(Stefano Rossi) – a 3.40 si può sentire Tajani auspicare un dibattito sul tema: è giusto o meno mantenere la polizia giudiziaria sotto l’autorità giudiziaria, cioè, sotto i sostituti procuratori?
Il governo, prima ancora di attendere l’esito referendario, già prepara l’opinione pubblica, spesso ignara di certi argomenti, alla successiva riforma: quella di separare la polizia giudiziaria dall’autorità giudiziaria.
Quanti hanno capito come il governo può interferire nelle indagini, oggi?
I magistrati, tutti, giudicanti e inquirenti, hanno una carriera automatica e, il ministro della Giustizia, e financo il presidente del Consiglio, non può intervenire in procura per avere notizie su un procedimento o, peggio, chiedere che una indagine vada ad un sostituto procuratore al posto di un altro. L’indipendenza è garantita dalla Costituzione e i sostituti procuratori rappresentano l’autorità giudiziaria a cui, le polizie giudiziarie, sottostanno. In pratica, sono i sostituti procuratori che indirizzano, coordinano, danno impulso alle polizie giudiziarie, cioè, la polizia di Stato, i carabinieri, guardia di Finanza che svolgono le indagini.
Questo è quando dispone l’art. 109 della Costituzione: “L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”.
Inoltre, come ho già scritto più volte, i magistrati sono soggetti solo alla legge, come dispone l’art. 101, II comma, della Costituzione.
Da questo combinato disposto, risulta che le polizie giudiziarie risultano anch’esse indipendenti, perché sono soggette solo ad un organo che, a sua volta, è del tutto indipendente.
Finite le indagini, tutto finisce sul tavolo del sostituto procuratore per capire se si può chiedere, al G.I.P., giudice delle indagini preliminari, un rinvio a giudizio, ovvero, una richiesta di archiviazione. Nessun politico potrà intervenire per influenzare questi eventi.
Viceversa, la carriera dei funzionari della polizia giudiziaria, della polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e della guardia di Finanza, non è automatica. Tutto dipende dai ministri. Il ministro dell’Interno per la polizia, il ministro della Difesa per i carabinieri e il ministro delle Finanze per la guardia di Finanza. E, i rispettivi capi, ai vertici di queste amministrazioni, possono promuovere, trasferire di regione, spostare da un ufficio ad un altro, questori, dirigenti, generali, colonnelli, fino ai gradi più bassi, senza dover dare troppe spiegazioni.
Per capirci, oggi, un colonnello che indaga su pericolosi mafiosi, in combutta con un politico, mi vengono in mente tanti politici condannati per associazione esterna di stampo mafioso (tra i tanti, Marcello Dell’Utri, Giancarlo Pittelli, Antonio D’Alì e Nicola Cosentino, tutti di Forza Italia), si sentirà libero di indagare e approfondire le indagini perché, il suo scudo è proprio il sostituto procuratore, il quale, potrà dargli delle direttive alle quali, lui, non potrà sottrarsi, pena la commissione del reato di omissioni in atti d’ufficio, con pene molto severe per un militare.
Se per caso, dopo la vittoria del SI, cadrà quello scudo, quella barriera, tra la polizia giudiziaria e la magistratura, quel colonnello non risponderà più alla procura, ma direttamente al suo vertice massimo, cioè, il ministro della Difesa, il quale, alle prossime promozioni, si ricorderà se il colonnello si sarà conformato, o meno, alla sua richiesta.
Tutti i dipendenti della polizia di Stato, Arma dei carabinieri, guardia di Finanza, che vogliono fare carriera e andare in uffici importanti o in una determinata città, non potranno mai voltare le spalle al proprio ministro, al proprio capo, o ai loro stretti collaboratori. Pena, gettare alle ortiche la carriera.
E’ vero, le storture del sistema ci sono state e ci saranno sempre, ma sono casi sporadici, inevitabili, ma questo non vuol dire che bisogna cambiare la Costituzione. È come dire che, siccome si commettono reati, allora cambiamo del tutto il codice penale. Vorrei ricordare un episodio eclatante. Quando la politica ha preteso azioni illegali da parte della polizia giudiziaria, vi sono stati arresti, processi, carriere interrotte, ma solo perché si sono svelati i fatti. Mi riferisco al caso “Ciro Cirillo” e l’arresto e l’imputazione per alcuni alti funzionari di polizia. Potevano dire di no, ma la possibilità di accontentare esponenti della DC, che ha sempre mantenuto il controllo del ministero dell’Interno, era troppo invitante. E finì male per molti.
I Padri costituenti avevano previsto tutto questo; certo, non potevano prevedere che la politica, un giorno, avrebbe avuto il coraggio di sottrarre la polizia giudiziaria alle dipendenze dell’autorità giudiziaria.
Sul punto, merita rileggere ciò che avevano prefigurato coloro che hanno scritto la Costituzione.
Riporto integralmente alcune riflessioni durante la discussione per la stesura dell’art. 109.
“L’on. Filippini, illustrando il suo emendamento, fece rilevare i gravi compiti dei quali, per gli artt. 13 e 21 (cfr. note relative) della Costituzione, la polizia giudiziaria è investita e per cui appariva necessario che si stabilisse sotto quale responsabilità essa dovesse agire, chi rispondesse del suo operato e da quale organo superiore dovesse dipendere, se cioè dal potere esecutivo o da quello giudiziario.
L’on. Giovanni Leone, per la Commissione» dichiarò di non potere accogliere gli emendamenti diretti a sancire una dipendenza esclusiva … allo stato attuale, non poteva che restare una nobile aspirazione, e cioè dalla creazione di un corpo di polizia giudiziaria speciale, autonomo, e, come tale, soltanto alle dirette dipendenze dell’autorità giudiziaria, senza l’interferenza di alcun organo amministrativo”.
La discussione verteva sul tipo di dipendenza, se dovesse essere esclusiva, come auspicato da molti ovvero, se dovesse essere una dipendenza parziale. Oggi, per capire, la polizia giudiziaria è divisa in sezioni di P.G., alle dirette dipendenze dei magistrati: sono quelli che lavorano dentro gli uffici dei sostituti procuratori; e uffici di P.G., come le squadre mobili (PS) o nuclei investigativi (CC), che lavorano a stretto contatto con le procure, ma anche alle dipendenze amministrative del questore, comandante provinciale e dei rispettivi ministeri.
Prosegue la discussione: “Non potremmo in questo momento dire dipendenza esclusiva, ma ribadiamo la dipendenza diretta, sia pure migliorando la formula del progetto: formula che esprime questo vincolo di dipendenza diretta della polizia giudiziaria, senza alcuna ingerenza o interferenza di altri organi, dall’autorità giudiziaria. Le leggi, che saranno informate ed elaborate in ossequio alla Costituzione che stiamo votando, dovranno tener conto di questa attuale formulazione per ribadire, sia pure nei limiti delle possibilità dell’amministrazione italiana, questa diretta dipendenza”.
Perché queste precisazioni? Perché questo timore di far dipendere la polizia giudiziaria sotto l’egida del governo o di altra amministrazione che non fosse la magistratura?
E’ di tutta evidenza che, la magistratura, secondo quanto disposto dall’art. 101, è soggetta solo alla legge. Quindi, come già anticipato, vi è una garanzia, non solo per i cittadini, ma soprattutto, per la stessa polizia giudiziaria, che sotto di essa, non vi potranno essere storture nel sistema della giustizia.
Viceversa, fosse finita sotto le direttive del governo (si legga pure dei partiti e della partitocrazia), la polizia giudiziaria avrebbe perso la sua fisionomia di ente al servizio della giustizia, per assumere quello di organo che risponderebbe agli interessi di pochi privati; interessi che non sempre sarebbero legittimi o rispondenti al bene della collettività.
E’ di estrema importanza che, coloro che svolgono le indagini, coloro che eseguono interrogatori, redigono verbali, perquisizioni, arresti, intercettazioni, siano sempre estranei agli interessi di partito o economici di poche persone. E’ successo il contrario, è vero, ma sono casi isolati, sporadici, spesso finiti con arresti e condanne. Proprio queste isolate storture, episodi esecrabili, dimostrano che ora, più che mai, la polizia giudiziaria deve rimanere al riparo dagli interessi politici, e difesa dall’indipendenza della magistratura.
Votare No vuol dire avere una polizia giudiziaria democratica e libera di indagare senza dover accontentare le richieste del politico di turno.
Referendum giustizia, i No recuperano sul Sì. Ora è testa a testa:
https://www.ilfoglio.it/politica/2026/02/04/news/referendum-giustizia-i-no-recuperano-sul-si-ora-e-testa-a-testa-8616198/
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Bisogna non recuperare sui sondaggi…. bisogna recuperare i cervelli degli italiani.
E’ chiaro che è un referendum per i più preparati e esperti del mestiere…il cittadino sa una minchi di che si tratta.
Bene il vademecum di Travaglio… ma quanti lo hanno comprato?
Quanti sono consapevoli caro Rossi del danno che voglio fare con la Riforma?
Quanti andranno a votare?
Se fosse un referendum alla portata di tutti …beh …il NO potrebbe essere vincente….ma con questi volponi la vedo dura e i giovani sono al corrente della namovra della ducia?
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Con l’avvento del fascismo negli anni ’20, la magistratura subì una forte repressione. Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) divenne nuovamente di nomina governativa, e molti magistrati di orientamento democratico furono rimossi. L’AGMI fu sciolta nel 1925, e il regime fascista cercò di centralizzare il potere giudiziario, minando il principio di separazione dei poteri.
Wikipedia
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