
(cdt.ch) – L’amministrazione Trump avrebbe comunicato all’Ucraina che le garanzie di sicurezza degli Stati Uniti dipenderebbero dall’accordo di pace di Kiev che probabilmente richiederebbe la cessione della regione del Donbass alla Russia. Lo scrive il Financial Times, citando otto fonti a conoscenza dei fatti. Washington ha anche spiegato che potrebbe offrire all’Ucraina più armi per rafforzare il suo esercito in tempo di pace se Kiev accettasse di ritirare le forze dalle parti della regione orientale che controlla.
Rispondendo a chi le chiedeva di un aggiornamento dopo i colloqui del fine settimana, intanto, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che Donald Trump resta «molto coinvolto» nelle trattative fra Russia e Ucraina: «è stato informato» e «non molla sul processo di pace». La Casa Bianca ha poi parlato di incontro di «natura storica», commentando il vertice sul conflitto tra Ucraina e Russia avvenuto la scorsa settimana, ma ha escluso, al momento, nuovi contatti tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «L’incontro non ha ricevuto molta copertura mediatica, ma è stato di natura storica: il team del presidente è riuscito davvero a portare le due parti allo stesso tavolo, facendo avanzare la situazione verso la pace», ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt. Trump, ha aggiunto, «non sta abbandonando il processo di pace» ma «non mi risultano telefonate in programma questa settimana» con Zelensky.
Zelensky, la nuova ancella di Trump
Washington aveva giù usato gli Stati dell’Est Europa per colpire il Vecchio continente. Kiev ha dimenticato i 19 pacchetti di sanzioni anti-russe e la distruzione dei gasdotti Nordstream

(di Barbara Spinelli – ilfattoquotidiano.it) – È successo già una volta, che i governi est europei furono usati da Washington contro la Vecchia Europa per meglio scardinare l’ONU, violare il diritto dei popoli, invadere l’Iraq senza autorizzazioni internazionali e senza prove sulle armi di distruzione di massa.
Saddam fu ucciso appena estratto dal rifugio sotterraneo: la morte fu cruenta e degradante come quella di Gheddafi e Bin Laden nel 2011. L’Est europeo ricevette l’etichetta che da allora lo nobilita: Nuova Europa. Quella Vecchia era rugosa, infida. Si era allineata dopo l’11 settembre, invadendo l’Afghanistan con gli Usa (partecipazione tiepida secondo Trump) ma Parigi e Berlino dissero no all’occupazione dell’Iraq.
Stavolta è un altro governo dell’Est a denunciare la Vecchia Europa, saltellando con zelo ancillare attorno a Trump: l’Ucraina di Zelensky. Ancora più nuovo dei Nuovi Europei, partecipa alle danze intente –non da oggi– a sfaldare l’Ue pur ricavandone onore e denaro: “Invece di divenire una potenza davvero globale, l’Europa rimane un caleidoscopio bello ma frammentato di piccole e medie potenze… Invece di difendere la libertà nel mondo ha l’aria sperduta e cerca di convincere Trump a cambiare. Non cambierà”.
Sono ignorati i 19 pacchetti di sanzioni anti-russe approvate dall’Ue in difesa di Kiev, è dimenticato l’assenso di Biden alla distruzione dei gasdotti North Stream per mano ucraina. I 90 miliardi di aiuti programmati dall’Ue in aggiunta ai molti miliardi regalati dopo il ’22 saranno intascati da Kiev senza dire grazie: sono le buone maniere della Nuova Europa. Potevano arrivarne molti di più, circa 200 miliardi, se l’Unione Europea avesse prestato/regalato all’Ucraina i beni russi congelati nelle banche occidentali e specialmente in Belgio.
Anche di questo si è lamentato Zelensky, a Davos, fingendo di non sapere che l’uso di beni russi congelati avrebbe stritolato l’affidabilità dell’Euro e della nostra Banca centrale. Probabilmente è proprio questo l’intento dell’asse Washington-Kiev, che fortunatamente potrebbe ottenere un accordo con Mosca (l’Unione non ci ha neanche provato) ma che punta a impedire in tutti i modi la nascita di una potenza europea pronta a cooperare con la Federazione russa.
Tutto questo per dire che l’uscita di Zelensky non è una novità nella storia dell’Ue: alla testa della Nuova Europa ora c’è lui, e come gli altri Nuovi prosegue e estremizza l’asservimento a Washington degli snob nobilitati. C’è chi è deciso a fare da sé come Orbán in Ungheria; chi immagina che con l’aiuto Usa si potrà prima o poi smembrare la Russia. Tutti godono delle sovvenzioni elargite dall’Unione europea e sono vassalli fieri di esser battezzati Nuovi dal feudatario Usa.
La violazione del diritto internazionale non comincia con Trump. L’ordine mondiale basato sulle regole, i diritti umani e il diritto del mare sono calpestati da decenni, in successive guerre coloniali e fintamente umanitarie volute dalla Casa Bianca, fiancheggiate dagli Europei e prive di autorizzazioni Onu. Negli anni ’50 le Nazioni Unite permisero i bombardamenti a tappeto nella Corea del Nord, nella prima guerra di regime change del secondo dopoguerra, perché erano un braccio armato degli Stati Uniti. Dopo non più.
Il più pacifista dei Segretari Generali Onu, Dag Hammarskjöld, fu ucciso nel 1961 in un incidente aereo, presumibilmente su iniziativa congiunta dell’Union minière belga e degli Usa, perché si era opposto alla secessione del Katanga, che l’Union minière voleva staccare dal Congo per predarne le materie prime (diamanti, rame, radio, cobalto, uranio). Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Tuttavia, basta accendere la televisione e sentirai qualcuno che dice, la testa ricolma di verità infusa, che l’ordine internazionale basato sulle regole, il rules-based international order, naufraga oggi (parola di Gentiloni, applaudito dagli intervistatori), come se già prima non fosse stato altro che il travestimento del disordine predatorio. L’unico a parlar chiaro è il Premier canadese Mark Carney: citando Vaclav Havel, a Doha, ha detto che l’ordine basato sulle regole è uno slogan simile al sovietico e menzognero “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Sempre è stato “parzialmente falso e selettivo”.
Oppure sentiamo dire che da oggi sono violati i diritti umani o il diritto del mare. Diritti umani? Nei Baltici gli abitanti russi (27% in Lettonia, 24 in Estonia, 6 in Lituania) sono discriminati in ambito linguistico, di accesso al pubblico impiego, di cittadinanza. Lo status è “non cittadini”, o “alieni” in Estonia. Il declassamento, simile a quello ucraino in Donbass, è tollerato nell’Ue. Come Rappresentante diplomatica abbiamo l’estone Kaja Kallas, ex Premier del Paese più razzista d’Europa.
Da quando ha varato il riarmo per far fronte a implausibili assalti russi, l’Ue punisce con il congelamento dei conti bancari chi denuncia la russofobia: lo decide il Consiglio dei ministri Ue senza preventivi pareri giudiziari e parlamentari, proprio come Trump. In guerra il disfattismo è reato contro la patria. Quanto al diritto del mare, gli Stati Ue lo violano sistematicamente da decenni: il Mediterraneo era colmo di cadaveri ben prima che facessero capolino Meloni e le altre destre estreme d’Europa.
La sovranità è menzionata sempre più spesso dall’Ue e dagli Stati europei: ma selettivamente, disordinatamente. L’Ucraina deve esser sovrana ma il Venezuela no e neanche la Cina o la Palestina cui viene negato lo Stato. Gli Stati Ue hanno ha perso la nozione stessa di sovranità: l’hanno trasferita agli organi europei in ambiti cruciali – moneta, prezzi agricoli, commercio– e i sedicenti europeisti usano vituperare le sovranità nazionali senza che esista alcun tipo di sovranità politica europea sostitutiva, consentita da tutti. Mente sapendo di mentire chi preconizza, come Macron, una sovranità europea indipendente da Washington senza aggiungere che anche la Nato e le basi Usa in Europa sono fonti di instabilità mondiale e caos.
Un’autonomia strategica in Europa sarebbe stata possibile –sarebbe possibile– resuscitando la “Casa comune” che Gorbachev propose di edificare con gli Occidentali del Vecchio Continente. Quel treno è passato. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto, nei primi anni ‘90, perché ci dividessimo in Vecchia e Nuova Europa e il treno dell’Eurasia non passasse mai.
I governi europei non sanno nemmeno difendere quel che resta delle Nazioni Unite–è indispensabile che tale resto non muoia, nel presente disordine– e anche chi esita a entrare nel Board di Gaza si guarda dal criticare uno Smart Village che condanna i Palestinesi alla fuga o alla schiavitù, e che seppellisce tutto: risoluzioni Onu che impongono lo sgombero delle colonie israeliane e la nascita di uno Stato palestinese, restituzione di terre che sono palestinesi e non di palazzinari travestiti da viceré coloniali.
Intanto si annunciano accordi sulla Groenlandia, con Trump che ottiene da Rutte il diritto di mangiarsela a pezzi: è il boss della Nato a negoziare, non la Danimarca né l’Ue né tanto meno gli Inuit groenlandesi, che vorrebbero l’indipendenza da tutti: vecchi colonizzatori danesi e nuovi.
Invece di aspirare alla massima potenza, gli europei potrebbero finanziare non più le guerre neocoloniali ma l’Onu dissanguata da Trump. Potrebbero seguire la formula consigliata da Carney alle medie potenze, per evitare di “finire nel menu delle grandi potenze”: una “sovranità non più basata sulle regole ma sull’abilità di tener testa alle pressioni”.
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Ne avessimo di Barbara Spinelli tante in Italia e in Europa ! Ma invece abbiamo la Kallas e le Van Der Lajen a volontà.
Meraviglioso esposto chiarificatore e denunciante lo stato delle cose nel mondo senza schierarsi da una delle parti in lizza apparente ma menando “mazzate”ovunque ce n’è necessità.
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