Pc dei magistrati spiati? Nordio nega e accusa Report. L’esperto: «Quei software possono fare tutto». Un programma stile trojan sarebbe stato installato su 40mila computer di magistrati. Il caso sollevato dai pm di Torino. Ranucci: «Il ministero dalla Giustizia sapeva e Chigi ha silenziato». Il guardasigilli: «Fake news». Ira delle opposizioni

(Enrica Riera – editorialedomani.it) – «Software di questo tipo possono essere utilizzati come dei veri e propri trojan. Se programmati in maniera silente, agiscono in maniera automatica e senza alcuna interazione con l’utente», spiega a Domani il tecnico informatico di una delle maggiori ditte di intercettazioni che opera in Italia e che preferisce mantenere l’anonimato, proprio per la delicatezza del ruolo che ricopre.
«Si tratta di strumenti leciti e legittimi, utilizzati per i sistemi informatici dei supermercati e dei centri commerciali. Cosa possono fare? In sintesi, tutto: capire quali documenti hai modificato, scaricarli, anche distruggerli e cancellarli per sempre».
Il servizio giornalistico firmato da Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale, in onda durante la prossima puntata di Report su Raitre, dimostrerebbe proprio questo: il programma informatico Ecm/Sccm, prodotto di Microsoft per gestire in modo centralizzato i dispositivi digitali, è stato installato su circa 40mila computer.
Il contratto del 2019 tra il dipartimento per l’Innovazione tecnologica della giustizia del ministero di via Arenula e la multinazionale del settore informatico avrebbe dunque messo a rischio procure e tribunali, magistrati e giudici che potrebbero essere stati spiati senza accorgersene, grazie al software capace di non lasciare tracce.

L’attacco di Nordio
«Accuse surreali, nessun Grande fratello come ha detto una delle pattumiere delle fake news. Sigfrido Ranucci ha certamente un fine: suscitare allarme sociale per orientare l’opinione pubblica», ribatte il Guardasigilli Carlo Nordio subito dopo l’anticipazione della notizia.
«L’infrastruttura usata negli uffici giudiziari dal 2019 non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam. Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate. In ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe avvenire a sua insaputa. Ogni intervento sarebbe comunque tracciato nei sistemi», dice ancora Nordio attraverso una nota.
Nota che, in base a quanto appreso, sarebbe molto simile alla risposta che il ministero, due anni fa, aveva dato alla procura di Torino, che a sua volta aveva sollevato il caso davanti ai dirigenti di via Arenula. All’epoca nulla sarebbe stato fatto. Anzi. Secondo le testimonianze raccolte da Report, nel 2024 l’ordine di mettere a tacere la questione sarebbe arrivato da palazzo Chigi. Di certo dopo le interlocuzioni tra la procura di Torino e il dipartimento per l’Innovazione tecnologica della giustizia, l’allora dirigente ministeriale aveva lasciato il suo incarico. Era ottobre 2024.

Appalti e subappalti
Nel servizio della prossima domenica c’è anche la testimonianza del giudice di Alessandria Aldo Tirone che, venuto a conoscenza del software, ha chiesto a un tecnico di fare un esperimento. L’ultimo, dello scorso dicembre, avrebbe dimostrato che Ecm può entrare nei pc dei magistrati senza che questi ultimi se ne accorgano. Una “prova” che dimostrerebbe come qualsiasi tecnico con il ruolo di amministratore di sistema potrebbe configurare a suo piacimento il programma.
«L’amministratore di sistema – spiega ancora l’esperto informatico a Domani – è un interno del dipartimento per l’Innovazione tecnologica della giustizia. È lui ad avere l’accesso al tool per poter inviare aggiornamenti. Attività che a volte può essere appaltata o subappaltata a qualche ditta». Di conseguenza, gli scenari che si aprono sono diversi: chi è stato effettivamente spiato?
Domande che si pongono le opposizioni. Dal Pd, passando per l’M5s, fino ad Avs. «Dopo lo scandalo Paragon e i giornalisti spiati, ora tocca ai magistrati? È un salto di qualità gravissimo, da democrazia illiberale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni venga in Parlamento a spiegare. La giustizia non può essere sorvegliata dal potere esecutivo: l’inizio del governo degli spioni», dice il deputato Angelo Bonelli. Gli fa eco la dem Debora Serracchiani a sua volta attaccata dal ministro.
A intervenire, alla fine, è lo stesso Ranucci, attaccato dal centrodestra dopo il caso Bellavia e quello sul Garante della Privacy. Ora sulla nuova denuncia verte anche l’interrogazione del deputato meloniano Emanuele Pozzolo. «Il ministro Nordio – dice Ranucci – ha negato che si possa fare l’aggiornamento dei sistemi senza autorizzazione, noi lo smentiamo con i dati. Delle due l’una – conclude – o il ministro non lo sa, o non dice la verità: in entrambi i casi è una cosa grave».
Una vicenda su cui il Csm potrebbe aprire una pratica. E su cui in tanti attendono risposte: il dipartimento coinvolto del ministero della Giustizia è quello deputato alla realizzazione dell’archivio digitale degli atti giudiziari. Dipartimento che ha rinnovato le licenze Microsoft Enterprise Agreement, l’azienda che, contattata da Report, avrebbe confermato quanto lamentato dai tecnici di Torino.
In che mani siamo. Poveri noi!
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A questi livelli è ossessione del controllo
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