(Tommaso Merlo) – Zelensky sputa in faccia ai politicanti europei dopo anni che incassa soldi ed armi. Invece di assumersi le sue responsabilità e levarsi dai piedi, punta il dito. Zelensky doveva arrendersi da tempo ed invece si è incaponito illuso che qualche missile o bonifico potessero ribaltare le sorti del conflitto. Ha tirato dritto anche dopo i gravi scandali di corruzione che hanno travolto la sua cerchia e la caduta delle roccaforti strategiche lungo la linea del fronte. Ha continuato a negare l’evidenza e mendicare mentre perdeva città, soldati ma anche credibilità, consenso popolare e leve negoziali. Zelensky ed i suoi soci sono stati travolti da un gioco pericoloso più grande di loro. In balia di rigurgiti nazionalisti hanno assecondato l’ipocrisia espansionistica della Nato pensando che secoli di storia a braccetto con la Russia si potessero cancellare dalla sera alla mattina, pensando che Putin accettasse basi miliari americane sull’uscio di casa e abbandonasse la popolazione russa del sud est ucraino. Miopia o malafede non si sa. Sta di fatto che Zelensky ed i suoi soci hanno sottovalutato sia la determinazione e la potenza russa, sia la mollezza e l’ipocrisia occidentale. Si erano illusi di poter trascinare europei ed americani in uno scontro diretto con Mosca perché in effetti era l’unico modo per loro di riuscire ad arginare Putin. Peccato che la Russia è una potenza nucleare e per scatenare una guerra mondiale potenzialmente atomica, ci vuole ben altro. Ai politicanti occidentali dell’Ucraina non è mai fregato nulla. Altro che sproloqui sul rispetto del diritto internazionale, della democrazia e dei diritti umani. Quello che pensano veramente le classi dirigenti occidentali, lo hanno dimostrato a Gaza. Il vero scopo della Nato in Ucraina era stringere l’accerchiamento attorno alla Russia e alimentare un conflitto a bassa intensità per favorire un cambio di regime a Mosca. Dopo un fantoccio a Kiev, ne volevano uno anche al Cremlino in modo da coronare i loro sogni da guerra fredda e rafforzarsi in vista dello scontro risolutivo col gigante cinese. E Putin lo ha capito. Ha mandato giù, ha provato a negoziare, ma trovando un muro russofobo, alla fine è stato costretto a reagire militarmente per ragioni di sicurezza considerate vitali. Una reazione controvoglia spacciata come aggressione dalla propaganda della Nato e contro agli interessi russi. Perché se la Russia era la nostra fonte energetica strategica, noi europei eravamo il loro mercato strategico. L’amicizia conveniva ad entrambi e si stava rafforzando fin dalla caduta del muro. Davvero una colpa imperdonabile quella della Nato e dei suoi inservienti politici e mediatici. Dopo decenni di sangue inutile in giro per il mondo, ci hanno trascinato in una gravissima sconfitta casalinga e non solo militare, ma anche economica e politica. Con sanzioni boomerang che hanno aggravato una crisi ormai sistemica, con miliardi sottratti a cittadini in ginocchio per una guerra inutile ed evitabile, con un abnorme riarmo che tradisce le ragioni fondanti dell’Europa e ci spinge verso una pericolosa escalation. Ma non solo. L’ alleanza atlantica si è spezzata e l’Europa è ridotta in frantumi da classi dirigenti tragicomiche. Siamo al punto di un presidente americano che minaccia invasioni e manca di rispetto ai soldati europei morti nelle guerre a vanvera scatenate dalla Nato mentre i lacchè europei balbettano frasi fatte. Almeno il ritorno di Trump doveva far capire a Zelensky che era il momento di levarsi dai piedi. Ed invece ha insistito senza pieno supporto americano a piagnucolare col cappello in mano ed arrivando perfino ad orchestrate falsi casus belli pur di trascinarci tutti in trincea. Tutto inutile. Tempo, miliardi e vite umane sprecate per ritrovarsi con gli ucraini al gelo e Putin che si sta prendendo con la forza gli ultimi brandelli di oblast. Vedremo se almeno gli sputi in faccia convinceranno gli europei che Zelensky ed i suoi soci sono il vero ostacolo ad una pace che conviene a tutti. E vedremo se l’ennesima drammatica sconfitta della Nato porterà alla nascita di una nuova Europa immune dai deliri guerrafondai ed amica della Russia.