Il fascismo ritorna. E ritorna in una veste nuova, ma non del tutto: perché non è mai un fenomeno isolato.  È e vuole essere un movimento di opinione e di potere insieme, un mutamento di mentalità. Usa i mezzi di propaganda e la violenza

(Nadia Urbinati – editorialedomani.it) – Minneapolis è la capitale dello Stato del Minnesota, una delle due “Città Gemelle”  (l’altra è Saint Paul). Sorge sul fiume Mississippi (lì ancora un rigagnolo). Nelle due città ha sede una delle più grandi università del paese, un’istituzione pubblica con trecento centri di ricerca e cinquantamila iscritti. Fuori della biblioteca universitaria c’è un parcheggio per gli sci. Nell’inverno gelido, la vita si svolge “dentro” e gli attraversamenti delle strade sono ponti coperti. Quest’anno c’è, però, tanto movimento “fuori”. E questo solo fatto rivela la condizione d’emergenza che si vive in quel lembo di terra lontano da Washington, eppure così sotto il diretto potere militare della Casa Bianca.

Gli Stati Uniti stanno marciando verso la tirannia. Una tappa importante è nello stato simbolo di questi anni bollenti. A Minneapolis è avvenuta l’uccisione di George Floyd il 25 maggio 2020, in seguito a un fermo da parte di quattro agenti di polizia. A quell’uccisione seguirono rivolte in quasi tutti gli stati dell’Unione e la fondazione di Black Lives Matter, il movimento che ha impresso una svolta radicale verso quella che i seguaci di Maga hanno crocifisso come “wokismo”, un movimento di contestazione della cultura bianca (Wasp) che ha attraversato tutti i campus. E dai campus è iniziata la prova generale della svolta tirannica del secondo Trump. Inoltre, il governatore del Minnesota è Tim Walz, il vice scelto dalla candidata democratica Kamala Harris nella campagna elettorale contro Trump. Tutto torna.

Minneapolis è una città-simbolo da cui parte in grande l’offensiva più radicale e violenta contro la democrazia negli Stati Uniti. Le marce verso la tirannia cominciano da qualche parte. Los Angeles, Portland e Minneapolis sono i luoghi di partenza nell’America di Trump. Si parte dagli immigrati irregolari e si prosegue con i cittadini americani. Le politiche fasciste partono dai margini, ma il loro obiettivo è domare tutti i cittadini.

Mi dice una collega che insegna all’University of Minnesota che, da almeno un mese, la sua vita e quella di tutti coloro che lei conosce, dentro e fuori dal campus, sono segnate dalla paura. Da quando l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha rafforzato la sua presenza in città, gli agenti federali hanno fatto cose impensabili in uno stato democratico. Hanno ucciso Renee Good, una “madre bianca della classe media”, minacciato nel parcheggio un’avvocata incinta “specializzata in immigrazione”, arrestato un numero imprecisato di cittadini (uno di loro trascinato fuori casa in mutande, come si vede in un video), sfondato i finestrini delle auto per tirar fuori gli occupanti che si rifiutavano di scendere, lanciato granate antisommossa, usato gas lacrimogeni contro bambini. Ultimo crimine: Alex Jeffrey Pretti, un cittadino senza precedenti penali, infermiere di terapia intensiva, ucciso a bruciapelo con dieci colpi perché filmava con il cellulare gli agenti Ice in azione. 

Ogni giorno, strade, mercati e stazioni sono setacciati; i colpi di fucile sono un rumore continuo, sparati senza preavviso, anche in aria, solo per tenere le persone in uno stato di paura. Indurre paura. Far restare in casa. Le uccisioni di Good e Pretti rivelano la strategia fascista: colpire chi non si fa i fatti propri. La tirannia, scriveva Aristotele, vuole i cittadini isolati e dissociati. Da quando esiste la reazione contro la democrazia, questa è la strategia: nell’antica Grecia come nell’Italia del primo dopoguerra o nell’America di oggi.

Chiamiamolo come ci pare – tirannia o fascismo. La logica che muove l’antidemocrazia è la stessa: negare l’eguaglianza politica e civile, imporre bavagli alle opinioni, piegare e umiliare le opposizioni, usare le risorse pubbliche e le istituzioni dello Stato come strumenti privati della parte che governa, modificare codici e costituzioni. Il fascismo ritorna. E ritorna in una veste nuova, ma non del tutto: perché non è mai un fenomeno isolato.  È e vuole essere un movimento di opinione e di potere insieme, un mutamento di mentalità. Usa i mezzi di propaganda (ieri le piazze fisiche e le radio, oggi le piazze social e il potere oculare) e la violenza.

Questo fascismo è un movimento transnazionale, ha scritto Manuela Caiani in un libro ricco di dati e utile. È fatto di movimenti nazionali di estrema destra collegati tra loro come in «una rete globale di legami finanziari, ideologici e strategici tra i partiti di destra radicale e i gruppi religiosi ultraconservatori legati a varie confessioni cristiane.» Il fascismo ritorna. È riconoscibile e non deve farci trovare impreparati.