
(di Eugenio Fatigante – avvenire.it) – I fatti nudi e crudi sono già eloquenti, al di là dei capannelli di curiosi davanti a san Lorenzo in Lucina, storica chiesa del centro di Roma. E della battuta con cui Giorgia Meloni stessa ha commentato (postando la foto del dipinto) sui social il caso del giorno:«No, decisamente non somiglio a un angelo», ha scritto aggiungendo una faccina che ride (e, forse, con un pizzico di soddisfazione per il clamore).
I fatti, dicevamo. Questa mattina il sito Repubblica.it lancia la notizia: “Meloni faccia d’angelo, spunta un ritratto della premier”. L’articolo racconta che all’interno della basilica, oggetto di lavori di restauro, in una cappella (quella del Crocifisso) è spuntata la raffigurazione di un angelo il cui volto ha le fattezze della presidente del Consiglio. E, in effetti, la somiglianza è forte. Acuita anche dal fatto che il personaggio regge un cartiglio su cui è raffigurato lo stivale dell’Italia. Il caso subito corre tra media e social. Ad amplificarlo, anche un altro elemento: i siti scrivono che l’opera sarebbe mano di Bruno Valentinetti, 83enne sacrestano della chiesa (con funzioni anche di decoratore), nel cui passato c’è anche una candidatura nel 2008, nel I Municipio di Roma, con la lista La Destra-Fiamma tricolore.
La notizia diventa subito anche un caso politico. La Soprintendenza guidata da Daniela Porro, che ovviamente aveva autorizzato i lavori, annuncia un sopralluogo per il pomeriggio. E dopo le 14 interviene anche il Vicariato di Roma, all’inizio colto di «stupore», secondo i primi flash d’agenzia: in un comunicato fa poi sapere che anche il Fec, il Fondo edifici di culto del ministero dell’Interno (che ha la proprietà di questo luogo sacro), e l’Ufficio per l’edilizia di culto della Diocesi erano al corrente di lavori avviati nel 2023 «senza nulla modificare o aggiungere» sull’affresco in questione, che è molto recente risalendo al 2000. Pertanto, precisa la nota, «la modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore, non comunicata» e per questo si assicura l’impegno ad «approfondire la questione e valutare eventuali iniziative» …
Affresco di un Paese ridicolo: Meloni come i Medici e Leone X…
A San Lorenzo in Lucina, nel restauro di una parete ammalorata, compare il viso della premier “angelicata”

(di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – Tira più un angelo (in realtà una Vittoria…) con la faccia di Giorgia Meloni che dieci bambini morti di freddo a Gaza. Non veniva nient’altro da pensare, ieri, vedendo i siti dei due maggiori giornali italiani aprire per ore con la farsa della pittura murale del sacrestano-militante di Fratelli d’Italia che umilia un muro di San Lorenzo in Lucina, a Roma. È lo strapaese italiano, che ciclicamente torna a galla a rincoglionire ulteriormente il popolo, contribuendo a farci apparire come un paese ridicolo.
E così ieri, puntualmente, sono stati scomodati i criptoritratti della grande storia dell’arte, cioè i brani di pittura, o scultura, nei quali gli artisti del passato hanno dato a personaggi storici il volto di potenti del loro tempo, senza dichiararlo ma contando sul fatto che sarebbero stati riconosciuti. In alcuni casi si trattava di una sincera celebrazione, come nel caso del Dante messo nel paradiso giottesco affrescato nella cappella del Bargello a Firenze, o come per la Verità del sepolcro di Alessandro VII in San Pietro, cui Bernini conferisce il volto di Cristina di Svezia. Giorgia Meloni ha commentato ieri dicendo che non somiglia a un angelo: figuriamoci quanto somiglierebbe alla verità…
In altri casi, era una parte essenziale del programma fornito dal committente all’artista: così per il sublime Ghirlandaio che ritrae tutta la famiglia Medici e mezza Firenze di allora nelle storie di san Francesco sui muri della Cappella Sassetti in Santa Trìnita a Firenze, o per il san Leone Magno che – nelle Stanze vaticane di Raffaello – va incontro ad Attila con il volto pingue e imberbe del regnante Leone X. Più o meno come ritrarre oggi un grande maestro del diritto, come Piero Calamandrei, col volto di Antonio Tajani, quello del diritto internazionale che vale fino a un certo punto. Meno grottesco era il Bronzino che metteva il volto del grande ammiraglio Andrea Doria sul corpo nudo e atletico di Nettuno: ma vengono i brividi a pensare una cosa analoga per i signori della guerra di oggi, da Trump a Putin…
Era una tecnica reversibile, in cui all’encomio poteva sostituirsi facilmente la denigrazione. È ben noto come Michelangelo, insofferente alle critiche dell’insopportabile cerimoniere del papa, Biagio da Cesena, “volendosi vendicare, subito che fu partito lo ritrasse di naturale senza averlo altrimenti innanzi, nello inferno nella figura di Minòs con una gran serpe avvolta alle gambe, fra un monte di diavoli” (così Giorgio Vasari). È questa la tradizione ancora viva nell’arte di oggi: pensate alla street art che sui muri di tutto il mondo dà oggi alla figura di Adolf Hitler il volto di Benjamin Netanyahu. In altri quadri il movente era la fede (come per il bigotto Cosimo III di Toscana che si faceva ritrarre come san Giuseppe); o l’amicizia (come per Beato Angelico che metteva in paradiso i suoi amici e colleghi, o per Tiziano che dà il volto di Pietro Aretino a un Pilato umanissimo); o un amore sfrontato (come quando Caravaggio dette alla Madonna dei Pellegrini il volto di una prostituta che esercitava poco lontano dalla chiesa), o ancora una profonda disperazione: come è per il Caravaggio ultimo e nero, che dà il suo proprio volto alla testa di Golia spaccata da David con un colpo di spada.
Precipitiamo giù dalle vette vertiginose della storia dell’arte fino al fango dell’Italietta meloniana, dove la qualità della pittura comparsa a San Lorenzo è pari a quella media della politica o del giornalismo. Sarà la soprintendenza, spero, a cancellare quel murale da sala colazioni di hotel a tre stelle: e non certo perché rappresenta Giorgia Meloni, ovviamente, ma perché in una delle più antiche basiliche romane, dove sono esposti capolavori di Guido Reni e Bernini, e dove è sepolto Nicolas Poussin, non è pensabile che il signor Bruno Valentinetti si metta a decorare una cappella come più gli aggrada. La cappella (e il patrimonio culturale) delle libertà, avrebbe detto Corrado Guzzanti: dove ciascuno fa un po’ il cazzo che gli pare. Vero è che in quella povera cappella romana è tutto un disastro, a partire dal busto di Umberto II e dalla lapide monarchica piazzati lì nel 1985 da un prete nostalgico, in barba a ogni tutela dei monumenti. Ed è vero pure che l’immagine della Vittoria Meloni con l’Italia in mano che svolazza intorno alla memoria di Casa Savoia, dice più verità di molti degli editoriali dei sullodati giornaloni. Ma, santiddio, c’è un limite a tutto.
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😀
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A voler vedere il bicchiere mezzo pieno direi che meglio cherubino
che rubino.
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Ma possibile che non esista una foto di prima del restauro in modo da smetterla con quest’ altra caciara ?
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La foto esiste ed è stata scattata quando il riccioluto delfino del regno decise di rendere omaggio alla memoria dell’augusto genitore dopo la sua infausta scomparsa, avvenuta nel 1983 in Portogallo. Il muro della cappella era totalmente intonso, come si può facilmente desumere dalla foto scattata nel 1985. Come ha fatto rilevare giustamente il prof. Montanari, come mai una chiesa nella repubblica italiana si è prestata ad ospitare il busto di un ex regnante, che per volontà delle nazione era stato cacciato? E come mai nel 2000 sono stati autorizzate becere decorazioni a ornamento del busto marmoreo? E ancora: come mai sono stati autorizzati lavori di restauro, con soldi pubblici, per risanare le cagate pazzesche di un sagrestano? Non bastava un’antimuffa e una generica mano di bianco?
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Valentinetti….non si ricorda se si era candidato nel 2008 per il 1 Municipio di Roma…..eppure tra i Candidati risulta senza ombra di equivoci il suo nome e cognome…..!!! “culto della personalita’….del candidato del Partito della “fiamma”??? noooooooooooooooo……..semplicemente una candidatura politica a sua insaputa…..come il “cherubino” dalla sorprendente rassomiglianza…..alla loro “cherleader”…!!! Aspettiamo con ansia il pronunciamento di Giuli’….lunedi’ o martedi prossimi…!!
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Dal sacro al profano nell’ Italietta diventa dalla bestemmia al ridicolo….certo che il pittore de no artri poteva pure aggiungere una bella fiamma tricolore nel dipinto di mistico patriottismo! E poi vorremmo andare in guerra, quando anche solo nella guerra dell’ intelligenza siamo un popolo disarmato….al massimo siamo attrezzati per la caciara delle trivialità! Forse andrebbe lasciato così il dipinto, a futura memoria per i posteri della pochezza dei predecessori! Se c’è un limite a tutto, e’ da mo’ che è stato superato…..
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