
(di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – Una grandiosa Armada a stelle e strisce si aggira nei pressi delle coste iraniane. Trump minaccia fuoco e fiamme. Tutti aspettano l’attacco alla Repubblica Islamica, membro fondatore dell’ “Asse del Male”, slogan inventato da George Bush figlio per bollare perfidi regimi da rovesciare in nome della democrazia e della libertà. Forse Trump si è convertito alla fede rivoluzionaria dei neoconservatori? O Bush junior era un trumpista avanti lettera? Vale la pena scavare nell’apparente paradosso. Insomma, che cosa vuole l’America, da sé e da noi?
Trump ha costruito la sua doppia scalata alla Casa Bianca, con intermezzo para-golpista, sull’America First. Offerta come scelta, di fatto obbligata. La crisi della nazione a stelle e strisce è troppo profonda per lanciarsi in avventure destinate a redimere umanità sofferenti. Una nazione così divisa non può permettersi guerre vere, figuriamoci se in lontane regioni che non eccitano l’America profonda di cui Trump si erge portabandiera. Vero che la guerra gli americani l’hanno nel sangue. Quasi nevrosi: 400 interventi militari circa in 250 anni (1776-2026). La metà dopo la seconda guerra mondiale, un quarto dopo la proclamata fine della guerra fredda, alla faccia dei dividendi della pace cantati da Clinton. Eppure l’amministrazione al timone, certo non una banda di suicidi, sembra consapevole dell’emergenza che sconsiglia impegni bellici, per di più ravvicinati. Maduro era sul menù di gennaio, Khamenei sarà servito in febbraio? Massima la confusione sullo scopo dell’impresa. Autolegittimata quale punizione per la strage di manifestanti anti-regime, poi virata in attacco al programma atomico e missilistico dei pasdaran (ma non ci avevano detto che era stato distrutto?).
In attesa di scoprire se l’attacco ci sarà, per quali obiettivi e con quali esiti, cerchiamo una ratio in un’operazione che sta mettendo in subbuglio le petroligarchie del Golfo e agitando l’intero Medio Oriente. A cominciare da Israele, minacciato di robusta rappresaglia persiana. Allarmati anche gli ex alleati europei, ancor più cinesi e russi. Tutti temono effetti domino a cascata se si arrivasse al blocco dello Stretto di Hormuz, da cui scorre un quarto del petrolio consumato nel mondo. Il comandante in capo sembra indeciso sul da farsi. A meno che non abbia mobilitato l’Armada per libidine militare, memoria dei soldatini di piombo. La psicologia conta, soprattutto in chi è dominato da un ego tanto espanso da muovere a compassione. L’unica logica che resiste a queste premesse è la guerra economica. Per sottrarre risorse energetiche e minerarie al rivale cinese e al quasi amico russo. Per dividerli, quindi indebolirli nel quadro di un negoziato permanente all’ombra delle ultratecnologiche portaerei americane. Militarizzazione dell’Art of the Deal, la tecnica degli affari che tanto appassiona Trump, giusto il titolo dell’autobiografia pubblicata nel 1987. La pressione militare non serve a cambiare il regime avverso ma a fargli cambiare idea per allinearsi con gli interessi trumpiani, intesi americani. Poker a-strategico, ad altissimo rischio.
Che succederebbe se qualcosa andasse storto e l’America dovesse impegnarsi in guerra per salvarsi la faccia o quel che ne resta? Nel caso, quale reggente potrebbe imporre Washington a Teheran e che garanzie potrebbe costui dare sull’atomica? E se le fiamme toccassero Israele, potenza atomica in piena isteria bellica, con un leader azzoppato, volontario ostaggio dei coloni e degli ultrasionisti religiosi?
Fossimo ai tempi della guerra fredda, quando sovietici e statunitensi avevano stretto un patto di ferro che escludeva lo scontro diretto mentre ammetteva le guerre per procura nel Terzo Mondo, saremmo meno inquieti. Però primo, il mondo delle ex colonie ha oggi più di una fiche da giocare al tavolo dei Grandi. Secondo, Stati Uniti, Cina e Russia non vogliono farsi guerra. Ma allo stato delle tecnologie attuali, la guerra può farsi da sola. Basta una scintilla. Agitare candelotti accesi a ridosso dei pezzi di guerra mondiale è sport rischioso anche per Trump. A meno che l’amore del gioco non lo spinga ad affidarsi al lancio della medaglietta omaggiatagli dalla signora Machado, che lo incorona primo Nobel di seconda mano.
“L’unica logica che resiste a queste premesse è la guerra economica. Per sottrarre risorse energetiche e minerarie al rivale cinese e al quasi amico russo.”
Con qualche anno di ritardo lucio ha esclamato Eureka.
Not too bad.(cit)
“Ma allo stato delle tecnologie attuali, la guerra può farsi da sola. Basta una scintilla”
Sei fuori strada, l’uomo sapiens del 2000 ha imparato a governare il fuoco,figurarsi le scintille: ci sono il salvavita(messa a terra) e i fusibili
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