma al contrario di loro non potremo neppure assistere a questo impensabile evento.
Da quattro anni viviamo in una epoca atroce in cui nella guerra il ricorso alla Bomba è evocato come presente e possibile. Ma noi ci rifiutiamo di vedere la grande macchia che si estende sopra il pianeta. Sotto la maschera di spregevoli ideologie pseudomoderne tornano nel nuovo millennio vecchie e terribili realtà che lo stupido ottimismo dell’abbondanza facevano ritenere sepolte. Viviamo un vero Ritorno dei tempi.
A me sembra che i media facciano di tutto per normalizzare l’utilizzo della bomba atomica come un ordigno come altri . Basta pensare che il riarmo della Van Der Lajen va nella direzione di non considerare le seimila testate nucleari russe .
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Preferiresti che le considerasse dotando anche l’Europa di seimila testate atomiche?
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