Roger Waters parla in un’intervista al Fatto Quotidiano:  “È un mondo perfetto per i nazisti che stanno prendendo il controllo“.

Roger Waters

(ondamusicale.it) – L’ex bassista dei Pink Floyd Roger Waters afferma che i governi europei sostengono l’idea della guerra perché ciò risulta conveniente per i loro “padroni“, in particolare per le élite statunitensi, israeliane e tedesche che controllano la maggior parte dell’industria bellica. Secondo l’artista, questa spirale di spese militari porterebbe all’impoverimento dei popoli, creando un “mondo perfetto” per l’ascesa di quelle forze che lui definisce “naziste”.

Da convinto antimilitarista, Waters (classe 1943) ha esteso le sue critiche alla Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, equiparando la sua retorica sulle spese militari a quella di un “nuovo Mussolini“. “La guerra è un racket“, ha affermato il musicista, “ma non tutti si piegano a questa logica. Mi incoraggia sapere che organizzazioni come l’USB in Italia si stanno ribellando a questi ‘Mussolini’ contemporanei. Oggi, Meloni è il vostro Mussolini. Ma sono ovunque: c’è Milei in Argentina, Trump negli Stati Uniti, Starmer Farage nel Regno Unito”.

“Da Kiev a Gaza, la guerra è solo per profitto. Col riarmo i governi impoveriranno i popoli”: intervista esclusiva a Roger Waters

L’esclusiva. Il musicista: “I problemi dell’Ucraina sono stati tutti imposti dagli Stati Uniti In Palestina è ancora in atto un genocidio”

“Da Kiev a Gaza, la guerra è solo per profitto. Col riarmo i governi impoveriranno i popoli”: intervista esclusiva a Roger Waters

(Estratto dell’intervista integrale di Fabrizio Rostelli al Fatto Quotidiano) – L’antimilitarismo è un tratto distintivo delle sue opere musicali e del suo impegno politico dai tempi dei Pink Floyd. “Mother do you think they’ll drop the bomb?” (Mamma pensi sganceranno la bomba?) cantava in The Wall. Nella Fletcher Memorial Home – la casa di riposo per re, tiranni incurabili e spietati statisti ideata in The Final Cut – oggi Roger Waters troverebbe spazio per gli attuali leader europei e per i magnati delle Big Tech come Musk, Bezos e Zuckerberg. “La guerra è utile solo a fare profitti. Non dobbiamo farci schiavizzare – ammonisce Waters – anche se è questo che fa il capitalismo.

[…] Siamo già in 1984, c’è un controllo sempre maggiore, ma abbiamo ancora gli strumenti per reagire”. Il musicista e intellettuale britannico analizza il complesso quadro internazionale e sul programma di riarmo europeo la sua posizione è netta: “L’idea che i leader dell’Ue parlino di imporre una spesa militare del 5% del Pil ai cittadini per ingrandire gli eserciti e prepararsi alla guerra con la Russia è ovviamente una follia. Così come è stata una follia far saltare il Nord Stream. Quel gasdotto rappresentava la volontà dei popoli della Russia e dell’Europa di cooperare, scambiarsi gas ed energia e vivere in pace. Non gli è stato permesso perché non conveniva a un piccolo gruppo di persone estremamente ricche negli Usa e altrove. La guerra è un racket ma non tutti si piegano a questa logica e mi incoraggia l’idea che ci siano organizzazioni, come l’Usb in Italia, che si stanno ribellando a questi Mussolini, di nuovo. Meloni oggi è il vostro Mussolini. Sono ovunque: c’è Milei in Argentina, Trump negli Usa, Starmer e Farage nel Regno Unito”.

Ieri è stato annunciato il trilaterale per la pace in Ucraina. Ma quali sono i reali ostacoli?

Gli ostacoli sono il neo liberal-imperialismo e il capitalismo. I problemi politici dell’Ucraina sono tutti imposti dall’esterno, dagli Usa. Con il colpo di Stato di Maidan è scoppiata una guerra civile tra l’amministrazione di Kiev – legata all’estrema destra – e la popolazione russofona dell’Ucraina orientale. Il conflitto non si è mai fermato e gli Accordi di Minsk non sono stati rispettati perché dalla morte di soldati ucraini e russi si ricavano enormi profitti. Profitti che finiscono nelle mani dei plutocrati degli Usa, forse anche in Germania o nel Regno Unito, ma soprattutto nell’industria bellica statunitense. I colloqui tra Trump, Putin e Zelensky sono irrilevanti, sono delle marionette anche se Putin è molto più lucido e acuto. Quando Trump morirà – e sarà un buon giorno per l’umanità – un altro burattino sarà pronto a prenderne il posto: potrebbe chiamarsi Marco Rubio o JD Vance. Non conta il nome, ma il sistema: quello dei Palantir, dei Peter Thiel, di quelli che vogliono costruire uno Stato fascista globale, controllato dall’Ia, con moneta digitale, dove possono decidere di silenziare chiunque, semplicemente togliendogli tutto. Non credono nello Stato di diritto, ma solo nella legge della giungla […]

Con il Board of Peace di Trump c’è il rischio che cali l’attenzione su quello che accade in Palestina?

La Palestina siamo noi. Se non capiamo questo, non abbiamo capito niente. Tutta questa storia – colonialismo, apartheid, pulizia etnica – l’abbiamo già fatta noi europei bianchi in Nord e Sud America e in Africa. Mi accusano di essere antisemita perché di Israele ne faccio un “caso speciale”. Certo che lo critico: stanno commettendo un genocidio! Esattamente come mio padre criticava i nazisti negli anni 30 del Novecento. Questo fanno le persone con un cuore e un’anima. Israele è uno Stato disgustoso, xenofobo, segregazionista, che sta compiendo un genocidio contro le persone che vivono in quella terra, colonizzata illegalmente per tutto il XX secolo e oltre. Non ho nulla contro gli ebrei. Sono ateo: penso che tutte le religioni siano assurde. Se fossimo tutti umanisti, non avremmo bisogno di alcuna religione per sapere cosa è giusto, per avere una bussola morale: la sentiremmo dentro di noi. Ho detto che suonerò The Wall in Palestina quando sarà libera. Quando lo stato di apartheid cadrà e ci saranno uguali diritti per tutti, dal Giordano al Mediterraneo, vorrei essere ancora vivo per suonare The Wall e celebrare la libertà del popolo palestinese. Sarebbe fantastico farlo con il mio ultimo respiro.

I governi europei ci stanno preparando alla guerra?

Probabilmente sì. È conveniente per i loro padroni statunitensi che possiedono la maggior parte delle fabbriche di armi, insieme agli israeliani e ai tedeschi. Per questo sostengono volentieri l’idea della guerra. Le spese militari impoveriranno completamente i nostri popoli. È un mondo perfetto per i nazisti che stanno prendendo il controllo. Non ci sarà istruzione, né servizi sanitari, né servizi sociali, niente. La vita diventerà sempre più dura e convinceranno le persone che la colpa è degli stranieri, dei neri, delle persone che parlano arabo. Il tema dell’immigrazione è centrale e in questo senso è importante la storia della lista del Pentagono – svelata dal generale statunitense Wesley Clark – dei Paesi da colpire dopo l’11 settembre 2001. Gli Usa hanno devastato tutti quei Paesi: Iraq, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Siria. Qual è l’unico che non hanno distrutto? L’Iran. Per ora. Il Venezuela non era in quella lista, ma avrebbe potuto esserci. In passato con Guaidó organizzarono un tentativo di colpo di Stato per eliminare il governo socialista bolivariano e rubare il petrolio. Niente a che vedere con la libertà o la democrazia.

Cinquant’anni fa usciva Wish You Were Here, oggi a chi la dedicherebbe?

Non posso rispondere, vorrei solo che la gente capisse che è la mia canzone. Gilmour fece quell’introduzione, io la usai ma la canzone non ha nulla a che vedere con lui, anche se sostiene di averla scritta. Quando sento Dave cantare Wish You Were Here mi irrita un po’ perché non ha mai capito di cosa parlassero le mie canzoni. La parte più importante è: “Did you exchange, a walk-on part in the war, for a lead role in a cage?”. Descrive perfettamente me e Gilmour. Io ho accettato di essere una comparsa nella guerra, lui ha accettato un ruolo da protagonista in una gabbia. È come Starmer: può fare il premier, ma solo se vive nella gabbia e obbedisce. È un burattino, non decide nulla. Io invece ho scelto di prendere parte alla guerra, anche se solo come comparsa. È questo il senso della canzone. Melania Trump voleva usarla nel documentario sulla sua vita per il funerale della madre. Mi hanno offerto un’enorme quantità di denaro. Le ho scritto che mi dispiaceva per la sua perdita, ma che non posso essere associato a un’amministrazione che sostiene un genocidio. Mai.