Steve Bannon ha mandato a quel paese, letteralmente, l’Italia. Quel «fuck you» pronunciato nell’intervista pubblicata da Repubblica è, come prevedibile, il titolo che fa più dibattere.

(Giovanni Tizian – editorialedomani.it) – Tuttavia a leggere con attenzione il colloquio dell’anima nera del movimento Maga ed ex consigliere di Donald Trump, l’obiettivo delle sue parole (non il fuck you) è un altro: il governo di Giorgia Meloni. E non tanto nel passaggio in cui cita la premier come ormai vassalla del globalismo, alla quale nessuno «crede più negli Stati Uniti». Lo scopo di Bannon è piuttosto sollecitare l’esecutivo, in particolare il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a prendere posizione sulla certosa di Trisulti: il monastero, cioè, nel mirino dell’ideologo Maga dal 2018 dove vorrebbe realizzare la cosiddetta scuola dei gladiatori, intesi come militanti del sovranismo internazionale. Miliziani addestrati a diffondere l’impasto ideologico fatto di trumpismo, putinismo, oscurantismo cattolico, neofascismo. 

 Bannon utilizza il termine antiglobalismo per celare questa mistura impresentabile. Ma al di là dell’educazione che riceveranno i futuri gladiatori, è la certosa in provincia di Frosinone la questione di stretta attualità. Perché come anticipato da Domani, alcuni mesi fa, a distanza di anni Bannon ritenta l’operazione. Lo fa con il sodale di sempre,  Benjamin Harnwell. 

Harnwell, da 15 anni residente in Italia, oggi è “International editor” di War Room, il programma inaugurato da Bannon nell’ottobre del 2019, trasmesso via cavo su 8 milioni di tv negli Stati Uniti dalla Real America’s Voice di Robert Sigg, piccolo editore di Denver.

È lui l’uomo che voleva fondare nel monastero di Trisulti il centro di formazione per sovranisti accomunati dalla «difesa dei valori giudaico-cristiani», la scuola dei gladiatori, appunto. Il progetto naufragò a causa delle inchieste giudiziarie che ipotizzavano, nei confronti del cattolico inglese, diversi illeciti penali e amministrativi. Dopo quasi cinque anni di battaglie giudiziarie, Harnwell è stato assolto dalle accuse di turbativa d’asta e inadempimento di contratti in pubbliche forniture. Snodo cruciale di quel progetto, anche finanziario, era la fondazione Dignitatis Humanae Institute, fondata proprio da lui e partecipata da politici europei di estrema destra. Una centrale del «nazionalismo populista», lo definisce oggi Harnwell. Un ruolo decisivo per bloccare il progetto lo giocò anche il ministero della Cultura all’epoca guidato da Dario Franceschini. Ora che è cambiato il clima la coppia Bannon-Harnwell torna alla carica: l’11 febbraio è attesa una prima pronuncia del tribunale amministrativo sul ricorso presentato da Harnwell. 

Alcune settimane fa il fedelissimo di Bannon ha dichiarato: «È stata una grande delusione per tanti vedere come Giorgia Meloni e il ministro Giuli stanno proseguendo esattamente la linea dettata da Dario Franceschini. Non c’è una singola differenza nella politica del ministero fra Fratelli d’Italia e il Pd. Avrei pensato che a Meloni e FdI sarebbe molto gradito ospitare un progetto come questo per massimizzare l’importanza e l’influenza dell’Italia sul palcoscenico internazionale ma la loro perdita sarà un guadagno enorme per altri». 

A meno di due settimane dalla sentenza del Tar, ecco che arriva la stoccata firmata personalmente da Bannon: «Stiamo vincendo sul piano legale. Non c’è posto migliore per la nostra Accademia dei Gladiatori. Amo gli italiani e Roma, siete uno dei grandi Paesi del mondo. L’unico problema è che l’Italia ha la peggior classe politica sulla Terra, perché ruba alla propria gente. Ma i ricorsi ci sono, stiamo vincendo, e presto migliaia di studenti potranno imparare politica e comunicazione della destra».

Perché usi toni così trionfalistici non è dato saperlo. Forse Bannon, nel 2018 star della festa di Fratelli d’Italia (Atreju), ha ricevuto rassicurazioni sull’esito della procedura? Di certo il messaggio è arrivato a palazzo Chigi: più del «fuck you», conta la scuola e il sistema, anche finanziario, che orbita attorno all’operazione Trisulti.