(di MICHELE SERRA – repubblica.it) – La lettera di Trump al presidente della Norvegia non sarebbe stata concepibile nemmeno dal più geniale sceneggiatore di film comici di tutti i tempi. Per dire: neanche Mel Brooks, neanche Monty Python. È un capolavoro di nonsense, una parodia feroce (quanto involontaria) della megalomania del potere, un esercizio di scuola sulla instabilità psichica che si attribuisce ai dittatori.

Partiamo dalla forma: lamentarsi con il presidente della Norvegia per non avere ricevuto il Nobel per la Pace è come protestare con la Casa Bianca perché il proprio film non ha vinto l’Oscar. La Norvegia in quanto Stato c’entra zero con il comitato indipendente, e di composizione internazionale, che assegna i Nobel. Passando poi al contenuto, spero che abbia già fatto il giro del mondo per quanto è esilarante: siccome non mi avete dato il Nobel per la pace — dice quasi esplicitamente Trump, ma alla persona sbagliata — allora non potete pretendere che io non invada la Groenlandia. Alla stessa stregua, gli scienziati non premiati dal Nobel potrebbero dire, per ripicca: siccome non mi avete dato il Nobel per la fisica, allora mi rimangio tutti i miei studi e vi dico che l’atomo non esiste e la materia è fatta di marzapane.

Viene perfino il sospetto che Norvegia e Danimarca, nella mente rudimentale dell’attuale presidente degli Stati Uniti, in questo democraticamente simile a quella di molti suoi elettori, siano su per giù la stessa cosa: paesi molto freddi del Nord Europa, tutta roba che con la Groenlandia c’entra sicuramente.

So bene che cosa state pensando: il momento è gravissimo, cosa c’è da ridere? Che una persona di zero cultura e di smisurata prepotenza sia il padrone del mondo, dovremmo considerarla una cosa buffa? La risposta è sì. Il fatto che un buffone possa mettere in ginocchio il mondo non significa che non sia un buffone.