
(Paolo Arigotti – lafionda.org) – Lo scoppio della Seconda guerra mondiale, scatenato secondo le tesi storiografiche più accreditate (non le sole) dall’invasione della Polonia da parte del Terzo Reich, vide l’Iran dichiarare la propria neutralità.
Per quanto si trattasse di una scelta comprensibile, per una nazione che aveva riconquistato la propria piena sovranità dopo la fine della Grande guerra, la collocazione strategica e le immense risorse naturali – ora come allora – rendevano quasi impossibile la conservazione di tale status.
In quel delicato momento storico sul trono del pavone sedeva Reza Shah Pahlavi; giunto al potere grazie a un colpo di stato militare nel 1921, nel 1925 si era proclamato Scià dopo aver deposto l’ultimo sovrano della dinastia Qajar; ex ufficiale della Brigata dei Cosacchi Persiani, si ritiene che il golpe che lo condusse al potere fosse stato favorito dagli inglesi, timorosi di interferenze da parte sovietica.
Il nuovo sovrano si fece artefice di un programma di riforme radicali, dalla creazione di un’importante rete infrastrutturale e ferroviaria, alla riforma dell’amministrazione civile e militare, con l’obiettivo di modernizzare le forze armate e dare vita a un ordinamento burocratico fortemente centralizzato. Nonostante il possibile sostegno inglese, per attuare queste ambiziose riforme il sovrano di avvalse sempre di più di collaboratori tedeschi, preferiti a britannici e sovietici, che temeva per i pregressi tentativi di ingerenza nella vita politica ed economica dell’Iran (nel caso dell’URSS il timore era anche politico ideologico).
Quando nel giugno del 1941 Hitler scatenò l’Operazione Barbarossa contro l’URSS, la presenza di centinaia di funzionari del Reich nel territorio iraniano non poté che acutizzare le preoccupazioni e i sospetti degli alleati, per quanto non ci siano prove di simpatie in senso ideologico del monarca per la Germania nazista (la collaborazione fu di ordine pragmatico); ad ogni modo, il 25 agosto del 1941 inglesi e sovietici, ritrovatisi sullo stesso fronte in contrapposizione ai tedeschi, decisero di mettere in atto la cosiddetta Operazione Countenance, in pratica l’occupazione pressoché integrale del territorio iraniano. Gli scopi della sortita erano fondamentalmente due: da un lato garantirsi il controllo e lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, indispensabili per supportare lo sforzo bellico britannico, e dall’altro aprire ai sovietici il cosiddetto “Corridoio Persiano”, funzionale ai rifornimenti dell’URSS attraverso il Golfo Persico.
Poche settimane dopo, il 16 settembre 1941, Reza fu costretto ad abdicare in favore del figlio allora ventiduenne, Mohammad Reza Pahlavi. Il sovrano deposto venne portato in Sudafrica, dove morì nel 1944.
Il nuovo Scià venne ritenuto, a torto, una figura meno autoritaria del padre – aveva studiato in Svizzera e parlava inglese e francese – e si sarebbe mostrato nel tempo, specie dopo il golpe del 1953 contro il primo ministro Mossadeq, sempre più tirannico, dando vita a un corpo di polizia politica – la famigerata Savak – responsabile di crimini di ogni genere contro gli oppositori del regime autocratico instaurato dal sovrano dittatore.
A ogni modo, l’obiettivo dell’invasione del 1941 sortì gli effetti attesi, visto che l’apertura del Corridoio persiano consentì il transito non solo delle risorse petrolifere, ma anche di armamenti, mezzi di trasporto, forniture alimentari e materiali industriali, proveniente dagli Stati Uniti in favore dell’URSS, in attuazione del Lend Lease act, esteso ai sovietici dopo l’ingresso in guerra contro la Germania: circa un terzo degli aiuti complessivi transitò grazie a questo canale, ausili che si sarebbero rivelati determinati nella resistenza contro l’invasore nazista e nelle sorti della decisiva battaglia di Stalingrado.
E fu proprio nella capitale iraniana che, nel mese di novembre del 1943, si svolse la prima conferenza tra i leader delle nazioni alleate, Roosevelt, Churchill e Stalin; la scelta cadde su Teheran, da cui l’incontro prese il nome, in quanto ritenuta sicura perché sotto il controllo anglo sovietico e perché la posizione vicina al fronte orientale consentiva al leader sovietico di non allontanarsi troppo dal teatro bellico. In tale occasione, dietro insistenza di Stalin, gli alleati diedero luce verde all’apertura del secondo fronte in Europa occidentale, funzionale sia ad alleggerire il peso sull’Armata rossa, che ad accelerare la sconfitta dell’Asse.
L’Iran sarebbe uscito dalla guerra come una nazione occupata, cessata formalmente circa un anno dopo, dopodiché conservò un ruolo centrale per gli equilibri mediorientali e negli approvvigionamenti energetici, posizione che avrebbe conservato – tranne la breve parentesi di Mossadeq – sino alla rivoluzione del 1979.
Quel che è certo è che la storia, anche quella meno recente, restituisce il quadro di una nazione millenaria che ha suscitato appetiti vari, collegati alle immense risorse naturali e alla collocazione strategica. E ora come allora, a farne le spese è il suo popolo.
Referendum: Barbero vota no, gli ultras del Sì lo linciano
Il professore dice la verità sui pericoli della separazione delle carriere e viene lapidato: “È un influencer”, “Deve parlare solo di Storia”
(di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – All’alba del 2026, a un paio di mesi dal referendum sulla separazione delle carriere, abbiamo scoperto che uno storico, intellettuale e divulgatore tra i più apprezzati e popolari, farebbe meglio a non esprimere giudizi su tutto ciò che non è storia medievale. Da un paio di giorni, infatti, Alessandro Barbero è alle prese con un linciaggio mediatico e politico provocato dall’annuncio che voterà No al referendum di marzo: il ministro Carlo Nordio definisce “eccentriche” le sue posizioni, il Foglio gli dedica ben tre articoli, Il Giornale lo paragona a “un influencer”, Antonio Di Pietro lo accusa di “non aver letto la riforma”, l’ex parlamentare Pd Stefano Esposito (che non risulta essere un costituzionalista) sghignazza perché “Barbero è un maestro a raccontare il Medioevo, ma quando si avventura nei tecnicismi del diritto costituzionale sembra usare una lente leggermente appannata”. Nell’attesa che gli indignati realizzino che il referendum sarà a suffragio universale e (anche a loro beneficio) non riservato soltanto a giuristi, occorre però analizzare cosa aveva detto Barbero di così sconvolgente.
Status quo. Barbero parte da una premessa: “Il referendum non è sulla separazione delle carriere. La separazione di fatto c’è già. Già adesso il magistrato che prende servizio decide in quale dei due ruoli lavorare e può cambiare una sola volta. E pochissimi lo fanno”. Come noto, da anni la tendenza è quella descritta da Barbero, coi passaggi da una carriera all’altra stimabili intorno all’1 per cento.
Il Csm. Tolta dal tavolo l’argomentazione che il governo abbia fatto tanta fatica solo per consolidare lo status quo, Barbero afferma che “al centro della riforma c’è la distruzione del Csm così come era stato voluto dall’Assemblea Costituente”. Lo storico ricorda che “sotto il regime fascista era la politica che sorvegliava la magistratura e nel caso la sanzionava”. Ergo, “i Padri costituenti vedevano benissimo che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia”. Oggi “nel Csm c’è la garanzia che la magistratura sia in contatto col potere politico, ascolti le ragioni del governo, ma sia libera nelle sue scelte”. Cronaca. Ma il Sì contesta a Barbero che la riforma salva l’articolo 104 della Costituzione quando definisce la magistratura come “un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Certo: il problema è creare le condizioni affinché la Costituzione sia rispettata.
Il giudizio. E si arriva al perché la riforma peggiorerebbe questo sistema: “La riforma indebolisce il Csm. Intanto perché prevede che sia sdoppiato, uno per i giudici e l’altro per i pm, e che al di sopra ci sia un altro organo disciplinare”. E poi “la riforma prevede che in tutti questi organi i membri togati siano tirati a sorte. La giustificazione di questa misura pazzesca è che la magistratura è politicizzata, cosa considerata orribile, e che, quando vota, la magistratura elegge i rappresentanti delle sue diverse correnti”. Difficile capire cos’abbia fatto saltare sulla sedia i sostenitori del No, al netto di opinioni magari criticabili da chi la pensa diversamente, ma non etichettabili come fake news. Anche perché le decisioni dell’Alta Corte non si potranno appellare in Cassazione, come oggi accade per le condanne del Csm, ma sarà possibile soltanto rivolgersi un’altra volta all’Alta Corte per un secondo giudizio. Una garanzia in meno, rispetto alla terzietà della Cassazione.
La politica. L’obiezione successiva riguarda la politica: “A me sembra che tre organismi dove i membri togati sono tirati a sorte mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, saranno organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore, dove il governo potrà di nuovo, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. Il Sì replica che anche i componenti laici saranno estratti a sorte. Vedremo i decreti attuativi, ma è probabile che il Parlamento stili un “listino” di nomi graditi da cui pescare. Dunque i togati saranno a sorte mentre i laici sapranno benissimo a chi rispondere.
Di fronte ai ragionamenti di Barbero, i fact checking del Sì gridano che la riforma non prevede che il governo controlli la magistratura. Va da sé che nessun governo desideroso di controllare la magistratura lo scriverebbe esplicitamente in una riforma, e che quello di Barbero fosse un ragionamento basato su causa ed effetto, vista la forza che avrà la politica (non il governo in maniera diretta, ma il Parlamento) nei nuovi organismi. E poi, con il nuovo impianto sarà più facile per la destra accrescere il proprio controllo sui pm, per esempio stabilendo in Parlamento le priorità dei reati da perseguire. Perciò nel dubbio meglio linciare: non sia mai che altri prendano esempio da Barbero e si rendano ottimi testimonial per il No.
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Professor Barabero lo ha capito che non bisogna parlare della schiforma?
Altrimenti vince il NO”!
Azz.. sono ordini impartiti a tutti i livelli dell’informazione Rai compresa.
Ha notato pòer caso qualche dibattito in Rai? Nooo vero …ecco appunto!
Cosa vuole che ne capiscano gli italiani con una media cultura della schiforma.
L’imporate che passi il SI per avere una Giustizia ,più giusta e più celere… hahahhahha.-…. poveri italiani presi pure per il cubo dallo strumento che pure pagano: la TV !
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perchè infosannio posta articoli random, do cojo cojo, commentando articoli che non c’entrano nulla?
qui si parla di Iran e sotto ci sono i post che parlano di barbero, è il caos
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Non li posta Infosannio, ma i suoi lettori che per farci una cortesia postano come commenti articoli che vogliono portare all’attenzione di altri lettori, come avviene tutti i giorni con l’editoriale di Travaglio. Io da parte mia li ringrazio anche se fatto in off topic.
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Giusto ed esatto!
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leon25 è un lettore?
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Magari è dello staff infosannio, visto l’uso del logo Infosannio come foto profilo, tuttavia la pubblicazione è riconducibile al commento da lettore, diversamente avrebbe avuto un titolo ed una foto di copertina come gli articoli consueti.
Non capisco in ogni caso la polemica: è completamente gratuito senza abbonamento e pubblicità e pretendi pure…..boh!
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polemica? sto chiedendo e non pretendo nulla, prendi una camomilla
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Non è vero, il tuo tono era assolutamente pretenzioso. Prenditi una grappa Bocchino.
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ma vai a cagare, va
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Caro lettore, sono calmissimo a differenza Tua del primo post in cui chiedevi ad Infosannio di restare in tema….
Cordiali saluti
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esatto, stavo chiedendo, è proibito?
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Ha perfettamente ragione unkle. È un delirio. Non vedo poi come possa essere uno della redazione di Infosannio. Cioè, scelgo in articolo (l’Iran) e poi subito dopo lo boicotto pubblicandone in altro (Barbero). Ho già chiesto in un altro post di stoppare leon25. Tranne per gli editoriali di MT.
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ma infatti io avevo chiesto di dare un senso logico a questo spazio, da un po di tempo, da quando non postano più gli editoriali di travaglio, è successo qualcosa nella redazione di infosannio e le notizie vengono postate un po alla membro di segugio, quindi logica vorrebbe che se c’è un articolo postato da infosannio per esempio sull’iran, sotto si dovrebbero postare notizie commenti o altri articoli che parlano dell’iran, se uno vuole postare un articolo di barbero lo dovrebbe mettere sotto l’articolo di barbero postato da infosannio, poi se sono tutti impazziti e fanno tutti come gli pare, io la notte dormo comunque tranquillo eh, 😉
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Ripeto: d’accordissimo con te
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