
(Bartolomeo Prinzivalli) – Da settimane volevo scrivere questo post, ma a volte per mancanza di tempo e a volte perché pensavo non ne valesse la pena ho sempre rimandato.
Oggi mi sono deciso, toglierò tempo al mio lavoro per esprimere il mio punto di vista, opinabile quanto si voglia ma frutto di esperienze personali e privo di influenze esterne o di tifoseria.
Chi come la mia famiglia ha subito oltre al dolore inimmaginabile della perdita di un pezzo di cuore anche la beffa di vedersi negate verità e giustizia ha un’idea chiarissima della magistratura italiana: una casta autoreferenziale divisa in correnti il cui scopo spesso devia dall’applicazione della legge, inflessibile nei confronti del cittadino comune e clemente col potente di turno, interprete a convenienza, lenta, impunibile ed altezzosa.
Detto questo è mia ferma intenzione partecipare al referendum del prossimo marzo, e lo farò votando convintamente NO!
Perché?
Perché esiste solo una casta in Italia che odio più della magistratura, ed è quella politica. E la politica, e questo governo in particolare, sta facendo di tutto per promuovere una riforma che nel merito non velocizza i processi, non garantisce giustizia né punisce i magistrati per aver sprecato risorse pubbliche.
E allora cosa fa?
Vieta il passaggio di carriera da pubblico ministero a giudice, appena qualche decina all’anno, istituendo due CSM (uno per giudici e l’altro per pm) i cui membri togati vengono sorteggiati mentre quelli laici restano nominati dalla politica.
E che cambia?
Assolutamente niente, all’apparenza. Quindi tutto questo sbattimento, milioni di euro bruciati per il referendum, una campagna costosissima per promuoverlo, senza cambiare nulla? Strano. Soprattutto da parte di chi continua a tirare in ballo la vaccata dei banchi a rotelle facendone emblema di incapacità e spreco di denaro pubblico.
Quindi?
Quindi basta semplicemente uscire dall’ipnosi del dibattito in sé e fare un passo indietro per analizzare il comportamento del governo rispetto all’organo giudiziario in questi quattro anni. Così, in ordine sparso l’esecutivo ha: urlato alle toghe rosse, difeso ad oltranza Santanché Sgarbi e Sangiuliano da richieste processuali, inasprito le pene per i morti di fame e depenalizzato i reati dei colletti bianchi, limitato l’utilizzo delle intercettazioni, eliminato in pratica l’abuso d’ufficio, ostacolato in ogni modo la trasmissione di servizi televisivi che potessero evidenziare illeciti o condotte riprovevoli di certi esponenti, inferto la mazzata alla corte dei conti dopo la bocciatura del progetto sul ponte, tralasciando lo storico berlusconiano.
La direzione è chiara, lo scopo evidente. Perché dovrei convincermi che la riforma abbia obiettivi sani e rivolti al bene collettivo? E poi l’ha detto lo stesso Nordio, in un barlume di sincerità alcolica.
No, il mio giudizio sulla magistratura non cambia, ma distruggere l’equilibrio di poteri sancito nella costituzione dando ai politici totale predominanza ed impunità peggiorerebbe soltanto le cose.
Questo dovrebbe essere un referendum popolo contro casta politica, dall’esito scontato; ma come al solito propaganda, tifoseria imbecille e necessità di metterci sopra una bandierina finiranno per rovinare tutto…