
(Tommaso Merlo) – Franano paesi costruiti sulla sabbia e non si trovano responsabili da nessuna parte. Quando c’è da tagliare nastri e salire su un palco accorrono, quando c’è da rispondere dei loro disastri, scappano a gambe levate. Un paese al contrario. Più sali, più diventi immune dai tuoi fallimenti. Più strisci, più al minimo errore sei spacciato. Ed ecco i risultati. L’Italia è allo sbando, ma le classi dirigenti sono sempre le stesse. Balzano da decenni da una poltrona all’altra senza rispondere mai di nulla. E non ci sono dubbi. L’assenza di meritocrazia è il privilegio più insopportabile degli onorevoli, ma anche quello più devastante per un paese. Perché finisce per essere governato da caste irremovibili che esprimono il peggio del paese invece che il meglio. Un paese al contrario. Tutto frana dopo due gocce, viaggiamo su strade e ferrovie da quarto mondo eppure i politicanti pensano alle grandi opere e ai grandi eventi per accorrere a tagliare nastri e salire su qualche palco con vista sulla prossima poltrona. E mentre i cittadini sprofondano nella miseria, i politicanti si godono l’alta società. Immuni dai loro fallimenti ma anche dalle malefatte che commettono e a tal proposito arriva l’ennesima riforma della giustizia sogno incompiuto di quel fenomeno criminoso che è stato Berlusconi, tre volte a Palazzo Chigi e trecento in tribunale dando perennemente la colpa a qualche giudice politicizzato. Più sali, più i criminali diventano vittime perseguitate mentre le carceri sono strapiene di poveri diavoli. Un paese al contrario e la soluzione partorita dai politicanti è assolutamente coerente, soggiogare i giudici al potere politico almeno la smettono di ledere la maestà. Non resta che sperare nella mannaia referendaria e nel frattempo scompisciarsi mentre l’Italia sovranista impartisce lezioni di giurisprudenza ed efficienza alla Svizzera. Più sali, più perdi la capacità di provare vergogna. Nel frattempo il mondo corre e la vecchia Italia arranca per un’artrite anche culturale che si fa sociale e politica. Le solite facce e parole vuote, il solito trascinarsi tra emergenze e bolle mediatiche mentre i giovani scappano e altri fanno che non nascere più. Rischiamo la terza guerra mondiale e siamo alle porte di una nuova era multipolare e in Italia imperversa il gossip, il tennis e casi di cronaca nera trasformati in serie decennali per intrattenere il pubblico superstite mentre i più scappano a scrollare altrove e si tengono lontani perfino dalle urne in attesa di qualcosa di votabile. Un paese fermo, frustrato e totalmente irrilevante sul piano internazionale, l’unica cosa in cui eccelliamo è la leccatura di piedi dei potenti di turno che sguazzano tra Washington e Bruxelles. Perennemente ossequiosi, senza contenuti e quindi proposte, senza rotta e visione, procediamo a rimorchio con al timone politicanti che nonostante una collezione impressionante di disastri e nulla di fatto, continuano a deliziarci con la loro presenza. Come posseduti dal personaggio pubblico che recitano, diventano i ruoli che ricoprono. E se sei la parte che reciti, una volta che scendi dal palco non sei più nessuno e per questo non calano mai il sipario. Politicanti, presunti giornalisti e personaggi di vario lignaggio che si trascinano da una poltrona all’altra da decenni e si godono l’alta società mentre i cittadini sprofondano nella miseria. Personaggi autoconvinti di essere indispensabili chissà chi quando in realtà sono il problema principale del nostro paese. Un tappo storico che impedisce alla società italiana di evolvere e di esprimersi appieno e quindi di risolvere gli atavici problemi di sistema, e progredire collocandosi nei nuovi scenari internazionali. Coi partiti che un tempo avevano il compito di selezionare il meglio della società, ed oggi proteggono il peggio. Gli unici segnali di speranza vengono da episodi come la mobilitazione contro il genocidio e la promettente mannaia referendaria. Non tutto il popolo italiano si è rassegnato e non tutto abbocca al sistema, ed anzi, i numeri della disillusione sono impressionanti e testimoniano un malcontento diffuso e profondo. Ma servono progetti politici che lo incarnano, in democrazia non vi sono alternative. Servono progetti politici anti sistema che mirino ad un rinnovamento e quindi cambiamento radicali. Siamo un paese al contrario, il nostro vero problema è nei palazzi del potere e non tra i cittadini vittime di un deleterio tappo.
Frana Niscemi, il sindaco si smarca: “Non tocca a noi la prevenzione sul rischio idrogeologico”
Nuovo scaricabarile sulle responsabilità. La Protezione civile regionale si è fermata al 2002: 9 ordinanze in 5 anni

(di Saul Caia – ilfattoquotidiano.it) – Al settimo giorno dalla frana non si è ancora capito chi avrebbe dovuto prevenire l’emergenza, mettere in sicurezza l’area con interventi mirati ed evitare che parte del quartiere Sante Croci di Niscemi crollasse, provocando 1.300 sfollati. “Il rischio idrogeologico non è di competenza di un Comune piccolo come il mio, i progetti per il dissesto, per come noi avevamo pensato, doveva presentarli la struttura commissariale che ha valore sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, nell’accordo Schifani-Meloni”. Il sindaco di Niscemi, il leghista Massimiliano Conti, rimanda al mittente l’accusa di immobilismo, dopo essere stato attaccato prima dal ministro Nello Musumeci e poi dal presidente siciliano. Ma dalla struttura commissariale per il contrasto del dissesto idrogeologico, guidata da Schifani e diretta da Sergio Tumminello, non sentono ragioni sulle responsabilità, spiegando di “non gestire risorse Pnrr” e “proprie”.
In questa storia, un ruolo cardine lo ricopre la Protezione civile regionale, che fa capo a Salvatore Cocina, al comando da giugno 2020 quando è stato incaricato dall’allora governatore e oggi ministro Musumeci, e riconfermato dal suo successore Schifani. Da gennaio 2018, Cocina è dirigente generale del dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti. Con la riforma sostenuta da Franco Gabrielli, già a capo della Protezione civile nazionale, si è puntato sul riordino del sistema e alla responsabilizzazione degli enti locali, con un forte focus sulla prevenzione e sulla gestione ordinata delle emergenze. La sussidiarietà degli interventi è passata alle Regioni: sono i territori ad attivarsi per chiedere l’intervento di Roma. Mutata anche la scelta della programmazione, che spetta sempre ai singoli territori, su come stanziare i fondi per prevenzione ed emergenze, e presentare i progetti. In Sicilia la Protezione civile ha redatto 9 ordinanze dal 1997 al 2002 su “interventi urgenti volti a fronteggiare le situazioni di emergenza” su Niscemi. Abbiamo cercato invano di chiedere a Cocina cosa si sarebbe potuto fare su Niscemi per evitare la frana. Purtroppo non abbiamo ricevuto risposta, e da alcuni giorni il capo della Protezione civile regionale non si vede più nel piccolo Comune franato. “L’attività di impulso politico l’abbiamo fatta, ho tutte le carte e le comunicazioni che i miei uffici hanno fatto con i vari dipartimenti, quando sarà il momento le mostreremo”, ribadisce il sindaco.
La frana di Niscemi ha interessato il quartiere Sante Croci, già colpito nel 1997. Una storia che si ripete. Le case sorgono su terreni argillosi e sabbiosi. Nelle vicinanze c’è il torrente Benefizio, in cui confluiscono due terzi delle acque fognarie. Sarebbe stato opportuno fare un bypass del corso d’acqua evitando la lubrificazione di quei terreni così permeabili. Invece non è stato fatto niente. Per il ministro Musumeci è colpa dell’immobilismo del Comune dal 1997 a oggi. “Ho un buon rapporto con il ministro”, risponde sorridendo il sindaco Conti che amministra la città dal 2017. Si aspettava che venisse a Niscemi? “Credo che verrà”. Ma sono già passati sei giorni. “È venuta la premier Meloni. Questa polemica politica non mi appassiona e non vorrei neppure entrarci. Poi se vogliono crocifiggermi, amen. Io rispondo ai miei cittadini”, chiosa Conti. Per la ricostruzione, secondo la Svimez, si potrebbe far “leva sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione della Regione siciliana, che destina 1,2 miliardi di euro alle misure per rischi e adattamento climatico, da impegnare entro il 2029”.
Intanto sul fronte dell’inchiesta della Procura di Gela per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, il segretario generale dell’autorità di bacino del distretto idrografico siciliano, Leonardo Santoro, ipotizza che la “presenza di sacche di gas metano” avrebbero potuto provocare il cedimento. Intanto oggi è prevista l’allerta gialla con nuove piogge e sale la preoccupazione tra i residenti.