M.O.: LUNGO INCONTRO TRA COMANDANTE CENTCOM E CAPO IDF

(AGI) – L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), ha incontrato il capo di stato maggiore delle IDF, Eyal Zamir. Lo ha riferito il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, sottolineando che l’incontro di ieri e’ stato “personale e lungo” ed e’ stato seguito da colloqui con alti funzionari.

“L’incontro e’ un’ulteriore espressione del legame personale tra i comandanti, dello stretto rapporto strategico tra le IDF e le forze armate statunitensi e del continuo rafforzamento della cooperazione in materia di difesa tra i due Paesi”, afferma la dichiarazione rilanciata oggi dai media israeliani.

IRAN: DIPARTIMENTO STATO USA, VIOLENZA PARTE INTEGRANTE REGIME

(AGI) — Il dipartimento di Stato Usa ha pubblicato su X un messaggio dai toni duri sul suo account in lingua persiana in cui afferma che la violenza e’ parte integrante della politica attuale della Repubblica Islamica.

Il testo, postato insieme a un video del pestaggio di una delle aggressori da parte delle forze di sicurezza, recita: “La risposta della Repubblica Islamica alle richieste degli iraniani di una vita migliore dal 1979 a oggi non e’ stata la riforma e il dialogo, ma la repressione e la violenza”.

Il messaggio viene diffuso in un contesto di rinnovata tensione tra gli Usa, Israele e l’Iran, che potrebbe sfociare in un nuovo conflitto. “La repressione delle donne, in particolare nell’ambito delle liberta’ individuali e sociali, e’ iniziata con scontri violenti e a viso aperto da parte delle forze governative ed e’ proseguita in varie forme nel corso dei decenni, dall’imposizione dell’hijab obbligatorio e dagli scontri di strada agli arresti, ai pestaggi e all’uccisione di Mahsa Amini. Questa violenza non e’ un’eccezione, ma parte integrante della politica attuale della Repubblica Islamica, che diventa ogni giorno piu’ brutale e violenta”, denuncia il post Dipartimento di Stato Usa.

Iran: Time, forse oltre 30mila vittime in soli 2 gg proteste

(AGI) – Oltre 30mila persone potrebbero essere state uccise in Iran in soli due giorni di proteste all’inizio di gennaio. Lo riferisce la rivista Time sulla base di un bilancio riportato da due alti funzionari del ministero della Salute di Teheran, anonimi per ragioni di sicurezza.

Questo numero rappresenta il bilancio delle vittime piu’ alto finora stimato oltre a essere di gran lunga superiore rispetto al dato di 3.117 vittime reso noto dal governo iraniano nei giorni scorsi.

Time ha sottolineato di non essere in grado di verificare in modo indipendente le cifre, anche se la stima di 30mila persone uccise e’ considerato in linea con i resoconti di medici e altri soccorritori sul campo.

 La rivista riporta, citando i due funzionari sanitari, che 30mila persone sono state uccise solo tra l’8 e il 9 gennaio, nel pieno delle proteste anti-regime scoppiate il mese scorso e diffuse in tutto il Paese. Secondo quanto riferito dal Time, i funzionari avrebbero affermato che nei giorni di massima repressione venivano utilizzati camion a 18 ruote al posto delle ambulanze e che non c’erano piu’ sacchi per cadaveri.