La vicenda del software spia nei pc di magistrati e personale di tribunali e procure inizia ad assumere i contorni di uno scandalo.

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – La vicenda del software spia installato nei circa 40mila pc di magistrati e personale di tribunali e procure italiane inizia ad assumere i contorni di un vero e proprio scandalo. Dal quale il governo, come nel remake di un film già visto con la girandola di versioni puntualmente smentite dai fatti sul caso Almasri, sta cercando maldestramente di chiamarsi fuori. In un duello a distanza con Report, la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, che a colpi di clip – antipasto della puntata in onda domenica prossima su Rai3 – sta aggiungendo una tessera dopo l’altra al puzzle che smonta la versione e smentisce le repliche non solo del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma anche quelle offerte direttamente da Palazzo Chigi.
Ma andiamo con ordine. Mercoledì Report anticipa la notizia del software ECM, installato nel 2019 (l’allora ministro Bonafede ha detto di non esserne stato messo a conoscenza), in grado di spiare all’insaputa dell’utente gli oltre 40mila Pc in dotazione agli uffici giudiziari italiani. Ad insorgere, però, è l’attuale Guardasigilli che, ammettendone l’esistenza, precisa che il programma “non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam”. Non solo: “Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate” e in ogni caso “il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa”. Affermazioni subito smontate da Report con la testimonianza del giudice del Tribunale di Alessandria, Aldo Tirone che, “venuto a conoscenza del software dalla confidenza di un tecnico informatico”, ha chiesto di fare una prova con un esperto. Risultato: “L’interlocutore – racconta Tirone alla squadra di Ranucci – mi chiedeva se vedevo qualcosa di strano sullo schermo del mio pc. E gli ho risposto ‘no’. E lui ha replicato: ‘sappia che la sto già vedendo’…”. Quindi, a differenza di quanto sostenuto da Nordio, è possibile entrare da remoto e rovistare nell’hard disk di un magistrato senza che il legittimo titolare del Pc se ne accorga.
Ma non è tutto. Sempre mercoledì, dopo le prime clip diffuse da Report, la Presidenza del Consiglio si era chiamata fuori con una nota sostenendo che la responsabilità delle infrastrutture digitali ricade sul ministero della Giustizia. Una versione messa a dura prova ieri dal dialogo, risalente al maggio 2024 e diffuso dal programma di Ranucci, tra Giuseppe Talerico, dirigente del ministero della Giustizia, responsabile del Coordinamento Interdistrettuale dei Sistemi informatici di Milano (braccio operativo del ministero nel Nord-Ovest), e un tecnico informatico. Talerico viene spedito a Torino per occuparsi della protesta, supportata dalla Procura, proprio a seguito della scoperta della presenza del software ECM sui pc degli uffici. “Se stiamo facendo ‘sta riunione, significa che siamo in difficoltà, perché siamo ancora fermi con un aggiornamento che però ci ha chiesto la Presidenza del Consiglio dei Ministri”, spiega Talerico. Che alle obiezioni del tecnico locale ribatte: “Ma dobbiamo avere la controllabilità di ‘sti computer attraverso ‘sto ECM”.
Già nel 2024, quindi, il governo sapeva del software (installato nel 2019) e – stando all’audio di Talerico svelato da Report – ne avrebbe “chiesto” il mantenimento sui Pc dei magistrati. Un fatto di una gravità tale che ha spinto le opposizioni a chiedere che la premier Meloni e il ministro Nordio si precipitino in Parlamento per chiarire la vicenda. E sufficiente a sollevare per lo meno un interrogativo: che riforma della Giustizia ci si può aspettare da un esecutivo che agisce così?
Un padrone tira l’altro
(Di Marco Travaglio) – La cosiddetta Ue aveva appena realizzato, con una ventina d’anni di ritardo, che non è più il caso di prendere ordini dagli Usa, quando a Davos è piovuto tal Zelensky, presidente scaduto di un Paese fallito che non fa parte dell’Ue né della Nato. Che all’Ucraina non devono nulla, però la riempiono di miliardi e di armi l’una dal 2022 e l’altra dal 2014. Il signorino, dopo quattro anni di questue e diktat in giro per il mondo senza mai un grazie, ha impartito nuovi ordini ai leader del continente di mezzo miliardo di abitanti che lo tiene in vita artificialmente rovinando la propria economia e lasciandosi distruggere i gasdotti e rubare centinaia di milioni dal regime di Kiev senza fare un plissé. Poi, appena incassato dall’Ue l’ennesimo assegno di 90 miliardi di “prestito” che mai restituirà, s’è lagnato perché voleva pure i 200 miliardi di asset russi, ma purtroppo “ha vinto Putin perché ha fermato l’Europa: ora dovete agire!”. In realtà Putin non ha fermato nulla: sono stati i governi europei più allarmati dall’illegalità della rapina, cioè dal rischio di dover pure rimborsare Mosca e mandare a catafascio i propri Paesi e il sistema Euro. Poi il mitomane ha spiegato all’Ue come deve comportarsi con Trump (“si illudono che cambi: non lo farà”), ma anche con Putin: “Trump in Venezuela ha arrestato Maduro che ora è in cella a New York. Ma Putin no”.
Quindi, siccome il pirata giallo-oro ha sequestrato il presidente di uno Stato sovrano, l’Ue dovrebbe organizzare un raid sul Cremlino, rapire Putin e rinchiuderlo nel carcere di Bruxelles o di Kiev per far contento lui. Che naturalmente sta “negoziando nella massima onestà per far finire la guerra”: vuole solo far rapire il nemico. Se no? Gli toccherà ripeterci che “l’Ue con Putin non ha volontà politica” (si è solo suicidata per sostituire il gas russo con quello Usa a prezzi quadrupli): “L’anno scorso qui a Davos ho concluso il mio discorso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno, nulla è cambiato e devo ripetere le stesse parole, come nel Giorno della marmotta”. Povera stella. Infine ha annunciato che oggi ad Abu Dhabi inizierà il trilaterale Usa-Russia-Ucraina, ovviamente senza l’Ue. In un mondo normale qualcuno si sarebbe alzato per dirgliene quattro: “Ma come ti permetti? Noi, per quanto scalcagnate, siamo 27 democrazie. Non mettiamo fuorilegge i partiti di opposizione e non andiamo in giro a fare attentati e omicidi come si usa dalle tue parti. Alla nostra difesa badiamo noi senza bisogno dei tuoi consigli. Tu piuttosto ringrazia che esistiamo, sennò non avresti neppure la benzina per venire a Davos”. Ma non s’è alzato nessuno. È l’evoluzione della specie. Anziché da Trump, prendiamo ordini da Zelensky: sì buana.
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e Rutte l’ha chiamato PAPI
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in che mani? le mani di cosa “loro”
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Questo è il comportamento di uno che viene aiutato.
Adesso, con un piccolissimo sforzo di immaginazione, credo sia possibile arrivare a capire quale sia il grado di penetrazione del nostro fedele alleato che ha le tende nel paese (e in €uropa) da ottant’anni. Se pigliamo pesci in faccia da chi soccorriamo, cosa potrà mai fare una nazione occupante che “aiuta” noi?
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