(dagospia.com) – Se non ora, quando? Paradossalmente è il vecchio slogan femminista la miglior sintesi dei turbamenti che frullano nella testa di Matteo Salvini e Roberto Vannacci. Tutti sanno che il loro “matrimonio” è finito, si tratta solo di capire come sancire il divorzio, il prima possibile, per non logorare il futuro di entrambi.

Il segretario della Lega lo caccerebbe anche subito, ma il suo cruccio nasce dal fatto che è stato lui a coccolare il generale mal-destro: fu Salvini a chiamarlo come vicesegretario, contro tutti e contro tutto. Buttarlo fuori a calcioni sarebbe una sconfitta personale: certo, l’ex militare con la fissa per la X Mas gli ha portato in cascina mezzo milioni alle europee, nel 2024, ma dopo quelle elezioni c’è stato un continuo tira e molla che ha fatto più male che bene al partito, provocando malumori, minacce di scissioni, cambi di casacca e veleni.

Dunque, che fare? Salvini aspetta che Vannacci sbatta la porta da solo. Oggi, alla kermesse “Idee in movimento”, all’Hotel Aqua Montis di Rivisondoli, in Abruzzo, il ministro dei trasporti ha mandato altre frecciatine, senza mai citare l’ex parà: “La storia lo insegna: chi esce dalla Lega finisce nel nulla. […] La Lega è famiglia, comunità, non siamo una caserma. Ci sono capitani e generali, ma la forza della Lega è nella truppa…”

Il guaio è che anche Vannacci non sa come uscirne. Da sempre il suo obiettivo è creare un partito autonomo, ma teme che i tempi non siano ancora maturi: alla Camera potrà contare su tre deputati: i leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello e l’ex meloniano Emanuele Pozzolo, diventato celebre per la vicenda dello sparo alla festa di Capodanno di due anni fa a Rosazza (Biella), dove era presente anche il sottosegretario Andrea Delmastro.

Un battaglione un po’ poco nutrito, per il generale dall’ambizione smisurata, che vorrebbe far nascere un’Afd de’ noantri in grado di rosicchiare voti a Salvini, ma non solo: un partito di estrema destra guidato da Vannacci potrebbe infatti racimolare consensi anche tra gli ex grillini de’ destra (non sono pochi), che si erano rifugiati nell’astensionismo, e nel piccolo ma combattivo bacino della ridotta dei vecchi fasci, che in questo disgraziato Paese non sono mai mancati.

Come scrive Claudio Bozza oggi sul “Corriere della Sera”, “secondo alcuni sondaggi, le posizioni ultrasovraniste dell’eurodeputato potrebbero valere almeno il 3%. Non una cifra epocale, ma quel tanto che basterebbe per aumentare le chance del centrosinistra alle prossime elezioni politiche, qualora Vannacci corresse davvero da solo”.

Vannacci è consapevole, come lo è Salvini, che gli scazzi e i retroscena quotidiani non fanno bene a nessuno, e che tirare la questione troppo per le lunghe può penalizzare entrambi anche in vista delle future elezioni politiche. Vannacci non può aspettare ancora molto: si avvicinerebbe pericolosamente al 2027, quando il Paese sarà chiamato a rinnovare il Parlamento, con il rischio di non avere tempo per organizzare la campagna elettorale.

La vecchia fronda leghista e i vari “liberal” del Carroccio, guidati dall’ex Governatore del Veneto, Luca Zaia, sono in pressing da mesi: l’iniziativa “Idee in movimento”, organizzata da Claudio Durigon e Armando Siri in Abruzzo, è una prova generale di de-vannaccizzazione del partito. A Roccaraso e Rivisondoli si è parlato (bene) di migranti, ci sono state apertura inedite ai diritti civili, con tanto di ospitata di Francesca Pascale (che definì Vannacci “un omofobo ossessionato che nasconde qualcosa”), in un’escalation moderata che ha fatto inorridire l’autore del volumetto “il mondo al contrario”.

Che poi, i leghisti non dovrebbero nemmeno faticare per trovare la “giusta causa” per licenziare l’europarlamentare. Le norme interne della Lega vietano infatti di creare associazioni politiche autonome parallele al partito.

Se lo ricorda bene l’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi (ora passato a Forza Italia), che il 10 marzo 2015 fu espulso, accusato da Salvini di “frazionismo” dopo aver creato la fondazione “Ricostruiamo il Paese”, dichiarata incompatibile con lo statuto leghista. Una situazione non dissimile da quella odierna, con il movimento “il mondo al contrario” e le varie associazioni collegate, tra cui “Remigrazione e riconquista”, che ha organizzato un evento per venerdì prossimo, alla Camera dei deputati.

Salvini, insomma, avrebbe una scusa per cacciare Vannacci, ma teme di finire lui sotto accusa come responsabile della “creazione” del personaggio dell’ex generale, almeno dal punto di vista politico (ad aver fatto la fortuna del vicesegretario leghista fu invece “Repubblica”: come ricorda sempre Vannacci, fu il giornalista Matteo Pucciarelli ad accorgersi del suo libro online e a scriverne, lanciandolo e assicurandogli fama, soldi e successo).

Ma se non lo fa ora, potrebbe essere troppo tardi…