(Dott. Paolo Caruso) – Sono trascorsi 81 anni da quel 27 gennaio del 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa irruppero all’interno dei campi di Auschwitz e Birkenau mettendo in luce le nefandezze di una umanità perduta. Quello che apparve ai loro occhi fu come essere stati catapultati nel profondo degli inferi. I celebri versi d’apertura dell’iscrizione sulla porta d’ingresso dell’inferno Dantesco “Qui si va nella città dolente, qui si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente” ritornano ancora oggi a riecheggiare in quei luoghi di profonda sofferenza. Sembra quasi di sentire le urla di pietà delle tante vittime di questa immane tragedia che si confondono con quelle dannate degli aguzzini. Auschwitz è il luogo della miseria umana che dovrebbe farci riflettere per non ricadere in questa pagina buia della storia novecentesca. La storia è maestra di vita, purtroppo sono gli allievi i cattivi interlocutori. Infatti anche la nostra Ministra della famiglia, Eugenia Roccella, spogliandosi della sua fede ideologica forse avrebbe tanto da imparare così da riconsiderare non una gita ma un vero pellegrinaggio la visita di quei luoghi da parte delle scolaresche. Lì non si pensa al nazi-fascismo per odiare, ma si piange sulle sciagure umane. Massacri perpetrati da una Umanità alla deriva che anche oggi dovrebbero farci rifiutare qualsiasi forma di violenza, ma invano. La ricorrenza del 27 gennaio, il giorno della Memoria, il giorno del ricordo, per non dimenticare quel 27 gennaio 1945, quando fu a tutti chiara la criminalità dell’Uomo così da poterla raccontare al mondo intero. L’ Armata Rossa si trovò di fronte ad una scena raccapricciante, scheletri ambulanti, veri zombi di una umanità perduta che vagavano in quell’inferno, la cui aria era ancora ammorbata di sangue. Ciocche di capelli ammassate nel tempo, mucchi di scarpe di ogni misura, montature di occhiali di forme diverse, vestiti, valige e borse in quantità industriali, furono le tracce del passaggio dei tanti “dannati” che affollarono quello che fu definito il più grande cimitero del mondo senza corpi. Corpi inceneriti dai forni crematori ancora fumanti. Oggi, in un mondo sempre più soffocato dalla violenza, dalle guerre, dove il capovolgimento della storia fa si che i figli della “Stella di David” venuti fuori dall’inferno di Auschwitz sono diventati gli aguzzini sterminatori del popolo palestinese, e nel silenzio più totale delle coscienze si torna a ripetere gli orrori del passato. Israele a Gaza, la Russia in Ucraina, i Talebani in Afghanistan, gli Ayatollah in Iran, e chissà quanti altri dittatori in tante altre parti del mondo perpetuano gli stessi misfatti dei nazisti ad Auschwitz. L’Uomo spesso dimentica, ma la sua disumanità si ritorce nel tempo contro se stesso. Quante sono le ferite ancora da cicatrizzare? “Homo homini lupus”, l’uomo è un lupo per l’altro uomo, una frase di Plauto che trova riscontro ancora oggi in certa ideologia contemporanea. Paesi come l’insospettabile America Trumpiana che ogni giorno con l’ ICE, la milizia presidenziale, vessa e uccide la sua gente, e poi ancora altri i cui governi autocratici calpestano i diritti civili e soffocano ogni anelito di libertà. L’orrore che si prova ad Auschwitz/Birkenau, la sensazione viscida di una umanità completamente perduta, l’oscurità delle coscienze, fanno si che riappaiono ai nostri occhi i fantasmi del passato, di un passato che si pensava non tornasse più a bussare alle nostre coscienze. Orrori simili a quelli di oggi sui quali si era giurato “non accadessero MAI PIU’ ” e invece….. Cosa dunque commemorare? Se tutto è ancora tragicamente attuale. Se il mondo pare impazzito vale comunque e soprattutto per le nuove generazioni riprendere le parole di Primo Levi “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perchè ciò che è accaduto può ritornare”. Allora cosa si aspetta?