Aspettando le delegazioni olimpiche, ben altri atleti hanno già iniziato a cimentarsi nello sport preferito dal governo: la propaganda

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Servirebbe la proverbiale calma olimpica per non perdere la pazienza ad una settimana dall’apertura dei Giochi di Milano-Cortina, che assomigliano sempre più al contesto in cui il vero evento sono diventate, strada facendo, le polemiche che con cadenza quotidiana continuano a scandire il conto alla rovescia verso il debutto.
Dovevano essere le Olimpiadi a costo zero – sì, come no! – ma il conto potrebbe toccare la cifra monstre (tra infrastrutture e gestione) di 5,7 miliardi, per la gran parte a carico dei contribuenti. Per non parlare dei ritardi accumulati. A dicembre dell’anno scorso, stando all’ultimo report redatto da Libera e dalle altre 20 associazioni aderenti alla rete civica Open Olympics 2026, solo 42 delle 98 opere previste saranno completate prima dell’inizio dei Giochi (l’ultimo cantiere chiuderà i battenti nel 2033). Per quadrare il cerchio, sempre lo stesso report metteva in fila l’elenco delle criticità: dall’impatto ambientale alla spesa complessiva ai subappalti (“Sono visibili i nomi, ma non i valori economici”).
È su questo palco raffazzonato che, aspettando la fiaccola e le delegazioni olimpiche, ben altri atleti hanno già iniziato a cimentarsi nello sport preferito dal governo: la propaganda. Pazienza se i Giochi a costo zero sono già un salasso per le finanze pubbliche. A preoccupare il ministro Andrea Abodi è ciò che Ghali potrebbe dire alla cerimonia di inaugurazione. Non sia mai dovesse concedere il bis di quello “Stop al genocidio” a Gaza pronunciato a Sanremo, urtando la suscettibilità del ricercato internazionale Netanyahu. “Non condividiamo (noi, soggetto sottinteso: ma noi chi? Ndr) il suo pensiero, che non sarà espresso sul palco”, ha giurato il titolare dello Sport, protagonista forse senza rendersene conto di un curioso caso di censura preventiva o, in subordine, di chiaroveggenza.
A contendergli l’oro nella gara a chi la spara più grossa, immancabile, il collega Antonio Tajani. Dopo aver rassicurato che, in fondo, gli agenti dell’Ice non sono mica le SS – anche se assomigliano tanto alla Gestapo – ieri è tornato sulla questione: “Non c’è da fare allarmismo, saranno tre persone che lavoreranno presso il consolato Usa a Milano”. Tipo tre pacifici impiegati del catasto. Scene di giubilo da Gaza a Minneapolis.
Separate le Bongiorno
(Di Marco Travaglio) – A proposito di carriere da separare, oggi raccontiamo una storia esemplare. L’avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia vicepresieduta da Ilaria Cucchi, irrompe nel processo Cucchi-ter assumendo la difesa in Cassazione di uno degli ufficiali dei Carabinieri condannati per aver depistato le indagini sul pestaggio che nel 2009 uccise Stefano Cucchi. Si tratta del colonnello Lorenzo Sabatino, che ai tempi dell’omicidio comandava il Reparto operativo di Roma e che l’anno scorso la Corte d’appello ha ritenuto colpevole di avere sviato le indagini, infliggendogli 1 anno e 3 mesi di reclusione. Ovviamente Sabatino ha tutto il diritto di avere un difensore e la Bongiorno non viola (purtroppo) alcuna legge nel difenderlo. Ma siamo alle solite. La Bongiorno è il primo soprano del centrodestra in Parlamento sulla Giustizia: fa e disfa le leggi (vedi quella sulla violenza sessuale) e al contempo continua a svolgere la professione forense con un’influenza sproporzionata a quella dei suoi colleghi, a tutto vantaggio dei suoi assistiti. Il minimo sindacale di una legge sui conflitti d’interessi dovrebbe proibire agli avvocati di difendere i clienti al mattino nelle aule giudiziarie e di legiferare al pomeriggio sul Codice penale e quello di procedura nelle aule parlamentari.
Lo scriviamo da quando 30 anni fa, coi governi dell’Ulivo, in commissione Giustizia c’erano i compagni avvocati Pisapia e Calvi e al ministero l’avvocato progressista Flick, che era pure il legale del premier Prodi. E lo ripetemmo quando B. si portò i suoi legali Pecorella, Ghedini&C. per abolirgli i reati, bloccargli i processi e dimezzargli la prescrizione. Chi fa politica ha molti onori, ma dovrebbe avere almeno l’onere di interrompere attività professionali in palese conflitto d’interessi. Quando nel 1994 B. tentò di piazzare alla Giustizia il suo avvocato Previti, all’epoca ancora incensurato, Scalfaro lo fermò: altri tempi, altri presidenti. Ora però che questi sepolcri imbiancati infilano nella Costituzione ridicoli conflitti d’interessi fra pm e giudici, dovrebbero avere la decenza di risolvere quello fra avvocati e politici. Cioè fra le due Bongiorno. Chi viene assistito dalla senatrice – come Salvini, la ragazza del presunto stupro di Grillo jr., i membri del governo sul caso Almasri, la Consap chiamata dai giudici a risarcire le vittime della strage di Cutro – parte favorito rispetto a chi non ha un difensore-legislatore. Ma il caso Cucchi è ancor più grave: nel processo sono parte civile la Presidenza del Consiglio, i ministeri dell’Interno e della Difesa e l’Arma dei Carabinieri. I quali, in un cortocircuito istituzionale strepitoso, chiedono la condanna del colonnello difeso dalla senatrice Bongiorno. Che cos’è, uno scherzo?
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VIGNETTA PUNTUALISSIMA e più pertinente che mai
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