La giovane portavoce di Trump, Leavitt, è convinta d’essere autorizzata a dire ciò che vuole

(Gian Antonio Stella – corriere.it) – «Ho detto qualcosa che non va?». «Con quella bocca può dire tutto ciò che vuole», diceva un ammiratore in un vecchio Carosello del dentifricio Chlorodont dove si rendeva omaggio alla sobria bellezza di Virna Lisi che si fingeva a un po’ svampita. Anche la giovane e bionda portavoce di Trump, Karoline Leavitt, evidentemente, è convinta d’essere autorizzata a dire ciò che vuole. Anche le cose più offensive, assurde, insopportabili. E ne approfitta quotidianamente.

 Basti ricordare quanto disse in tivù a Fox News in occasione dell’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York: «Il principale elettorato del Partito Democratico è composto da terroristi di Hamas, immigrati clandestini e criminali violenti. È a loro che si rivolge il Partito Democratico». Indimenticabile la risposta a un cronista reo d’aver fatto una domanda impertinente: «Trovo divertente che tu ti consideri davvero un giornalista. Sei un pennivendolo di estrema sinistra che nessuno prende sul serio (…) Smettila di mandarmi le tue domande false, di parte e piene di stronzate». «Se dovesse essere valutata in base alla concezione tradizionale del suo ruolo, sarebbe gravemente insufficiente. Ma se invece ci si basa sui criteri attuali, che consistono nell’accontentare Donald Trump, merita 30 e lode», ha detto al Wall Street Journal Joe Lockhart, ex portavoce di Bill Clinton: «Parla sempre e solo ai “suoi”, non le interessano gli altri, perché non ne ha bisogno per mantenere i Repubblicani al potere». Per dirla col Guardian, ironico sul paragone col servilismo verso l’«adorato Kim Jong-Il»: appena nominata è «entrata subito in modalità Corea del Nord».

Per capirci: Trump ha sempre ragione. Sempre. Al punto che dopo le roventi polemiche sull’uccisione a revolverate della pacifista disarmata Renee Good a Minneapolis, ripresa da troppi video perché fosse smentita, ha detto: «L’Ice svolge un lavoro incredibilmente importante, non solo per la nostra sicurezza e questa amministrazione continuerà a sostenere con tutto il cuore i coraggiosi agenti, compreso quello di Minneapolis che ha agito in modo assolutamente giustificato per legittima difesa contro una pazza». E le dieci pallottole nella schiena di Alex Pretti? «Il governatore Walz e il sindaco Frey hanno vergognosamente impedito alla polizia locale e statale di collaborare con l’ICE, inibendo attivamente gli sforzi per arrestare i criminali violenti». Non una parola di rincrescimento, non una di dolore.